Interventi

Pubblichiamo un testo mandatoci dal past. Pasquale Castelluccio dedicato ai rapporti tra politica e religione nel pensiero ebraico dall'epoca biblica ai nostri giorni.

L'articolo, che presenta anche prese di posizione nette su alcuni temi problematici della storia contemporanea, potrebbe aprire una fruttuosa discussione. Ci auguriamo, quindi, di ricevere altri interventi.


DAL MESSIANISMO POLITICO AL SIONISMO

Nell’ebraismo, storia e religione non sono separabili. Il messianismo politico ne costituisce una componente molto importante. L’ebraismo, da VI sec. a.C. al XX d.C., non ha una storia politica specifica: cultura, religione e coinvolgimento in eventi politici di altri popoli si integrano, anche se, per lo piu’, si parla di religione ebraica. L’ebraismo quindi si collocae si definisce quasi esclusivamente nella sua propria tradizione religiosa. L’ebreo, nella storia dell’ebraismo vede la propria storia, e la interpreta come storia della salvezza.

Tutto inizia con una chiamata: Abramo, l’elezione di un popolo, la fuga dall’Egitto…., avvenimenti di varia natura che culmineranno in un equivalente atto politico: la costituzione di un regno messianico. L’ebraismo non conosce un messianismo spirituale, come il cristianesimo, ma lo vede come qualcosa di universale e pratico. Anche Gesu’, quando parla del regno di Dio, intende esattamente il messianismo ebraico. La storia della salvezza per l’ebreo e’ universale, coinvolge la societa’, la materia, il cosmo; non e’ strettamente personale, ma appartiene all’intera comunita’.

 

Certo e’ che il messianismo ebraico sembra profilarsi all’orizzonte come qualcosa di irraggiungibile, irrealizzabile, per cui lo stesso Gesu’ e’ spesso costretto a rappresentarlo con l’immagine del regno di Dio. Qualcosa di incomprensibile al metro interpretativo umano. Un’espressione come: “Il regno di Dio” trasporta l’uomo verso mete piu’ alte, lo entusiasma, gli fa avere perfino un rapporto diverso col suo ambiente, piu’ critico, piu’ orientato verso un cambiamento. Ovviamente, attendere questo messia, o realizzazione messianica che ancora non si vede, puo’ provocare pseudomessianismi, e ne ritroviamo in tanti luoghi, fino ai nostri tempi…. Anche questo e’ un antico problema che ha diviso le generazioni ebraiche fra coloro che si sono lasciati illudere, e coloro che hanno reagito con la forza della fede.

Per procedere con ordine in una tale ricerca, va innanzitutto prestata attenzione alla nascita del messianismo in epoca biblica, per poi interessarsi dei movimenti messianici (specialmente in epoca neotestamentaria), prima di toccare la mistica e giungere infine al messianismo secolare-politico del sionismo.

 

  • IN EPOCA BIBLICA.

Messianismo, nelle formulazioni piu’ antiche non significa “attesa della fine del mondo”. Non c’era una visione della fine delle cose, bensi’, c’eral’attesa di un’epoca in cui ci sarebbe stata una potenza politica…Forse se ne parla gia’ in epoca pre-davidica, (Cfr. Numeri 24,17; “un astro sorge daGiacobbe e uno scettro s’eleva in Israele”) – (qui, scettro sta a significare la potenza di colui che signoreggia, ed anche il bastone con cui si colpisce…Come i fasci nell’antica Roma, qualita’ di signoria e di giudizio.) Giacobbe e Isreale sono anche sinonimi di due concetti di tradizioni appartenenti al settentrione del paese (per l’esattezza, a nord di Gerusalemme, fino alla piana di Izreel.) Per quel che riguarda il sud, invece, bisogna ricondursi a Genesi 49,10; in cui la benedizione viene utilizzata nei confronti della dinastia davidica.

