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Sermone di Giovanni Arcidiacono del 26 maggio 2013


 

Giovanni 13:34-35
34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».
 
Giovanni 15: 12-17
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. 13 Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. 14 Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. 15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. 16 Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. 17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

 

Care sorelle e cari fratelli,
Domenica scorsa abbiamo celebrato nelle nostre chiese la Pentecoste e in diverse comunità battiste si sono avuti, per l'occasione , nuove decisioni , nuove testimonianze di fede attraverso il battesimo.   So che anche qui , nella chiesa di Cagliari , si sono battezzati quattro credenti . Tutto questo è bello e appartiene alla bellezza di Dio e al suo Amore per noi .
Possiamo anche affermare che la domenica di Pentecoste è per noi battisti tre volte festa:

  • Celebriamo il giorno del Signore;
  • celebriamo lo Spirito Santo , il Consolatore , lo Spirito di verità, che Dio ci ha donato .
  • festeggiamo le decisioni battesimali , celebrando Gesù Cristo quale Signore delle nostre vite e Signore della Chiesa Universale. 

 
Lo Spirito Santo è stato definito dall’esegeta Wiliam Willimon come “il motore che spinge la chiesa nel mondo” (1)
Senza lo Spirito Santo la Chiesa non è in grado di evangelizzare il mondo , di adempiere, cioè, alla sua missione:  “ Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate…” ( Matteo 28: 19-20) .  
I cinque verbi che caratterizzano la missione della chiesa nel mondo : Andare, fare discepoli, battezzare, insegnare e  osservare hanno costituito il paradigma entro cui , in particolare, la missione battista in Italia  ha sperimentato fin dal suo inizio , da un lato le insidie , le minacce e le persecuzioni  del mondo , dall'altro l'Amore di Dio che ha preservato fino ad oggi le nostre piccole e deboli chiese. Certo  é costato molto: alcune chiese , che erano state campo di missione dalla fine dell'800 hanno resistito fino agli anni 50;  altre , falcidiate dall'emigrazione  nel corso del XX secolo,  si sono  poi spente, e  oggi non ci sono più . Ma grazie a Dio , qui  a Cagliari, come in tante altre  città o paesi d'Italia siamo ancora qui!
Nell'anno in cui celebriamo i 150 di presenza  battista in Italia abbiamo bisogno non solo di  conoscere il nostro passato , la nostra storia,  per imparare da essa  gli insegnamenti che le generazioni passate ci hanno consegnato , ma abbiamo oggi un grande bisogno anche  di imparare di nuovo  con umiltà a vivere “la grammatica” della missione , in tutte le sue azioni , dall'andare all'obbedire, e con il coraggio che viene dal Signore, perché Egli ha vinto il mondo . “ Nel mondo avrete tribolazione ; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” .( Giovanni 16: 33) .
Vivere la grammatica della missione , significa vivere , anzitutto,  la novità del comandamento del Signore in tutte le sue implicazioni : “ Io vi do un nuovo comandamento : che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni  gli atri . Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni  per gli altri” ( Giovanni 13:34-35) 
In che cosa questo comandamento è nuovo per i discepoli di Gesù?
 In fondo il comandamento dell'amore era già noto ai 12 e agli altri suoi discepoli: “ Ama il prossimo tuo come te stesso”; “Ama lo straniero” , sono comandamenti che il popolo israelita conosceva già. Dio stesso aveva  manifestato il suo Amore  , anzitutto, nell’alleanza con il popolo d’Israele dove il comandamento più grande è appunto quello dell’amore: “ Ascolta Israele: Il Signore è il nostro Dio , unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio , con tutto il cuore, con tutta l’anima tua  e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do,  ti siano fissi nel cuore “ ( Deuteronomio 6, 4-6)  . Perché Gesù parla di un nuovo comandamento?

 

La novità   del comandamento la si può cogliere almeno rispetto a tre caratteri fondamentali:

