Creatura e Creatore

Sermone di Paolo Meloni del 27 settembre 2009


  Ecclesiaste 12:3-4
3 Ma ricòrdati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: «Io non ci ho più alcun piacere»; 4 prima che il sole, la luce, la luna e le stelle si oscurino, e le nuvole tornino dopo la pioggia        
                                     

Chiunque se ne intende di computer e in particolare di Internet,  sa che si può vedere ogni angolo della terra, vista dall’alto,tramite un motore di ricerca chiamato GOOGLE EARTH; digitando sull’apposita icona appare il mappamondo, digitando una località qualsiasi della terra, potete vedere una grande città o un piccolo paese, e zumando potete vedere anche la vostra casa.
Provate a cercare su Google, l’atollo Carteret, formato da 6 isolette a nordest di  Bougainville, in Papa Nuova Guinea.  Sul mappamondo troviamo Papa Nuova Guinea situata sopra l’immenso continente dell’Australia.
Perché è impossibile trovare l’Atollo Carteret, scoperto dall’inglese Philip Carteret nel 1767.
Perché è piccolissimo?, si in realtà occupa appena 62 miglia marine, appena 100 km la distanza che intercorre fra le estremità delle isole più lontane. Però su Google si trovano dei siti molto più piccoli, e allora come mai non si riesce a trovarlo?, perché l’atollo non è più visibile, sulla carta geografica virtuale.?
 Allora io provo ad andare direttamente e virtualmente metto piede nell’atollo: c’è un uomo con i piedi nell’acqua salata.
Provo ad interrogarlo, dice di chiamarsi Bernard Tunim, è un po’ il capo di questa piccola isola. Lo trovo con i piedi piantati su ciò che resta del suo atollo sperduto, che punta il dito verso l’immensità delle acque non più amiche:
“ Vedi i tronchi monchi di palma, laggiù, sono oltre un kilometro di distanza dalla barriera corallina, qualche anno fa, da qui a lì era tutta spiaggia, C’erano le nostre capanne e i nostri campi, adesso ci sono gli squali.”
Volgiamo intorno lo sguardo e troviamo solo desolazione, dove prima c’era la terra ora c’è solo mare, una natura morta di macerie vegetali alberi decapitati.
Dove una volta c’erano felci e tuberi, alberi da frutto, tutto ciò che dava sostentamento alla popolazione, c’è solo  il nulla. Tutto è perduto per sempre, tutto un universo che s’inabissa dopo milioni di anni di gloriosa emersione.
Le previsioni più rosee, ipotizzano che entro dieci anni, dell’atollo rimarranno solo le foto o si potranno  vedere i resti di ciò che rimarrà dell’atollo col sommergibile. I suoi 1.200 abitanti passeranno alla storia con il poco invidiabile titolo di primi profughi del riscaldamento globale,dell’effetto serra. Molti altri atolli entro 20 o 30 anni scompariranno sommersi dalle acque e 200 milioni di persone, saranno costrette a cambiare mare, cielo e indirizzo. Scompariranno veri angoli di paradiso, tipo, le Maldive, le Seychelles e tanti altri atolli corallini.
Ci incalza ancora Bernard Tunim: “ Io accuso voi,  Paesi occidentali, di distruggere l’atmosfera e le nostre vite. Subiamo le conseguenze delle vostre azioni. E’ ironico no!, chi meno inquina, più paga”
E continua nel suo sfogo: “ se gli americani, vanno sulla luna, se voi stranieri potete unirvi e andare bombardare paesi lontani, allora perché non ci aiutate, perché non provate a salvarci, ce lo dovete!!!”
 Fuori, da ciò che resta di una capanna, una tartaruga si agita sul dorso;  sono le sue ultime ore. Tra un po’, la faranno allo spiedo.
Altro, a parte il pesce non hanno da mangiare. La terra non produce più niente.

Chiedo a Bernard Tunim se sarà un capitano, che affonda con la sua barca. Fissa un punto lontano e mi dice “ L’Isola siamo noi, siamo noi che andiamo a fondo, Ho cercato aiuto a Sidney. Lì era tutto frenetico, tutti pensavano ai soldi, soldi e ancora soldi. La gente ne vuole sempre di più, di più e ancora di più, per comprarsi sempre più cose e nessun tempo per godersi ciò che si ha. Nessuno mi ha voluto ascoltare ed ora eccomi a piangere sulla mia terra che scompare sotto il mare.