Nel nord d’Israele, i profeti si sono sempre occupati di politica, ma mentre le dinastie del nord si costituivano e si destituivano, al sud le cose apparivano piu’ stabili.

Non c’e’ opposizione da parte dei profeti (escluso Geremia che lotta contro il nazionalismo.) E’ nel nord che ritroviamo opposizione profetica, sebbene qualcuno di loro provenga dal sud (vedi Amos.)

Facit: al sud, la dinastia non dipendeva da sostegni profetici. Un sostegno profetico per la scalata al potere viene dato a Saul (da Samuele.) Davide si liberera’ da questo giogo, occupando il vecchio santuario cananeo e facendovi portare l’arca, collegando cosi’ ad esso le antiche tradizioni israelitiche. Niente di strano se, nella storia delle religioni, un vecchio santuario viene conquistato, distrutto, e su di esso ne viene costruito uno nuovo. Davide lega la sua casa al culto in Gerusalemme e ne sigilla cosi’ la durata della sua dinastia. Salomone costruisce il tempio ed il palazzo reale uno di fronte all’altro, sulla stessa area, testimoniando cosi’ della responsabilita’ del re per il culto, ma lascia alla divinita’ il compito di garantire la stabilita’ del regno.

Tutte le espressioni di speranza che verranno piu’ tardi si orienteranno comunque verso Davide: un germoglio verra’ dalla sua casa, colui che regnera’ sul paese! Questa speranza, questa attesa, sopravvivera’ malgrado la fine della dinastia di Davide. Essa sara’ un’autentica speranza politica. Del resto, e’ gia’ un’effermazione veterotestamentaria quella dell’attesa di un figlio di Davide che regnera’ alla fine dei tempi. Chi discende da Davide e’ figlio adottivo di Jahwe!…”Sei tu il messia, il Figlio dell’Altissimo?” -Viene chiesto a Gesu’ -. Questa e’ un tipica formulazione giudaica che non ha legame con la cristologia, essa viene appunto usata nel contesto dell’adozione.

In I Cronache 17,13; (300 anni a.C.) viene usata la stessa formula un po’ variata:”Io saro’ per lui un padre ed egli mi sara’ figliuolo.” Gia’ in questo contesto quindi, nell’attesa di un davidide, si parla di figliuoli di Davide alla fine dei tempi.

Ci troviamo cosi’ di fronte ad un’autentica ideologia politica. Questa figura attesa sara’ un re che ricostituira’ il regno di Davide, conformemente all’ideologia sionistica reale. In questa linea si formulano anche i salmi di intronizzazione: Salmo 2,7; “Tu sei il mio figliuolo, oggi ti ho generato.” (Qui risuona nuovamente la formula adottiva.) Salmo 110,1;“L’Eterno ha detto al mio Signore, siedi alla mia destra.”…Coreggenza al successore. Quindi, rappresentazione politica da cui si sviluppa anche un concetto di storia della salvezza. Prima dell’esilio i profeti criticano le signorie, ma durante l’esilio usano parole di esortazione e promettono al popolo la ricostituzione. Isaia 40…”Consolate, consolate il mio popolo.”

….Il re persiano, pagano, viene definito dal deuteroisaia “messia” – “Ti ho chiamato per nome, anche se non mi conosci.” - Isaia 45,4. Ciro e’ chiamato, utilizzato, per la ricostruzione del tempio, cosi’ come Ezechiele 37 prevede la rinascita del popolo d’Israele.

E’ in questo tempo che si inserisce il messianismo di Isaia 62,10; quando si legge: “Passate, passate per le porte, preparate la via per il popolo.”…E’ il momento in cui puo’ farsi strada un entusiasmo messianico. In questo periodo, Dario I prende il potere (siamo nel 521-20a.C..) Il messia e’ sempre piu’ legato all’apocalittica, la salvezza viene dall’alto.

