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Conversazione con il Signore sul denaro

 

Signore, ti prego, fammi vincere dei soldi, molti soldi a una qualsiasi lotteria.
Lo sai non li voglio per me, ma vorrei fare del bene alle persone che mi circondano, aiutarle nelle loro difficoltà economiche, risolvere delle situazioni anche molto difficili.
Quando faccio questi pensieri mi sento generosa, altruista e buona, mi sento bene e sono contenta, perché è molto bello essere generosi e aiutare gli altri spendendo soldi che non si hanno, perché i soldi che possiedo realmente quelli che sono i miei soldi, quelli me li tengo ben stretti.
Non è mancanza di generosità ma vedi Signore, sono un po’ di soldini racimolati lira per lira prima e euro per euro dopo, che io mi tengo ben stretti non per egoismo ma per necessità: mi servono per pagare le tasse.
Ici, imu, tarsu, tares, iva, irpef, irap, tassa sull’ombra.
Non le devo pagare tutte, ma hanno nomi cosi affascinanti che non vorrei che tu ti perdessi la loro conoscenza, perché è probabile che tu non conosca tutte queste parole perché ai tuoi tempi non esistevano e oggi la maggior parte di ciò che tu possiedi su questa terra è esentasse, ma io non lo sono.
Se tu mi fai vincere molti soldi posso pagare tutte queste tasse con gioia.
Magari posso tenere per me una piccola parte dei soldi che mi fai vincere, solo il tanto che può servirmi per avere qualche piccolissima comodità in più.
Tanto i poveri sono talmente tanti che è quasi inutile cercare di salvarli.
Non ho grandi pretese, ma mi piacerebbe avere una macchina, una bella macchina, lo so che non so guidare, ma assumerei anche un autista.
Sarebbe proprio bello avere un’auto blu con autista che mi aspetta sotto casa a qualunque ora del giorno e, se ho bisogno, anche della notte.
Potrei così superare tutte le limitazioni di movimento che ho da qualche tempo.
Sarebbe molto bello, non proprio da poveri, ma molto bello.
Mi piacerebbe anche avere una persona che si occupasse della casa a tempo pieno, una specie di cuoca-governante.
Così avrei due dipendenti: l’autista e la cuoca-governante.
Certamente io non potrei gestire il personale, quindi mi affiderei a un commercialista, ma per mantenere i rapporti con il commercialista, avrei bisogno di un segretario, tanto i soldi ci sono.
Signore ti prego, non iniziare a guardarmi male, sono posti di lavoro, e con le assunzioni ho quasi terminato, perché arrivati a questo punto devo avere anche un portaborse. Lo so bene che non sono un politico, ma quando esco con l’autista e la cuoca-governante ho bisogno di qualcuno che porti le borse di spiccioli da distribuire ai poveri, perché i poveri è tutta la vita che vivono di spiccioli, e non mi sembra giusto turbare le loro abitudini con biglietti di carta, che magari nemmeno conoscono.
Con l’aumentato benessere di casa mia avrei un maggior numero di amici, perché è risaputo che se hai molti soldi hai anche molti amici.
Signore hai uno sguardo strano, uno sguardo preoccupante, come a dire: bada che io ti accontento davvero, poi lo vedi.
Voglio farti una domanda: se nella nuova vita non mi trovo bene, posso tornare indietro? Nooo!!! Allora prima di accontentarmi aspetta che faccio una valutazione di ciò che ho e che potrei perdere.
La macchina con l’autista, be’ a ben pensarci io ce l’ho già, mio fratello che arriva sotto casa con la sua pandina grigia che ha più di 250.000 km, e ogni volta che gli chiedo perché non ne compra una nuova mi risponde che il motore è garantito per 350.000 km, e ribadisce “il motore”, io allora penso e le portiere? Non è che sono garantite per 300.000 e le perdiamo quando siamo in viaggio? Poi inizia a fare gli elogi della sua macchinetta, di quanto cammina bene e quanto consuma poco. E io penso a quanto sono stati utili per me questa Panda e il suo autista nel momento del bisogno, sempre pronti ad arrivare da me in qualunque momento.
Mio fratello mi fa anche da commercialista e da segretario, quindi ho già bisogno di tre persone in meno, senza spendere un centesimo di stipendio.
E la cuoca-governante? In effetti la mia casa è un po’ disordinata e io avrei bisogno di un aiuto quotidiano, più che una persona che fa le pulizie una volta alla settimana.
Ma come faccio a non ricordare il mio amichetto che guardandosi intorno ha urlato felice “che bella questa casa mi piace troppo, mi piace per il disordine!”, poi pensando che non fosse un grande complimento ha aggiunto “mi piace anche perché è tecnologica”.
A me invece l’elogio del disordine è piaciuto molto, perché anche il disordine ha un suo fascino, sa di casa vissuta.
Tutti i miei giovanissimi amici considerano la mia casa “magica” proprio perché è strapiena di cose, piena di quelle cose che le governanti ti fanno togliere dalla circolazione appena arrivano a casa tua, te le fanno togliere perché giorno dopo giorno le padrone diventano loro, tu diventi un ospite e loro le padrone di casa tua.
E la magia della mia casa? Persa! E le persone che amano la sua magia? Perse!
Una governante per me sarebbe la rovina, meglio tenermi la collaborazione di sorelle, cognate, amici, tutte persone che cucinano molto bene, e oltretutto mie sorelle sanno che devono muoversi in casa mia rispettando il suo magico disordine.
E tutti i nuovi amici acquistati dopo la grande vincita?
Ma sono veri amici quelli si avvicinano per interesse?
Veri amici sono quelli che ho oggi, quelli che non si sono allontanati nel momento del bisogno, quelli che quando arrivano a casa mia la prima cosa che cercano è il sacchetto dell’immondezza da buttare, quelli che mi chiedono la ricetta delle patate lesse, perché buone come le faccio io non le fa nessuno, e io rido perché non conosco la ricetta, le lesso e basta, allora ho preso l’abitudine di rispondere che il segreto per cucinare bene le cose consiste nel cucinare con amore; amicizia vera è quella di chi ogni volta che viene a trovarmi mi ripete che il problema non è riuscire a venire ma riuscire ad andar via.
Risolto anche il problema degli amici, mi rimane il problema del portaborse, ma non ho più bisogno nemmeno del portaborse, perché basta un porta-borsellino e per questo ruolo faccio un’assunzione importante: assumo me stessa. E quando esco con il mio borsellino posso aiutare i miei poveri preferiti: i suonatori di strada, bravi o stonati che siano ci offrono un po’ di musica in cambio di ciò che chiedono.
Potrei continuare a fare l’inventario delle cose che ho, ma penso mi basti questo per capire che non ho bisogno di soldi per star bene, anzi, mi spaventa pensare che ho rischiato di perdere tutto il bello della mia vita per l’ingordigia dei soldi.
Signore, facciamo una cosa, io ti lascio i soldi delle lotterie, tu li spendi meglio che puoi, e a me mi lasci vivere tranquillamente la mia vita fatta di piccole cose.

Angela Maria