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Sermone di Pentecoste 2013- Battesimi

1 Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. 2 Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, 3 cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. 4 Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via. 5 Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua». 6 Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. 7 Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!» 8 Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo». 9 Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo.
Luca 19,1-9


 

No, e poi no! Fece Cosimo e respinse il piatto.
- Via da questa tavola!
Ma già Cosimo aveva voltato le spalle a tutti noi e stava uscendo dalla sala.
- Dove vai?
Lo vedevamo dalla porta a vetri mentre nel vestibolo prendeva il suo tricorno e il suo spadino - Lo so io!- Corse in giardino. Di lì a poco lo vedemmo che s'arrampicava sull'elce. (...)Così egli saliva per il nodoso albero, muovendo braccia e gambe per i rami con la sicurezza e la rapidità che gli venivano dalla lunga pratica fatta insieme. (…) Nostro padre si sporse dal davanzale. - Quando sarai stanco di star lì cambierai idea- gli gridò. - Non cambierò mai idea, - fece mio fratello, dal ramo. - Ti farò vedere io appena scendi - E io non scenderò più. - E mantenne la parola.

Così Italo Calvino racconta come Cosimo Piovasco di Rondò avesse iniziato la sua vita sugli alberi, distaccato da terra. E dagli alberi Cosimo vide la storia scorrergli innanzi, sotto. E assunse uno sguardo critico, distante, sulla vita, a una “distanza di sicurezza”.

A distanza di sicurezza si mette anche Zaccheo, ricco uomo di Gerico, capo dei pubblicani, che vuole vedere chi sia Gesù. Zaccheo ha almeno due cose che gli impediscono di vedere Gesù: la prima è la sua statura, è basso e non riuscirà mai a farsi largo tra la folla. La seconda è il suo essere pubblicano; di origine giudaica, gli uomini come Zaccheo, addetti al “recupero crediti”  erano considerati collaboratori dell'impero e dunque impuri per quanto riguardava il culto. Ad almeno uno di questi due ostacoli Zaccheo può ovviare, e allora agisce: corre verso un sicomoro e vi sale sopra arrampicandosi.
A superare l'altro ostacolo ci pensa Gesù. Zaccheo voleva vedere Gesù, e viene visto da lui. Non solo. Gesù lo chiama e mette in moto la sua discesa. E Zaccheo accetta senza protestare, anzi, scende in fretta e lo accoglie pieno di gioia. Avrebbe potuto non scendere, o declinare l'invito. Avrebbe potuto fare come il notabile del capitolo precedente che non riesce a seguire Gesù perché non riesce a separarsi dalle sue ricchezze. Invece Zaccheo prepara un banchetto!
Questo testo, così immediato, dove il cambiamento sembra non aspettasse altro che essere innescato, ci dice che cosa è necessario per conoscere il Signore. Per giungere al battesimo le nostre sorelle e il nostro fratello hanno fatto un percorso di catecumenato, che è stata la tappa di un precedente percorso di avvicinamento, ciascuno con i propri tempi, che, come abbiamo sentito non sono certo stati brevi. La prassi delle nostre chiese richiede tali percorsi, e cerca anche di mettersi in ascolto dei bisogni, dei dubbi, delle domande delle persone; ed ecco che quando pensiamo che un percorso di catechesi possa portare ad una conoscenza di ciò che è Cristo, ecco che questo testo, così immediato, ri-orienta la nostra fede. Il cammino di fede non è l'acquisizione di insegnamenti o dottrine, di conoscenze che mi autorizzano a dire “io credo in Gesù Cristo”, il cammino di fede che propone questo testo è un incontro con Gesù e la risposta alla sua chiamata. Si tratta di incontrare una persona, non di aderire a una dottrina, ad un'idea. Gesù chiama e chiede di aprirgli la porta della nostra casa, della nostra vita, di noi stessi.
Affinché questo avvenga, Gesù non pone condizioni.
Soprattutto nelle lettere di Paolo al battesimo è associata l'immagine della vita nuova, del morire al peccato per rinascere in Cristo, dello svelamento. Ecco, Gesù non chiede nulla di tutto questo a Zaccheo. Certo, nella predicazione di Gesù il Regno di Dio irrompe nella vita ri-creandola. Cristo si presenta come colui che ti chiama per nome, ti conosce e vuole che tu gli apra, oggi, perché oggi ti incontra. Domani la tua vita non sarà un'altra vita: non sarai più puro, più degno, perché ti sei battezzata, ma quando Gesù chiama Zaccheo in lui succede una rivoluzione: nessuno glielo chiede, ma lui decide di dare parte dei suoi averi ai poveri, di restituire le somme di denaro che avrebbe potuto prendere come frode. Zaccheo mostra che non è il denaro può essere strumento utile, quando non è fine, quando si è capaci di prenderne le distanze e lo si dona. Quando si rompe la sua idolatria.
Oggi la salvezza è entrata in questa casa.
Caro Renzo, care Francesca, Giuliana, Marta, oggi voi siete scesi dal vostro albero perché il Signore vi ha chiamati. Ognuno e ognuna di voi ha avuto il suo sicomoro, come ciascuno e ciascuna di noi: il sicomoro denaro o sicurezza materiale, il sicomoro certezza, paura di sbagliare, di non essere all'altezza. Ed ecco che l'evangelo oggi ci annuncia che nessuno e nessuna è all'altezza. Tutti e tutte perdute, coloro che Gesù chiama. Quello che mormorano, scandalizzandosi, hanno ironicamente ragione: Zaccheo è un peccatore. Io sono un peccatore, sono una peccatrice. E il Signore cerca me e mi chiama a scendere a a farlo entrare nella mia vita. Care e caro, Cosimo Piovasco di Rondò, nel romanzo di Calvino morì senza rimettere i piedi a terra, voi siete scesi e oggi dichiarate che le vostre vite sono aperte al Signore, che siete vulnerabili, aperti al cambiamento che Cristo porta nelle vostre vite. Incontrare Gesù non ha risolto i problemi di Zaccheo: così come non risolverà i nostri.  La disoccupazione, la malattia, la precarietà, le relazioni difficili: i problemi, le divisioni, le domande sul futuro delle chiese. non arriva chi risolve tutto. Ma questo è già accaduto a Pentecoste. Anche dopo la morte e la risurrezione di Gesù i discepoli che stavano nella stanza aspettavano. Come Zaccheo avrebbero voluto vedere, e non sapevano che cosa fare. E poi arrivò. Chi? Forse colui che risolveva i problemi? No,  giunse lo Spirito, fuoco, vento, rumore, silenzio. Arrivò lo Spirito che creò dei problemi, che mise in questione il loro stare dentro. Quei discepoli non potevano restare dentro. E furono mandati fuori, a raccontare la loro storia a quanti e quante incontravano, e venivano capiti. Così è stato Gesù per Zaccheo e così è per voi, che oggi vi battezzate. Avete una storia da raccontare a quanti e quante incontrate, la storia di Zaccheo, del suo sicomoro, di Cristo che lo chiama e dimora presso di lui. Avete la vostra storia incontrata da quella di Cristo.
Così è per voi che siete qui oggi. Probabilmente molti di voi sono nella stessa situazione di Zaccheo, non si sentono all'altezza, o non sono convinti di potere, o forse è troppo tardi, e rimangono sul sicomoro. Oggi il Signore ti chiama. Scendi e fammi entrare a casa tua. Perché il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto.

Cristina Arcidiacono