 

Facit: Il messianismo ebraico ha sempre cercato un totale cambiamento dell’ordine mondiale, la cui forma centrale e’ il ritorno del popolo nella propria terra. Per i profeti post-esilici, tutto questo e’ l’introduzione dell’era messianica. La diaspora d’Israele dovra’ ritornare a casa, per vivere nella propria terra. …”Condizione per la realizzazione di Sion e’ l’unione tra il popolo d’Israele e la sua terra. Questa unione non e’ un legame naturale. La terra non e’ madre, ma sposa. L’unione ha carattere etico-religioso e rientra nel patto di alleanza tra Dio e Israele.” (1)

Anche il concetto di terra e’ messianico. Cioe’, l’abitare definitivamente nella propria terra e’ l’ultimo atto decisivo del popolo prima della realizzazione messianica. Fino a quando ci saranno altri popoli ad impedire tale realizzazione, il tempo della salvezza non sara’ ancora iniziato.

 

  • NELLA LETTERATURA RABBINICA.

Tante sono le indicazioni che descrivono la terra di Israele come messianica. La lingua ebraica, quando parla del paese e vi antepone l’articolo “il” indica esclusivamente la Palestina, cioe’ Israele…(La parola ‘Palestina’ in ebraico non esiste; di Palestina si parlera’ soltanto a partire dal 1948.) In ebraico troviamo soltanto l’espressione : ‘Terra d’Israele’. Di questa terra rimane anche chiara la suapeculiarita’: neppure un pezzo di essa puo’ essere venduto ad un non ebreo, e/o da questi coltivato. Questo e’ un problema politico di enorme rilevanza.

 

Excursus, Genesi 23,10-26.

Al momento di seppellire Sara, madre di Isacco, Abramo non sceglie un terreno conquistato con la forza, ma una grotta di proprieta’ di un Hitteo, Efron, la spelonca di Macpela, poco lontana da Ebron. La procedura d’acquisto vien seguita in modo tale da non poter essere mai piu’ messa in discussione. Come gli altri contratti di questo genere, esso avviene pubblicamente. Abramo non discute sul prezzo (alto) e l’accordo viene siglato con 400 sicli d’argento (all’epoca, il siclo rappresentava ancora un’unita’ di peso,) in quel caso, 4,600 Kg. d’argento.

Lo si pesa con esattezza, ed ognuno dei contraenti ne verifica la sincerita’.

Perche’ Abramo lo acquista? Perche’ 400 sicli?

La locazione ricorda all’uomo di essere di passaggio su questa terra e che, ogni proprieta’, anche la piu’ duratura nel tempo – come una tomba – non e’ altro che un “prestito” da parte di Dio. Levitico 25,23; recita :”La terra e’ mia.” Non si puo’ dimenticare che tale precarieta’ testimonia dell’obbligo di ospitalita’ verso gli stranieri (Abramo e’ uno straniero.)

Il prezzo pattuito non e’ una combinazione a casaccio, come e’ stato generalmente interpretato nella storia, neppure un fatto simbolico, ma ha una valenza tutta sua.

In ebraico, come in altre lingue antiche, i numeri si segnano con le lettere. L’ultima lettera dell’alfabeto ebraico (TAU) designa il numero 400; per coninuare a contare oltre questa cifra bisogna usare due lettere. Il “400” costituisce una sorta di “limite del misurabile”. Inoltre, lo si puo’ scomporre in “8” e in “50”. Perche’?….8 fa seguito al numero dei giorni della settimana (oltre la settimana – creazione -, inizia l’eternita’.) …50 fa seguito a 49, numero di anni dopo i quali bisogna rendere tutte le terre al proprietario originario (oltre il giubileo c’e’ l’eternita’.) 8 e 50 dunque, sono i due numeri che limitano esteriormente i cicli del tempo umano…”400” simboleggia “L’AL DI LA’ del tempo umano; quindi indicaL’ETERNITA’.” Questo numero (cifra in sicli e in peso) significa: IL DIRITTO ETERNO acquistato da Abramo sulla grotta di Macpela; IL DIRITTO ETERNO DEGLI EBREI SU EBRON e, in senso lato, SULLA TERRA DI CANAAN.

