Il ruolo delle chiese

 

Herbert Anders aggiunge alla chiara prospettiva biblica presentata dal prof. Teani uno sguardo alla reazione delle chiese di oggi di fronte alle ingiustizie nella distribuzione delle ricchezze del mondo.

Ricorda la figura del pastore Dietrich Bonhöffer e della Chiesa confessante tedesca durante la seconda guerra mondiale. Bonhöffer partecipa alla cospirazione che portò all’attentato contro Hitler del luglio 1944 e per questo verrà impiccato pochi mesi più tardi.

Com’è possibile che un credente possa partecipare ad un attentato alla vita di un’altra persona?

Se apriamo il libro di Bonhöffer dedicato all’Etica troviamo alcuni concetti interessanti. Anzitutto la visione del Bene: siccome noi siamo creature (e non il Creatore) concepiamo un bene relativo e non assoluto. Ciascuno di noi non è una persona isolata, ma una persona che già vive all’interno di una rete di relazioni e di valori. Stiamo tra il bene e il male, tra il benessere e il dolore, tra la felicità e la rinuncia. Il bene non è un bene ideale, noi non cerchiamo il bene in sé ma il bene nella vita come è, per noi che la viviamo nella sua concretezza; il bene è inseparabile dalla vita e dalla storia. E il bene nella storia diventa responsabilità, altruismo, attenzione per l’altro. Il bene non è qualcosa che scopro nella sua purezza quando, isolandomi, lo ricerco con la mia ragione. Il bene si realizza nel vincolo concreto che mi lega al mio prossimo. Siamo responsabili quando rispondiamo del nostro fratello. Questo significa consegnare la nostra vita agli altri , significa farsi carico della vita del prossimo, dei suoi problemi, assumerli, sostituirsi a lui (sostituzione vicaria), rispondere noi di ciò che lo riguarda, perché ciò che lo riguarda ci riguarda.

Solo in questa rete di relazioni concrete possiamo realizzare il bene che ci compete. Il bene ideale e assoluto a volte è il male peggiore. Chi persegue solo il bene puro corre il rischio del fondamentalismo, chi vive nella vita concreta sa che accettando il bene è talvolta necessario accettare il male che l’accompagna.

Ciò vuol dire anche assumere la colpa. Essere disposti a prendere su di sé la colpa.” La coscienza liberata per il servizio di Dio e del prossimo è libera anche e specialmente quando l’uomo partecipa del peccato umano. La coscienza si unisce alla responsabilità fondata in Cristo per prendere su di sé il peccato per amore del prossimo”. Chi pensa solo alla propria innocenza perde in realtà la sua libertà nei confronti del peccato.

Queste riflessioni sono importanti perché il mondo di oggi, con le sue domande, costituisce una vera sfida per le chiese, le quali devono rispondere e non arroccarsi nella purezza di un isolamento irresponsabile.

La Chiesa Confessante tedesca, in minoranza davanti al fenomeno del nazismo, reagisce alla drammaticità del momento storico con la Dichiarazione di Barmen che accusa il nazismo di porsi al di fuori del cristianesimo. Fa uso cioè dello status confessionis. Nelle chiese protestanti non esistono autorità di vertice che stabiliscano che cosa sia cristiano e cosa no. Ma quando l’integrità della fede cristiana è messa in pericolo con evidenza si dichiara lo status confessionis, cioè una situazione in cui non sono ammesse visuali differenti nella comunità cristiana in ordine a un problema grave. Le visuali diverse sono considerate eretiche o come tradimento della fede e della prassi cristiana.

In riferimento alla situazione economica del mondo globalizzato, l’Alleanza Mondiale delle Chiese Riformate (WARC) riunita ad Accra (Ghana) nel 2004, ha dichiarato che la situazione attuale è status confessionis. La povertà del mondo non è più un problema che riguarda solamente scelte politiche ed etiche, ma un problema teologico che va affrontato con un articolo di fede. Questo perché attualmente il mercato ha assunto un aspetto totalizzante, religioso e divino, trasformandosi in idolo. Nel rifiuto o nell’accettazione di questa realtà sta o cade la nostra fede. Nella forma della neo economia liberale il mercato richiede ubbidienza idolatria; le chiese devono opporsi sfidando l’autorità e la legge degli uomini e anche a costo di sofferenze. Si tratta di ripristinare la situazione originaria in cui viene ristabilito l’ordine di Dio.


13-Mar-2006