armi chimiche a fallujah

 

"La nostra contrarietà alla guerra si fonda sulla parola di Dio, che ci intima di non uccidere. Assieme alle coscienze più avvertite ribadiamo che la guerra non è uno strumento eticamente e politicamente accettabile per la risoluzione dei conflitti. Questo dichiariamo oggi ancora una volta anche alla luce delle notizie documentate dal servizio di Rainews24 diffuso a partire dall’8/11/2005. Tale servizio riferisce dell’uso spregiudicato e disumano di armi chimiche (fosforo bianco e MK77, sostanza dagli stessi effetti devastanti del Napalm) nella guerra in Iraq e particolarmente nel corso dell’attacco americano contro Fallujah del novembre del 2004. La smentita d’ufficio giunta dalle autorità americane all’indomani della diffusione del servizio non convince e comunque è legittimo attendersi spiegazioni dettagliate e credibili. Fino a quel momento denunciamo l’uso distorto che nei paesi occidentali si è fatto dei mezzi di informazione, i quali, asserviti evidentemente alle autorità militari, hanno a lungo taciuto di fronte agli scempi perpetrati sui corpi di civili disarmati.

Affermiamo che la democrazia si fonda sulla corretta informazione e sulla libera partecipazione dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Non ci appare né difensore, né propagatore di democrazia chi giustifica le proprie guerre con la menzogna, chi nasconde la verità, chi usa armi devastanti contro la popolazione civile e nega ai prigionieri l’esercizio dei propri diritti, violando convenzioni internazionali.

Per questo preghiamo che Dio sia accanto alle vittime, più di quanto riusciamo ad esserlo noi; preghiamo affinché i popoli pretendano dai loro governanti il rispetto delle regole democratiche, delle leggi internazionali, dei diritti delle persone e dell’ambiente. Facendo eco alla voce degli antichi profeti, gridiamo perché vi sia un serio ravvedimento da parte di chi ha il ruolo di guidare i governi; auspichiamo anche che il ravvedimento investa tutti, dal più grande al più piccolo, perché davanti a noi si aprano giorni di solidarietà e non di corsa al dominio, perché si arrestino gli incombenti disastri ai quali non possiamo sfuggire senza un reale cambiamento di rotta. I cristiani hanno su tutto questo l’obbligo morale e spirituale di vigilare."

 

Per l’Unione Cristiana Evangelica Battista d’Italia

La presidente

Pastora Anna Maffei