E’ chiaro che, fino ad oggi, questo numero (400 e la valenza in esso contenuta) suonano come un colpo di fulmine geopolitico fra Israele e Palestina.

….(A certi dettagli, neppure il dialogo ebraico-cristiano sembra aver dato l’attenzione necessaria!)

 Per un ebreo, abitare in questa terra ha un significato ben diverso che abitare nella diaspora, anche se questa fosse a maggiornanza ebraica. Perfino in vista della risurrezione, essere sepolti in questa terra ha un enorme significato; tanti defunti venivano trasportati da lontano pur di essere sepolti in Palestina, nella piana di Izreel e, chi non poteva, faceva di tutto per procurarsi almeno una palata di terra di Israele da metter nella propria tomba.

Un inciso letterario rabbinico rafforza notevolmente tale tradizione; quando una donna puo’ chiedere la lettera di divorzio se, volendo trasferirsi in Israeale, il marito non acconsentisse; oppure se il marito volesse lasciare Israele e la moglie non fosse consenziente (forse e’ l’unico posto in cui alla donna e’ concessa tale liberta’.)

Facit: Il resto del mondo puo’ essere diviso tra i popoli, ma per questo pezzo di terra, il diritto appartiene soltanto a Israele, perche’ voluto da Dio – ed in esso ci sara’ la realizzazione messianica.

Con tali interpretazioni del proprio essere, e’ chiaro che si giunge perfino a manifestazioni di pseudomessianismo e rivolte varie! Tale stato di cose conduce ad atteggiamenti politici radicali che troviamo espressi anche in letteratura: Shimon Bar Jochai (II sec.) afferma: “Quando vedrai cavalli persiani legati alle tombe della terra d’Israele, allora puoi sperare nella venuta del messia”. Come dire: “Quando vedrai carri armati sovietici transitare su Piazza Venezia, allora spera nella venuta del messia”! I cavalli persiani erano ovviamente l’espressione della potenza politica nemica che faceva paura agli ebrei. Altri contemporanei piu’ tardi diranno: “Chi calcola la fine dei tempi, non e’ partecipe del mondo a venire”. Questo, messo a confronto con il movimento “Peace now”, puo’ essere ricondotto all’epoca rabbinica. Entrambi sono legittimi.

 

  • MISTICA EBRAICA.

Nel 1492 gli ebrei vengono cacciati dalla Spagna. E’ da questo momento in poi che il messianismo diventa sistema filosofico o mistico. Da un secolo, le cose andavano male per gli ebrei e si pensava che tale situazione dovesse durare 100 anni, cioe’ fino al momento della venuta del messia. Questo e’ il momento ideale per il delinearsi di un movimento messianico nell’ebraismo. Varie ed importanti sono le figure di questo periodo. Una figura di spicco e’ David Riuweni. Della sua proveninezanon si sa molto; appare in Egitto, forse un tedesco askenazita…Si dichiara fratello di un re che regna su 10 delle tribu’ del nord

d’Israele. Propone al papa di allearsi col re del Portogallo per condurre una crociata tendente a liberare la Terra Santa (cristiani ed ebrei contro i musulmani.) Riuweni riceve una lettera dal papa con cui si presenta al re del Portogallo per poter ricevere una flotta. Tutti pensavano che le 10 menzionate tribu’ esistessero realmente, le carte geografiche presentavano vuoti ovunque. E’ il momento della cacciata degli ebrei dal Portogallo (questa non fu cosi’ grave come in Spagna,) e Riuweni, in questo contesto, riesce a far rientrare nell’ebraismo un marrano portoghese convertito al cattolicesimo: Scholomo Molcho. Entrambi tentano perfino di guadagnare Carlo V all’ebraismo!

