Chiesa Evangelica Battista . Cagliari   
  
                          
   

       Alla ricerca delle fonti dell'antisemitismo

     

di Pasquale Castelluccio

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Riflessioni su : Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.

Max Weber intende dimostrare che la fonte del capitalismo risiede in un’etica religiosa piu’ antica della sua stessa nascita, e non in un semplice modo di organizzare gli scambi economici; il capitalismo non e’ un affare di proprieta’, ma di cultura e di coscienza morale, "centro di direzione di tutte le matrici di decisione presso l’individuo e presso il gruppo." Per MW, l’etica creatrice del capitalismo riposa su di un’apologia della responsabilita’ individuale, del rigore razionale, dell’educazione, dell’eccellenza e, soprattutto di un uso morale del profitto. "L’avidita’ di un guadagno senza limiti non implica affatto il capitalismo, tantomeno il suo spirito. Al di la’ della ricerca e della difesa della proprieta’ privata, il capitalismo e’ dunque l’abilita’ razionale di questo impulso anarchico." Il capitalismo non e’ l’estorsione del profitto, ma l’etica del risparmio...La fonte di questo insieme di regole morali necessarie al capitalismo va ricercata nella religione, piu’ precisamente, nei suoi "impulsi pratici per l’azione," spesso contrari alle loro proprie dottrine teologiche. MW e’ il primo a collegare la forza del capitalismo alla societa’ religiosa.

"Il giudaismo ha avuto un’importanza storica per l’espansione dell’etica occidentale in materia d’economia. Nel giudaismo, l’attivita’ economica non si trova affatto promossa al rango di virtu’, essa non e’ che tollerata...." Enorme errore storico!!! MW continua:"...Il giudaismo pone l’accento sulla responsabilita’ collettiva, quando il capitalismo ha bisogno di mettere in opera la responsabilita’ individuale. Per il giudaismo non c’e’ ambizione privata, distinta dal destino collettivo." – "La ricerca del perfezionamento individuale e’ subordinata alla logica della redenzione della collettivita’ ebraica." Questo e’ cio’ che conduce il giudaismo a praticare un particolare capitalismo, moralmente condannabile.

Il cattolicesimo, dice MW, non fa meglio del giudaismo, perche’ condanna la ricchezza che permette di consumare, e interdice l’ascesi (intramondana) che permette di accumulare. Lutero e Calvino invece, gettano le vere fondamenta della morale capitalista garantendo un guadagno etico con una "attivita’ condotta con metodo e coscienza per acquistare i beni di questo mondo." Per l’ebreo, un successo economico non e’ che il segno che nulla d’interdetto e’ stato compiuto; per il cattolico e’ l’annuncio di un danno morale, il protestantesimo lo fa suo. I commercianti londinesi vedono il successo degli affari come segno di divina predestinazione.

Per il puritano protestante, la condotta, la piu’ etica possibile, dev’essere austera, razionale e individualista. Nel protestantesimo risiede dunque l’etica borghese: quella che spinge all’appropriazione privata del capitale intorno ai valori del risparmio, di sobrieta’, di lealta’ e di onorabilita’. E’ quella che bisogna glorificare, valorizzare, liberare dalla sua briglia storica, come fonte della modernita’. La tesi di MW, (forse proprio per i suoi controsensi) si universalizza e permette ai protestanti anglosassoni di giustificare ideologicamente il nuovo dominio sul resto della cristianita’. MW non vede che gli ebrei hanno inventato l’etica prima dei greci e prima dei puritani, non vede che quella del denaro non ne costituisce che una componente, non vede che per loro, l’attivita’ economica e’ un mezzo essenziale per giungere a Dio, non vede che il libero arbitrio individuale e’ onnipresente e non ha alcuna relazione con cio’ che lui chiama in un totale controsenso :"la logica della redenzione della collettivita’ ebraica." MW non vede il fatto che, sono dei banchieri ebrei, originariamente prestatori forzati, che hanno aiutato il costituirsi di amministrazioni e di tesori pubblici senza cui nessun capitalismo privato si sarebbe mai sviluppato.

1 – 2

Non avendo studiato testi del giudaismo e non avendone esplorata la realta’ storica, MW non vede che la morale ebraica, presente in ogni dettaglio della condotta individuale e collettiva, vieta il comportamento che lui descrive. Facendo dell’ebreo un "paria" del capitale, ne ignora il ruolo di scopritore, di organizzatore della finanza pubblica, di inventore dell’etica individualista a partire da Hillel, e piu’ ancora, d’inventore della civilta’ rimpiazzando la legge del taglione con il risarcimento monetario delle offese. MW non vede, nel momento in cui scrive, che gli ebrei sono sul punto di inventare i principi tecnologici di cui si nutriranno le industrie del XX secolo. Credendo di fare l’apologia dell’etica del capitalismo protestante, MW non fa che aggiungere uno stadio all’infuocarsi dell’antisemitismo.

Il dibattito nato intorno alla sua imponente opera fa riconoscere MW come il piu’ grande sociologo di tutti i tempi. Ancor’oggi, tanta gente cita rispettosamente questa somma d’ingnoranza e d’ingenuita’, senza vedere che essa e’ una delle fonti maggiori – con Marx che lui detestava – dell’antisemitismo tedesco.

(Citazione di Marx: "Per eliminare il capitalismo bisogna eliminare gli ebrei.")*

* Karl Marx, LA QUESTIONE EBRAICA, Parigi (1965.)

 

 

Pasquale CASTELLUCCIO