In Genesi 1 vv.27-28 leggiamo:  Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina, Dio li benedisse e disse loro: siate fecondi; “ riempite la terra, rendetela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra “
Le parole di Genesi sulla creazione, nell’immaginario Cristiano hanno rimandato per secoli l’idea messa poi a sostegno di pratiche economiche, che il genere umano, fosse qualcosa di completamente diverso e staccato dal resto della creazione, tanto da poterla usare e sfruttare a piacimento come suo possesso speciale ricevuto da Dio.

Questo atteggiamento colpì molto i pellerossa quando incontrarono i primi conquistatori europei.
I pellerossa avevano un approccio alla natura basata sull’idea che gli esseri umani sono figli della terra, quindi parte integrante del creato su cui soffia il Grande Spirito.
Eppure, come oggi sottolineano tanti teologi, nel testo di Genesi vi sono elementi che avrebbero dovuto portare anche il mondo Cristiano a una simile concezione, a partire dal nome stesso dell’essere umano, nel testo ebraico ADAM in quanto proveniente dalla terra, in ebraico ADAMA’.
Attualmente, a livello delle potenze mondiali, stiamo assistendo ad approcci più consapevoli nei confronti della salvaguardia del creato e delle sue risorse, soprattutto considerando il fatto che esse  non sono inesauribili.
Finora ci sono stati tanti tentativi di ridurre le emissioni nocive di anidride carbonica, riunendo i potenti della terra nei vari G7- G8 –G14-G20 ect,ect.
Questo problema che era o perlomeno sarebbe dovuto essere prioritario, è stato sempre relegato come argomento di seconda o ultima priorità, scelta dettata per lo più da ragioni economiche. Magari si finisce parlando di auto, che ne so, OPEL KADETT- FIAT PUNTO  O FORD ESCORT.
Basti pensare che proprio i paesi più potenti come America, Cina, Giappone che sono i più inquinanti in assoluto non hanno mai aderito appieno alla riduzione dell’emissione nocive di anidride carbonica che crea il famoso buco dell’ozono, che produce il surriscaldamento della
terra.

E’  notizia recente, ma già si supponeva, che i ghiacciai stanno sciogliendosi molto più velocemente di quanto pensato finora e entro 100 anni  il livello degli oceani crescerà di circa 1 metro. Intanto in questi congressi le nazioni prendono delle decisioni e che decisioni!!!
Decisioni che ti scioccano,  ( SI DECIDE che entro il 2050 tutte le nazioni evolute dovrebbero ridurre le emissioni nocive!! )  facciamo un po’di conti.
Siamo nel 2010, e gli stati pensano di ridurle nell’arco di 40 anni, un periodo troppo lungo per pensare che i ghiacciai non si sciolgano, il livello del mare salirà e allora gli atolli spariranno inghiottiti dal mare, ma non solo, anche città costiere come Cagliari, nelle parti basse, il mare coprirà gran parte delle terra ferma.
Noi comuni mortali ci scandalizziamo sentendo le decisioni dei potenti della terra, ma forse un piccolo esame Di coscienza dovremmo farcelo. Non sappiamo rinunciare a nulla, a partire dai condizionatori accesi alla massima potenza, non sappiamo rinunciare a tutte le diavolerie che il progresso ci ha dato, e così facendo incrementiamo le fabbriche che inquinano.
Certo, nel rivolgerci a chi ragiona solo in termini di profitto e di potere, l’unico modo per far si che ci senta da quell’orecchio è quello di parlare lo stesso linguaggio.
Ma per noi credenti l’approccio non può essere solo utilitaristico, anche perché la questione delle salvaguardia del creato va sempre  connessa con il modo in cui le risorse esauribili del nostro pianeta vengono distribuite.
Se circa il 20 % della popolazione mondiale gode di quasi l’80 % delle risorse planetarie, mentre circa un terzo della popolazione globale ha una alimentazione insufficiente, se l’acqua di diritto viene trasformata in bisogno economicamente sfruttabile, allora quello che le chiese sono chiamate a fare,  diventa un discorso profetico di giustizia sociale.
Rileggiamo attentamente alcuni versetti del salmo 104 a partire dal versetto 5..pag. 513
“ Egli ha fondato la terra sulle sue basi; non sarà smossa mai in perpetuo.
Tu l’avevi coperta del’abisso come d’una veste, le acque s’erano fermate sui monti,
Alla tua minaccia esse si ritirarono, alla voce del tuo tuono fuggirono spaventate.
Le montagne sorsero, le valli s’abbassarono nel luogo che tu avevi stabilito per loro. Tu hai posto alle acque un limite che non trapasseranno, esse non torneranno a coprire la terra.”
La CREAZIONE!, che cosa grandiosa!, immensa!, talmente perfetta che ci sconvolge, ma ci sconvolgono ancora di più che le parole disattese del salmista “ESSE NON TORNERANNO A  COPRIRE LA TERRA” parole che sono state stravolte dall’ingordigia, dalla bramosia, dall’avidità del genere umano, che per voglia di potere sta distruggendo la CREAZIONE di Dio.
Prima abbiamo letto in Genesi nel versetto 28 la frase: riempite la terra e rendetevela soggetta
Forse per alcuni la frase “RIEMPITE LA TERRA e RENDETEVELA SOGGETTA” è stata  travisata e modificata” RENDETEVELA SOGGETTA A VOSTRO TORNACONTO”  a scapito di tutti gli altri esseri umani, poco importa se dovranno sparire dalla faccia della terra, poco importa se il fiume che portava l’acqua al loro villaggio è stato deviato o inquinato dai veleni delle industrie.