  1. L'Amore di Dio;
  2. L' Amicizia di Gesù;
  3. L'amore reciproco
  1. Amore di Dio -

Nello Spirito Santo non è presente uno qualunque tra i tanti spiriti buoni e cattivi, quanto Dio stesso, il Creatore, Colui che dà la vita ; nello Spirito Santo è presente Dio stesso, Colui che “ …ha tanto amato il mondo da dare il suo Unigenito Figlio affinché chiunque crede in lui non perisca , ma abbia vita eterna” ( Giovanni 3:16)  .
E’ da questo Amore, dall’Amore di Dio che dobbiamo ripartire , facendoci vincere da esso,  sapendo che lo Spirito Santo ci libera non soltanto dalle gravi difficoltà, dalla paure e dalle divisioni , interne o esterne, ma fonda anche una comunione creativa nella diversità di uomini e donne che in Cristo sperimentano la libertà e la  comunione fraterna e sorerna , “ ….rimanendo saldi , senza lasciarsi porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù “ ( Galati 5: 1).  Farci vincere dall’Amore di Dio vuol dire , allora, renderci disponibili a essere interrotti  , in particolare, nelle modalità delle nostre esistenze , ma anche e soprattutto, nel nostro modo di essere chiesa , lasciandoci interpellare da  Dio.
 E questo è tanto più urgente quanto più oggi il mondo in cui viviamo tende inesorabilmente a intrappolarci , proponendoci  un mondo più comodo , più sicuro , con meno problemi, un mondo in cui la  stessa  sofferenza è percepita come se fosse un  reato . Un mondo in cui le relazioni umane possono essere interrotte con un clic , senza impegni  di lungo periodo , senza obblighi ; un mondo  in cui anche i diritti acquisiti , attraverso  durissime lotte e resistenze sociali , vengono sempre vippiù meno , come quello al lavoro;  un mondo in cui le relazioni umane   si basano solo sulla soddisfazione corrente. Un mondo in cui si compra l’ultima versione dell’iPhone e domani lo getti perché è stata superata da un nuovo iPhone con più funzioni  . Oggi , come ci ha spiegato molto bene  Zygmunt Bauman (2), le relazioni umane sono commercializzate, attraversate , cioè, dallo stesso spirito che lega il consumatore con l’oggetto comprato in un negozio. Un mondo all’insegna dell’usa  e getta! Relazioni, quindi,  in cui tutto è inaffidabile . Questo , oggi, è anche  il mondo che Dio ha tanto amato , e questo è il mondo a cui i discepoli sono chiamati ad annunciare l’evangelo della Grazia. Questo annuncio implica , l'andare nel mondo a evangelizzare, fare discepoli battezzandoli , insegnare e obbedire ai comandamenti del Signore.
 Ma questo annuncio accade nella Fede, nella Speranza  e , soprattutto nell’Amore.

  1. Amicizia di Gesù -

 L’Amore di Dio implica una radicale presa di distanza da se stessi, prendendo sul serio la parola di Gesù: chi perde la sua vita , la guadagnerà.  Qui sta tutta la serietà dell’Amore di Dio.  Chi perde il proprio cuore, giunge vicino alla morte ,  perché l’Amore di Dio sconvolge l’equilibrio di vita e di morte, ponendo la morte al servizio di una nuova vita . Ecco perché Gesù da ai suoi discepoli un nuovo comandamento : fino ad allora il comandamento dell'amore del prossimo non aveva messo in discussione la perdita del proprio cuore fino alla morte per gli altri . L’amore di Dio è messo in relazione con l’unità  all’interno della comunità cristiana , che include la chiamata a prestare la massima attenzione a quei fratelli che hanno bisogno di assistenza e di aiuto, in secondo luogo, con l’esempio, da parte di Gesù, del sacrificio di sé per i suoi amici .
E lo stesso Gesù , che nell’ambito dei discorsi del commiato,  ci offre una sorprendente  descrizione della relazione d’amore che deve sussistere tra  Gesù e i suoi discepoli.  Egli , infatti,  si presenta ai suoi discepoli come amico ( Giovanni : 15:13-15) e li chiama alla nuova vita dell’amicizia  e lo fa preannunciando la sua morte :” Nessuno ha amore più grande di  questo: dare la propria vita per i propri amici. Voi siete miei amici se farete ciò che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il signore; ma  vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio….”.

 