Facit: In un momento in cui la potenza “politica” ebraica e’ in ginocchio, il messianismo politico si fa strada con l’intento di liberare la Terra Santa. Siamo nel XVI secolo.

Nel XV secolo, gli ebrei vengono espulsi dalle citta’ del Reich tedesco, dalla Spagna, dal regno asburgico (Vienna, Austria sud-orientale, Carnia, Stiria) ma, e’ proprio in questo periodo che si fa strada una speranza messianica che riesce a coinvolgere perfino il papa e il re del Portogallo. Questi momenti “decisivi” per l’ebraismo pero’, non procurano la realizzazione delle speranze e, da alcuni, Riuweni e Molcho vengono considerati ciarlatani.

Intanto si fa strada un sistema nell’ambiente della mistica ebraica che da’ un certo tono al messianismo. I mistici ebrei attivi in nord Galilea nella seconda meta’ del XVI secolo.

 

CHE COSA DICE LA MISTICA?

  • Se l’antica mistica ha sempre affermato: “Il mondo e’ un’emanazione dell’eternita’ di Dio”, cio’ significa che Dio ha gia’ donato parte di se stesso, si e’ delimitato per rendere possibile la creazione. Dando di se stesso, Iddio ha spostato la sua essenza in questo mondo, ponendosi in una situazione di esilio.
  • La creazione dell’uomo doveva servire a rappresentare il macrocosmo in un microcosmo. Significava anche: Dio che riprende le sue energie. Questo primo uomo doveva essere il messia. Un Adamo ubbidiente sarebbe stato il messia. L’unico a sapere della situazione di Adamo e’ Abramo. Israele ha dovuto cosi’ assolvere il compito originariamente affidato ad Adamo – come Adamo doveva osservare un comandamento (nel paradiso), cosi’ ad Israele sono affidate le 613 leggi della Torah. Osservandole, questi adempie il compito umano e puo’ tornare nella sua terra, dove gli sara’ possibile osservare e onorare la legge di Dio.
  • Tornare nel proprio paese e’ tornare nel paradiso, la divinita’ ritrova se stessa. Ultima armonia. L’esilio d’Israele significa : esilio fuori dal paradiso; questo e’ simile all’esilio della forza della divinita’ che ha bisogno di rientrare in un mondo divino.

 

Una tale interpretazione non poteva passare inosservata. Sabbetaj Zivi coglie la palla al balzo. Da tale interpretazione mistica nasce il movimento sabbetiano e vi aderiscono circa un mikione di ebrei proclamando lo Zivi messia. Nel 1655 Zivi suddivide il suo regno (messianico) fra i suoi funzionari, i visir;ma, il sultano turco lo fa arrestare. Il suo movimento tenta ogni cosa per liberarlo e il sultano si vede cosi’ costretto ad imporgli delle scelte: o giustiziarlo come rivoluzionario, o accettare le credenze musulmane. Zivi sceglie la seconda possibilita’ e passa all’Islam col nome di Mehmed Effendi. Alcuni dei suoi affiliati fanno la stessa cosa, sperando cosi’ di aiutare il messia e di ristabilire la creazione (tale setta e’ presente ancora oggi).

 

Nel 1677 muore Zivi e nello stesso anno muore anche Baruch Spinoza (lo scomunicato a vita)…Anche Spinoza sosteneva un messianismo libero da formule arcaiche ebraiche e piu’ legato alla culturadi ogni tempo. Zivi invece, sosteneva un ebraismo responsabile di ogni sua propria azione.

Facit: Alla fine del 1600 ci sono due possibilita’ nell’ebraismo:

  • Assimilazione individuale; accettare l’esistenza ebraica.
  • Un tentativo di realizzare l’esistenza ebraica con nuove premesse…Una strada sionistica.