La prima parola della Bibbia, parla del CREATORE e della CREAZIONE. Ed è la prima parola non solo nel senso che con essa s’inizia il discorso, che poi prosegue per conto proprio, toccando argomenti più vasti e importanti.

CREAZIONE è parola primaria e fondamentale che sostiene ogni cosa; toglila e tutto crollerà.
Quando noi comprendiamo il senso della parola CREAZIONE e della parola CREATORE abbiamo certamente capito  la BIBBIA.
Mi chiedo, se questo così detti potenti conoscono il CREATORE. Sanno che cosa vuol dire e sono capaci di dire? : DIO,  TU SEI IL MIO CREATORE. Parte del genere umano sembra ignorarlo.
Non è certo colpa di Dio, se gli uomini non lo sanno. Dio non appare; infatti quel che vediamo non è Dio, ma il mondo. Ma proprio questo mondo è sua CREAZIONE e pertanto, che il mondo lo voglia o no, che lo sappia o no, esso testimonia di colui che l’ha fatto.
Dio non è un icona, un idolo visivo:  In Esodo al cap.33 vv. 18-23 leggiamo:  Mosè disse: Ti prego, fammi vedere la tua gloria. Il Signore gli rispose” Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del Signore davanti a te; farò grazia a chi vorrà fare grazia  e avrò pietà di chi vorrò avere pietà” Disse ancora “ Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere”. E il Signore disse “ ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere.” A me questo passo mi affascina, e gradirei sentire un sermone  fatto da un vero predicatore o meglio dire predicatrice, ma io mi faccio lo stesso una domanda.
Perché Mosè vuole vedere il volto di Dio?, forse per mettersi alla sua altezza?, sentirsi onnipotente come Dio?, ma Dio è molto categorico in questo : “ L’uomo non può vedermi e vivere” e allora l’uomo moderno non potendo mettersi al livello di Dio, cerca a tutti i costi l’onnipotenza mettendo al posto di Dio, il vitello d’oro che oggi possiamo inquadrarlo con lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio infischiandosene di costruire  fabbriche altamente inquinabili. Appropriandosi delle fonti d’acqua e mettendo gran parte della popolazione mondiale su un livello di vita “da terzo mondo”.
Ci sentiamo impotenti davanti a questi problemi, cosa possiamo fare noi come singoli o come piccola comunità per aiutare gli abitanti dell’atollo Carteret.  Tunim mi guarda e attende una risposta da me, ma io mi sento piccolo, meschino e impotente e non so come aiutarlo, balbetto qualcosa, “ proverò a parlarne con i miei fratelli di chiesa, con i miei amici, con i miei parenti,” ma lui mi incalza “ Il problema è immenso e grave, non c’è tempo da perdere.”
Gli scienziati di tutto il mondo, e in particolare in America, hanno sentenziato, che se nella prossima riunione a Copenaghen in Dicembre non si prenderanno provvedimenti drastici, la nostra salute o forse meglio dire la nostra vita è in pericolo.
Intanto i giornali e i media in genere ci mettono al corrente che nei fondali del mar Tirreno, sono state affondate navi con dei fusti che contengono veleni e addirittura scorie nucleari.
Insomma l’uomo ha deciso di distruggere la CREATURA che Dio ci ha consegnato per mantenerla integra.
Ma cosa  possiamo fare singolarmente; credo ben poco e ci sentiremmo scoraggiati per l’insuccesso, perciò dobbiamo unire le nostre  forze e restare solidali senza disperderci in tanti rivoli che non formano un grosso fiume, ma soltanto un fiumiciattolo rinsecchito.