E' più interessante, è più importante avere un amico che un amante“. Parola di Alda Merini, scomparsa nel 2009, che delle tempeste del cuore e della vita ne sapeva qualcosa. Tuttavia oggi siamo abituati a percepire diversi modi di essere amici a tal punto che la stessa parola Amico appartiene a quelle parole malate, come ad esempio “salvezza” , parola molto abusata nel linguaggio calcistico,  che  hanno quasi perso  il loro senso. 
Esiste , infatti, una graduazione dell'amicizia che va da quella di ruolo a quella della solidarietà collettiva, da quella tra conoscenti a quella della simpatia ; tutte forme di amicizia che distinguiamo dalla vera amicizia , quella strettamente personale.
Secondo Alberoni (3), in particolare, l'amicizia dalla solidarietà caratterizzerebbe quella propria all'interno delle collettività , tra cui le chiese .  In questo  senso, amici sono tutti coloro che stanno dalla nostra parte. Da un lato gli amici, dall'altro i nemici. In un certo senso , la storia della chiesa con le sue guerre di religione o con le sue divisioni interne  da ragione a questa concezione dell'amicizia all'interno delle chiese.
Ma di quale amicizia parla Gesù? L'amicizia di cui parla Gesù è un'amicizia nuova , unica : 
Per la morte dell’amico , i discepoli diventeranno per sempre suoi amici . E questa amicizia , vissuta nella gioia di Dio, non è relegata alla sfera privata . Solo nel mondo moderno , l’amico è l’amico personale , quello del cuore . Solo nel nostro mondo , che ha separato  la  vita pubblica da quella privata,  l’amicizia è  privatizzata .
Gesù spezza questo cerchio di amicizia esclusivista e quale messaggero della gioia di Dio , porta  l’evangelo del Regno  ai poveri e diventa amico dei pubblicani e dei peccatori.
Amare Gesù , quindi, vuol dire entrare nella dimensione pubblica della sua offerta di amicizia : la considerazione che Egli mostra per coloro che sono disprezzati, mangiando e bevendo con loro , é determinata  dalla giustizia del Regno di Dio rendendo  amici gli sconfitti della storia ,  i malati , i sofferenti, i poveri,  i nuovi schiavi, gli emarginati, gli oppressi , gli affamati ,  e quanti lottano per la giustizia e  la pace nel mondo.
Dobbiamo , dunque, chiederci come discepoli  fino a che punto ci siamo liberati dalla tentazione di rendere prevalentemente, se non esclusivamente , privata la relazione di amicizia di Gesù?  Come viviamo la dimensione pubblica dell’amicizia di Gesù? 

  • Amore reciproco

 

Gesù nel chiudere la Preghiera Sacerdotaleè consapevole dei rischi a cui i suoi discepoli sono esposti nel mondo. Soprattutto i rischi a cui ogni comunità umana  è soggetta:  divisioni e lotte  intestine per il potere, per la gloria e per il denaro.
Il rimedio che Gesù ordina ai suoi è l’amore reciproco  che si fonda sul fatto che il Padre ama il Figlio e viceversa, e il Figlio , a sua volta, ama le creature che chiama alla fede e che vuole che vedano la sua gloria nella Croce per la salvezza dell’umanità.
In questa comunità che si fonda sull’attesa gioiosa del Regno di Dio e che cerca di coinvolgere tutta l’umanità in questa attesa, i rapporti tra i suoi membri sono fondati nell'amore reciproco !
Cosa può significare per noi qui riuniti promuovere il reciproco  amore tra le chiese che partecipiamo? Quali azioni comuni, quali percorsi, quale cammino possiamo intraprendere per consolidare l’amore reciproco ?
I membri del corpo di Cristo non costruiscono un Signore omogeneo . Non corrono con lo stesso passo, non sono uniformati come il grigio nel grigio , o il nero nel nero, dicendo “ Signore  , Signore” . I testimoni e le testimoni di Gesù  esistono piuttosto nell’azione comune dei loro diversi doni e forze in una molteplicità creativa. Sono viventi proprio nel fruttuoso gioco d’insieme di diversi forze e doni.
Dobbiamo imparare a valorizzare il pluralismo creativo del corpo di Cristo, sviluppando la costruzione di comunità con responsabilità ecumenica e socialmente globale.
Con la forza dell’amore reciproco potremmo sviluppare una cultura della differenza nei culti ed anche nella vita comunitaria, cultura che corrisponde all’azione dello Spirito di Dio  e che è conforme al corpo di Cristo con i suoi diversi membri.
 Con la forza dell’amore reciproco potremmo imparare a sopportare , sostenere e formulare apertamente tensioni fruttuose, e proprio in questo modo proteggere la comunità in cammino dei credenti.
Lo spirito del Signore soffia su tutte le chiese. Voglia il Signore aiutarci a a vivere la novità del suo comandamento riscoprendo il senso della sua amicizia e la forza del Suo amore . Amen

Giovanni Arcidiacono

 

(1) Wiliam Willimon, Atti degli apostoli, Claudiana, Torino 2003

(2) Zygmunt Bauman, Lo Spirito e il clic, San Paolo 2013

(3) F. Alberoni, Amicizia, Garzanti 1984