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Il ricordo della Cena
(Fabrizio Oppo, 13 marzo 2005)
Gv. 6: 54-56 e Gv 13: 1-17
La necessità della memoria si fonda nel bisogno di riscoprire le nostre radici. Si tratta di immettere le ricchezze del passato nella povertà del nostro presente. Diciamo povertà del presente perché l’ esperienza contemporanea, superficiale al giudizio di molti osservatori, dove niente sta in rilievo, dove è essenziale l’immagine, è un’esperienza di fantasmagoria, cioè mancante di realtà, di spessore sensibile. Ricordare il passato spezza questa omogenea continuità, riempie di significato le cose che vediamo e le esperienze che facciamo. Così che può capitare che quando ci rivolgiamo al passato non stiamo abbandonando la realtà del presente per avvicinarci a un sogno, il passato che non c’è più, ma invece diamo al nostro presente una realtà ancora maggiore, una dimensione più solida. Così, tramite quel passato, siamo rafforzati e troviamo un senso di continuità, di appartenenza, di identità.
La Santa Cena è un memoriale. È un ricordare. Ricorda l’evento fondativo della comunità cristiana. È un ricordo che ne rafforza l’unità.
Tutte le discussioni che nelle nostre chiese si sono succedute nei secoli intorno alla Santa Cena hanno portato le chiese riformate alla posizione che dice: la Santa Cena è ricordo, è memoriarealizzata dallo Spirito.
Normalmente, quando noi ricordiamo, rendiamo presente psicologicamente, cioè dentro la nostra mente, l’oggetto del nostro ricordo. Diciamo, appunto, che colui o colei che ricordiamo è vivo in noi.
Questo è importante perché in qualche modo rende presente la persona assente, anche se ciò avviene nell’interiorità della nostra mente.
Ma cosa succede quando l’iniziativa del ricordare non è del nostro pensiero, quandoè lo Spirito che ci fa ricordare? Possiamo dire, in questo caso, che il ricordo è solo un ricordo? Solo un esercizio della mente?
Quando diciamo che Cristo è presente in Spirito, di che presenza parliamo?
Lo Spirito è vento, è soffio. E questa immagine suggerisce qualcosa di ben reale, come è reale il vento, ma che, come il vento, è qualcosa che non si può vedere, che non si può afferrare, di cui non si può disporre.
La presenza nello Spirito è presenza e insieme è distanza, una presenza che ha carattere di vicinanza, ma allo stesso tempo di lontananza.
È fede senza visione (credere fermamente anche senza vedere); è confessione, ma senza il possesso; è certezza, ma senza l’evidenza.
Se questo è vero nella Santa Cena noi sappiamo che il Signore è presente (perché ci è testimoniato dallo Spirito) ma non è evidente e non è in nostro possesso.
Può questa strana presenza dire qualcosa di incisivo a noi oggi, può influire nella realtà della nostra vita, nella vita della nostra comunità?
Forse si, e forse dice qualcosa a questa nostra stessa comunità che si è interrogata e si interroga ancora con preoccupazione sulla tenuta della sua spiritualità, sulla mancanza di tono e di entusiasmo che sembra caratterizzarla.
Perché anche quando viviamo in stato di debolezza spirituale, quando siamo influenzati dal deserto che cresce nei nostri rapporti umani, nel mondo quotidiano che non riconosce valori autentici; quando insomma viviamo come in un abbattimento, siamo chiamati dallo Spirito a credere ancora alla presenza di Gesù Cristo che cammina con noi. E proprio chi è debole e sfiduciato si trova in una condizione speciale per poter sperare nella presenza del Signore.
Perché, come il significato della libertà può essere capito intensamente da chi ne è privo, e la desidera ardentemente, perché non l’ha e ne ha quindi fame e sete;
come il significato della giustizia può essere capito profondamente da chi è lontano dal vivere nella giustizia, e la desidera, e ne ha fame e sete;
così la presenza di Gesù diventa fortissima quando lui è lontano e noi lo ricordiamo con fame e sete.
Il pane e il vino che sono in questa tavola non sono per chi è già sazio, ma per chi ha fame e sete.
Se abbiamo fame e sete di fratellanza, di pace, di giustizia, perché nella nostra vita non le vediamo, siamo nella migliore disposizione per avvicinarci alla Santa Cena.
15-Mar-2005
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