Vi starete chiedendo;” ma che messaggio ci vuol dare, ci ha detto cose che noi sapevamo già,
ma poi praticamente cosa possiamo fare, noi che non abbiamo nessun potere decisionale,”
 Proverò a elencare qualche piccolo suggerimento che già sapete, ma facciamo conto che questi piccoli consigli li stia ricordando a me stesso. Così nessuno si offenderà.
Come primo consiglio, metto senz’altro la raccolta differenziata, tutti noi siamo impegnati a farla coscientemente, dividendo dai rifiuti normali in particolar la plastica, le batterie, le medicine che bruciando producono diossina e altri veleni.
Non buttare mai per strada, le buste di immondezza ( chi fa molti KM come me, si rende conto dalla maleducazione che impera,) non buttare per terra il classico fazzolettino,le gomme da masticare e qualsiasi altro oggetto, per esempio il classico biglietto del gratta e vinci, o vuotare il portacenere alla fermata del semaforo o addirittura buttare la sigaretta accesa dal finestrino mentre la macchina è in corsa, creando incendi che a loro volta contribuiscono a bruciare ossigeno.
Non buttare in spiaggia bicchieri, bottiglie, giornali, ma mettere il tutto in un sacchetto e buttarlo in un cestino dell’immondizia.
Se dobbiamo fare poche centinaia di metri, evitiamo di  usare la macchina, e se abbiamo la possibilità, usiamo la bicicletta per piccoli spostamenti.

Per scaldare il motore dell’auto (ora che andiamo incontro all’inverno) non teniamo il motore acceso 10 o 15 minuti con la macchina ferma, magari ad altissimo regime di giri ,  ma basta partire delicatamente e il motore si scalderà lo stesso.
Per quanto riguarda l’acqua, dobbiamo impegnarci a risparmiarla e non solo perché pagheremmo una bolletta meno salata, ma soprattutto perché è un bene prezioso;
quando ci laviamo i denti, teniamo il rubinetto chiuso quando li spazzoliamo,
o quando ci insaponiamo sotto la doccia; nel futuro l’acqua sarà causa di conflitti fra i popoli.
Io ho potuto toccare con mano quale importanza ha l’acqua in Africa, pensate che dai piccoli villaggi distanti anche 5km. dalla missione, donne e bambini vanno con delle taniche luride a prendere un po’ d’acqua al pozzo, taniche da 5 o 10 litri.
Risparmiare la corrente, con l’uso di lampade a basso consumo e tenendole accese lo stretto necessario; ecco così facendo, daremmo di sicuro una mano a Tunim e al suo atollo.
Solo con questi piccoli accorgimenti faremmo anche noi, la nostra parte per mantenere pulito questo pianeta,
Tornando al discorso di comunità, è nostro dovere trasmettere ai nostri bambini questi messaggi, esponendoli e spiegando loro che la salvaguardia del Creato è un comandamento che il Signore ci ha dato, è evidente e  chiaro che una comunità unita può trasmettere degli insegnamenti e prendere delle decisioni che da soli son difficili da attuare.

Un giorno in chiesa, dopo il sermone tenuto dalla nostra pastora, al momento degli annunci con in mano un tappeto sardo spiegai come viene tessuto.
Rivolto alla comunità dissi, che un tappeto è  formato da tanti fili che formano l’ordito, che vengono tenuti fra di loro dal filo della trama che tiene tutti i fili assieme sino a formare un telo ben definito.