Spinoza vive circa un secolo prima di Mendelssohn; a questa figura e’ legato l’inizio dell’illuminismo ebraico. (Una strada per la comprensione e conferma dell’esistenza ebraica…I figli di Mendelssohn erano battezzati, meno uno, e cosi’ i suoi nipoti! Cioe’, ottenevano la cittadinanza a pieno titolo nella societa’ borghese.) Era l’inizio dell’emancipazione borghese dell’ebraismo il sentirsi accettati nella societa’ occidentale, anche se, da parte ebraica, non veniva concepita in senso messianico in quanto non era una reale strada messianica. Per l’individuo ebreo si delineava un posto nella societa’, ma non per l’ebraismo. Si era ancora lontani da una soluzione.

L’interesse e l’amore per la propria terra trovano espressione nel XIX secolo in molti scrittori (B. Smolensky, 1842-1885)…L’amore per la “patria” (in ebraico, terra dove si e’ nati)…La Palestina, che doveva essere il paese dove si e’ intellettualmente nati (anche se non materialmente), e’ l’amore per qualcosa di sacro. L’ebraismo e’ principalmente “popolo”, non societa’ religiosa! Il legame dev’essere con la nazione, la religione ha soltanto un compito: rafforzare le varie componenti… Nel 1862 si poteva leggere in numerosi articoli (specialmente sul Morgenroete) : “Gerusalemme ha bisogno di un Garibaldi come condottiero, cosi'’come lo ha Roma:... Autodeterminazione. Ed ancora: " l'ebreo e'alla vigilia del sabato storico"... Sembrano tutte utopie; ogni stato ha bisogno di definire la propria identita’, anche il popolo ebreo.

 

  • IL MESSIANISMO SECOLARE-POLITICO DEL SIONISMO.

Come risposta all’antisemitismo e’ sorta una nuova forma di messianismo politico (1882 ci sono ancora pogrom in Russia). Anche per un ebreo altolocato nella societa’ sovietica avviene il naufragio della sua desiderata emancipazione. Non e’ piu’ l’individuo a doversi accontentare di potersi emancipare, ma e’ tutto il popolo che deve guadagnarsi le premesse: accettare il progresso tecnico-scientifico e trasportarlo in Israele. Del resto, secondo le formule con cui durante la rivoluzione francese agli ebrei venivano concessi i diritti di cittadinanza: “Agli ebrei tutto come individui, nulla come popolo”. Emancipazione individuale ed emancipazione di gruppo; e’ da qui che potrebbe scaturire una corretta interpretazione dell’antisemitismo. (2).

 

Nasce cosi’ il movimento proto-sionistico e si forma il comitato di Odessa. Pimzka ne e’ il presidenete. Il tentativo e’ quello di ricondurre il popolo nella sua terra; il barone Rotschild finanzia le operazioni. Villaggi e agglomerati vengono edificati, i nomi sono significativi: “Porte della speranza”, “Inizio per Sion”. E’ la prima volta che viene alla luce il tentativo di dare agli ebrei una terra. Originariamente Pimzka non pensava alla Palestina, ma per i piu’ conservatori non era pensabile un’altra terra.

 

1897 a Basilea, I congresso sionistico (Theodor Herzl). Il sionismo passa da un movimento emotivo europeo-orientale ad una organizzazione europea occidentale. Questo diventa potenza politica. Un luogo di sicurezza per questa organizzazione dev’essere la Palestina. Il sultano turco, il Kaiser tedesco, il ministro coloniale britannico sono i suoi interlocutori. Il sionismo nasce in un contesto di ininterrotta potenza coloniale.In questo momento gli arabi non hanno voce in capitolo! La Palestina era parte dell’impero ottomano. Soltanto nel 1917 (affare Balfour) viene rilasciata una dichiarazione in cui si afferma la volonta’ di dare al popolo un :”Jewish national home” in Palestina. (In questa dichiarazione viene usata la parola--nazione- soltanto per gli ebrei, non per gli arabi che gia’ l’abitavano). La dichiarazione Balfour, per gli arabi, doveva toccare l’intera Palestina (compreso il regno ascemita di Giordania).

