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Riflessioni su : Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del
capitalismo.
Max Weber intende dimostrare che la fonte del capitalismo risiede in
un’etica religiosa piu’ antica della sua stessa nascita, e non in un
semplice modo di organizzare gli scambi economici; il capitalismo non e’ un
affare di proprieta’, ma di cultura e di coscienza morale, "centro di
direzione di tutte le matrici di decisione presso l’individuo e presso il
gruppo." Per MW, l’etica creatrice del capitalismo riposa su di un’apologia
della responsabilita’ individuale, del rigore razionale, dell’educazione,
dell’eccellenza e, soprattutto di un uso morale del profitto. "L’avidita’ di
un guadagno senza limiti non implica affatto il capitalismo, tantomeno il
suo spirito. Al di la’ della ricerca e della difesa della proprieta’
privata, il capitalismo e’ dunque l’abilita’ razionale di questo impulso
anarchico." Il capitalismo non e’ l’estorsione del profitto, ma l’etica del
risparmio...La fonte di questo insieme di regole morali necessarie al
capitalismo va ricercata nella religione, piu’ precisamente, nei suoi
"impulsi pratici per l’azione," spesso contrari alle loro proprie dottrine
teologiche. MW e’ il primo a collegare la forza del capitalismo alla
societa’ religiosa.
"Il giudaismo ha avuto un’importanza storica per l’espansione dell’etica
occidentale in materia d’economia. Nel giudaismo, l’attivita’ economica non
si trova affatto promossa al rango di virtu’, essa non e’ che tollerata...."
Enorme errore storico!!! MW continua:"...Il giudaismo pone l’accento sulla
responsabilita’ collettiva, quando il capitalismo ha bisogno di mettere in
opera la responsabilita’ individuale. Per il giudaismo non c’e’ ambizione
privata, distinta dal destino collettivo." – "La ricerca del perfezionamento
individuale e’ subordinata alla logica della redenzione della collettivita’
ebraica." Questo e’ cio’ che conduce il giudaismo a praticare un particolare
capitalismo, moralmente condannabile.
Il cattolicesimo, dice MW, non fa meglio del giudaismo, perche’ condanna
la ricchezza che permette di consumare, e interdice l’ascesi (intramondana)
che permette di accumulare. Lutero e Calvino invece, gettano le vere
fondamenta della morale capitalista garantendo un guadagno etico con una
"attivita’ condotta con metodo e coscienza per acquistare i beni di questo
mondo." Per l’ebreo, un successo economico non e’ che il segno che nulla
d’interdetto e’ stato compiuto; per il cattolico e’ l’annuncio di un danno
morale, il protestantesimo lo fa suo. I commercianti londinesi vedono il
successo degli affari come segno di divina predestinazione.
Per il puritano protestante, la condotta, la piu’ etica possibile, dev’essere
austera, razionale e individualista. Nel protestantesimo risiede dunque
l’etica borghese: quella che spinge all’appropriazione privata del capitale
intorno ai valori del risparmio, di sobrieta’, di lealta’ e di onorabilita’.
E’ quella che bisogna glorificare, valorizzare, liberare dalla sua briglia
storica, come fonte della modernita’. La tesi di MW, (forse proprio per i
suoi controsensi) si universalizza e permette ai protestanti anglosassoni di
giustificare ideologicamente il nuovo dominio sul resto della cristianita’.
MW non vede che gli ebrei hanno inventato l’etica prima dei greci e prima
dei puritani, non vede che quella del denaro non ne costituisce che una
componente, non vede che per loro, l’attivita’ economica e’ un mezzo
essenziale per giungere a Dio, non vede che il libero arbitrio individuale
e’ onnipresente e non ha alcuna relazione con cio’ che lui chiama in un
totale controsenso :"la logica della redenzione della collettivita’
ebraica." MW non vede il fatto che, sono dei banchieri ebrei,
originariamente prestatori forzati, che hanno aiutato il costituirsi di
amministrazioni e di tesori pubblici senza cui nessun capitalismo privato si
sarebbe mai sviluppato.
1 – 2
Non avendo studiato testi del giudaismo e non avendone esplorata la
realta’ storica, MW non vede che la morale ebraica, presente in ogni
dettaglio della condotta individuale e collettiva, vieta il comportamento
che lui descrive. Facendo dell’ebreo un "paria" del capitale, ne ignora il
ruolo di scopritore, di organizzatore della finanza pubblica, di inventore
dell’etica individualista a partire da Hillel, e piu’ ancora, d’inventore
della civilta’ rimpiazzando la legge del taglione con il risarcimento
monetario delle offese. MW non vede, nel momento in cui scrive, che gli
ebrei sono sul punto di inventare i principi tecnologici di cui si
nutriranno le industrie del XX secolo. Credendo di fare l’apologia
dell’etica del capitalismo protestante, MW non fa che aggiungere uno stadio
all’infuocarsi dell’antisemitismo.
Il dibattito nato intorno alla sua imponente opera fa riconoscere MW come
il piu’ grande sociologo di tutti i tempi. Ancor’oggi, tanta gente cita
rispettosamente questa somma d’ingnoranza e d’ingenuita’, senza vedere che
essa e’ una delle fonti maggiori – con Marx che lui detestava –
dell’antisemitismo tedesco.
(Citazione di Marx: "Per eliminare il capitalismo bisogna eliminare gli
ebrei.")*
* Karl Marx, LA QUESTIONE EBRAICA, Parigi (1965.)
Pasquale CASTELLUCCIO