 Il riferimento era alla unione dei fratelli di chiesa. Dissi “ Ecco, anche una comunità deve essere, unita come i tanti fili dell’ ordito e amalgamati dal filo della trama, che possiamo paragonare alla fede che ci attraversa e ci tiene uniti.
Questa fede che viene letteralmente sparata come succede alla navetta che contiene il filo della trama, attraversa il nostro corpo e rafforza l’unione non solo con le sorelle e i fratelli di chiesa ma anche con il nostro prossimo vicino e lontano.
Può succedere che qualche filo dell’ordito si rompa, ma il tessitore che è Dio, (se noi abbiamo fede) provvederà a riannodarlo  Certo Dio si serve di noi come collaboratori, ci chiede di riannodare i fili rotti, e questo deve essere il nostro compito principale per riavvicinare coloro che avendo spezzato il filo che li teneva uniti alla comunità, hanno preferito uscire dalla struttura del tappeto.
E’ importante che fin dalla Scuola Domenicale sia  necessario spiegare biblicamente ai nostri bambini,  e mostrare con i fatti che il Signore ci ha creati come parte integrante della sua meravigliosa CREAZIONE e ce l’ha affidata e noi dobbiamo tenerla integra come quando Dio l’ha creata.
Sta a noi conservarla nella sua bellezza e splendore, facendo in modo che il godimento delle sue ricchezze permetta il benessere di tutti e non solo di una parte dell’umanità.
E’ un discorso che cambia prospettive e azioni sia nel quotidiano, sia nel complesso delle
relazioni economiche e sociali della terra.
Vi starete chiedendo cosa centri l’essere uniti con la salvezza del CREATO. Io penso che ognuno di noi può fare la sua parte per migliorare questo mondo, ma se lo facciamo assieme e daremmo gloria al Signore rispetteremo il CREATO E IL SUO CREATORE,  e per meglio spiegare l’importanza di essere uniti, cercherò di spiegarmi, raccontandovi una personale esperienza. Quando ci furono le sfilate contro l’Apartheid in Sud Africa, mi chiedevo a cosa servissero, ricordo che allora c’era il pastore Pino Mollica che era un assiduo sostenitore, mentre io non partecipavo, ritenendole inutili. Mentre, dopo varie, sfilate, proteste, assemblee in tutto il mondo, alla fine Mandela fu liberato e l’Apartheid fu sconfitta.
Ecco cosa intendo, quando dico che dobbiamo stare uniti come comunità, solo così, la nostra comunità avrà voce in capitolo presso le autorità che possono fare qualcosa per la salvaguardia del creato.  
Termino con una poesia che mi ha scritto un amico in occasione del concerto per l’Abruzzo, tenuto a Cagliari nella nostra comunità, intitolato “ una goccia d’acqua per chi ha sete.
Una poesia che ritengo un messaggio di speranza.

 
                Una goccia d’acqua.
 UN GIORNO, VIDI CADERE LA PIOGGIA, SULLA CAMPAGNA.
ED ESSA LA BEVETTE POICHE’ AVEVA SETE IMMENSA.
NUVOLE GRIGIE ERANO APPARSE POCO PRIMA, MA LA SPERANZA ERA PRESENTE NEI COLONI CHE TEMEVANO E NON POCO DI VEDERLA ARIDA, STERILE
NON PRODUCEVA FRUTTI LA TERRA E MOLTI ERANO I LUTTI E LA TRISTEZZA LA SI POTEVA LEGGERE NEGLI OCCHI.

MA COME HO DETTO, GOCCIA DOPO GOCCIA TUTTO D’INTORNO RIFIORI’ COME D’INCANTO.

COSI’ PER L’UOMO CHE HA LA NECESSITA’ DI DIALOGARE E SCOPRIRE ATTRAVERSO LA PAROLA ED  IL SILENZIO  CIO’ CHE RECA.

LAGGIU’, SE VI PONETE ATTENZIONE  VI E’ U N FANCIULLO CHE PIANGE MA SI CONSOLA CON L’ABBRACCIO MATERNO DOPO AVER BEVUTO  UN POCO DI QUELL’ACQUA CHE GLI HA PORTO LA MADRE, DOPO AVERLA ATTINTA DAL POZZO IN UN MATTINO SERENO D’AGOS

 

AMEN