 

Gia’ nel 1921 veniva fondato dagli inglesi l’emirato di Transgiordania, cosi’ che la parte orientale del Giordano veniva esclusa dalla dichiarazione, proprio quando le Nazioni Unite affidavano il mandato alla Gran Bretagna.

 

Attualmente, per quel che riguarda il messianismo politico, in Palestina ne abbiamo piu’ forme. Da una parte il sionismo, con la sua ricerca di una realizzazione dell’esistenza ebraica da un punto di vista dell’emancipazione. - Una realizzazione non legata ad una confessione, come conseguenza va citato anche il movimento del Kibbuz. - La Palestina vista anche come un paese in cui trovano rifugio ogni sorta di rifugiati…Balfour nel 1917 non poteva prevedere le implicazioni politiche posteriori che hanno toccato la Gran Bretagna. Soltanto il ministro degli esteri inglese Eaton, nel 1944, venuto a conoscenza di Auschwitz come campo di sterminio, si opponeva al bombardamento delle camere a gas, motivandolo cosi’: “Gli ebrei sopravvissuti sarebbero un problemapolitico per la Gran Bretagna in Palestina.” Era la prima volta che il problema veniva considerato concretamente.

Il 29. Novembre 1947 l’ONU decideva di dividere il paese in uno stato ebraico e uno arabo e di internazionalizzare la zona intorno a Gerusalemme. Il 4. Maggio 1948 a Tel Aviv veniva fondato lo stato d’Israele. Contro di lui entrava immediatamente in guerra tutto il mondo arabo. I confini di tale stato saranno definiti dalle linee smilitarizzate del 1949; l’ONU si fara’ carico del mandato sulla Palestina.

Gli ebrei non avevano protestato contro la divisione della terra, gli arabi, invece, si erano scagliati contro tale decisione. L’inizio dell’ostilita’ fra arabi e israeliani non e’ da ricondursi agli ebrei. Le relazioni di Israele con gli stati arabi rimangono caratterizzate, disturbate, dal cosiddetto problema dei profughi, problema artificialmente costruito dalla politica araba. (Da cronache giornalistiche del 1948.) L’alto comitato arabao incitava alla fuga, in modo da poter riunire tutti gli arabi per poter spingere (buttare) a mare tutti gli ebrei. Il problema dei profughi e’ un problema arabo.

 

L’11. Ottobre 1948 il ministro degli esteri egiziano affermava: “Il compito degli stati arabi e’: “negare l’esistenza di Israele”. Nei campi profughi arabi sorgeva un nuovo messianismo politico; prima di questo periodo non si parlava di palestinesi; qusto popolo e’ nato nei campi profughi.

 

Le fragili possibilita’ di convivenza fra Israele e gli arabi sono davanti agli occhi di tutti; questo e’ un processo al quale siamo invitati non soltanto ad assistere, ma a fare la nostra parte come credenti e come cittadini di una societa’ che vogliamo giusta e pacifica.

 

 

Montreal, Gennaio 2007

 

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  • Ebraismo e scrittura nel pensiero di Martin Buber. Filosofia e ebraismo. A.A.V.V. Firenze (1993) p.105.
  • O.c.p. 111.

 

 

 

 

    di Pasquale Castelluccio
Nell’ebraismo, storia e religione non sono separabili. Il messianismo politico ne costituisce una componente molto importante.
L’ebraismo non conosce un messianismo spirituale, come il cristianesimo, ma lo vede come qualcosa di universale e pratico.
La storia della salvezza per l’ebreo e’ universale, coinvolge la societa’, la materia, il cosmo; non e’ strettamente personale, ma appartiene all’intera comunita’.