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I battisti italiani e il battesimo in prospettiva ecumenica
1. Premessa
1.1 L’espressione "cristiani non si nasce, ma si diventa" è pienamente condivisa dai battisti. Pure condivisa è l’espressione " la chiesa è la comunità di quanti sono diventati cristiani". Per utilizzare il linguaggio dei primi battisti si può dire che la Chiesa è la comunità dei santi, i quali confessano Gesù Cristo come Signore mediante il battesimo e si impegnano in una vita di discepolato. Per avere una Chiesa di questo genere è stato necessario ripensare totalmente la prassi battesimale. Quindi l’ecclesiologia ha determinato la prassi battesimale. Punti focali di questa posizione sono: il rapporto con Cristo, ossia l’appartenere a Cristo, e la conseguente uscita dal mondo, ossia l’abbandono dei suoi modelli. Sin dalle origini, alla fine del xvi e inizio xvii sec., i battisti si sono ispirati al modello neotestamentario per cui la chiesa è la comunità di quanti hanno accolto la parola predicata e che, sotto la guida dello Spirito santo, sono stati condotti al ravvedimento, alla confessione della fede e al battesimo per immersione dei credenti, secondo l’indicazione neotestamentaria (At. 2:38; Mt. 28;19s; Mc. 16:16). In questa luce essi hanno rifiutato la nozione di chiesa di stato, tipica della chiesa anglicana che costituiva il contesto allargato dell’Inghilterra in cui sono sorti, e si sono costituiti come chiesa libera in ubbidienza alla Scrittura e rispettosa della libertà di coscienza dei singoli. Il battesimo dei credenti, e non già il riconoscimento del battesimo dei bambini con cui erano stati battezzati, è allo stesso tempo l’atto mediante il quale si costituisce una chiesa ubbidiente alla parola di Cristo, ed è il rifiuto di una ecclesiologia (struttura gerarchica, sacramenti, tradizione) non condivisa.
1.2 Oggi i battisti, nel ribadire la propria fedeltà alla Scrittura, più che alla tradizione ecclesiastica, sono pronti a riesaminare, alla luce del nuovo contesto storico, le scelte teologiche che hanno dato forma alla loro attuale ecclesiologia e, allo stesso tempo, sono impegnati ad esaminare i contesti storici in cui sono nati i modelli che altre chiese hanno fatto propri. Con particolare riferimento alla questione del battesimo non appare di secondaria importanza chiedersi se l’aspetto "confessante" del battesimo dei credenti dei primi battisti abbia perso di validità in una società nominalmente cristiana, in cui si pratica il pedobattismo che è diventato un semplice contrassegno di inserimento sociologico. Ci si dovrà anche chiedere se il battesimo praticato dalle chiese battiste trascura uno o più aspetti di rilevante dignità scritturale e teologica. Appare anche rilevante esaminare se la prassi pedobattista, sostenuta da un’argomentazione sostanzialmente più teologico-dogmatica che non biblica, che trova poco riscontro nella Scrittura, non debba essere abbandonata, come retaggio di un contesto storico e teologico ormai superati.
1.3 Connessa a questa serie di questioni è la valutazione di fin dove ci si può e sci si deve spingere nel reciproco riconoscimento tra chiese alla luce della carità cristiana, dell’ubbidienza a Cristo, dei rapporti di fraternità e della ricerca dell’unità nella diversità fra chiese di Gesù Cristo. Ci si dovrà chiedere se c’è un limite oltre il quale non si potrà andare per fedeltà all’evangelo sulla base della propria comprensione dell’evangelo stesso. Continueremo a valutare se la carità cristiana, il rispetto che si deve ad altri, significherà riconoscere ecclesiologie, ministeri e sacramenti, nelle comunità protestanti e non, che sono in conflitto con le scelte che come battisti abbiamo fatto alla luce della Scrittura, nonché della storia esaminata in modo critico. Il battesimo, dunque, visto nel quadro di una ecclesiologia confessante ci chiama a non frazionare le questioni, a non separare il battesimo dalla chiesa che lo amministra, ma ad affrontarle in maniera unitaria, affinché il si e il no siano pienamente convinti e senza riserve. Lungi dall’assumere una posizione orgogliosa, e coscienti dei limiti della prassi riscontrabile nelle chiese battiste, ci sentiamo chiamati a tenere lo sguardo alto, a guardare al Signore della chiesa e a percorrere continuamente la via della verifica della nostra fedeltà all’evangelo. In questo continuo riesame terremo sempre presenti il rapporto fra ecclesiologia e prassi battesimale, fra fondamento biblico e necessità del riconoscimento fra Chiese cristiane, fra l’esigenza dell’unità della Chiesa di Gesù Cristo e le diversità esistenti al suo interno.
2. Sviluppo storico
2.1 Il tema del battesimo è stato dibattuto in tutti i periodi della storia, sia nel periodo della chiesa antica, sia in quello della Riforma e quindi agli inizi della storia dei battisti. Non si può ripercorrere l’intero percorso delle discussioni, ma si può fare il punto di quei momenti che hanno segnato la vicenda italiana nell’ultimo cinquantennio. Il contesto è quello europeo, animato da esegeti e teologi di varie chiese che hanno inciso direttamente sulla posizione battista.
2.2 Nel contesto stagnante luterano-riformato, (vedi K. Barth, The Teaching of the Church Regarding Baptism, 1947, e O. Cullmann, Il battesimo nel Nuovo Testamento, 1950), il dibattito si anima con J. Jeremias, Infant Baptism in the First Four Centuries, (1958) che trova una pesante replica di K. Aland, Did the Early Church Baptize Infants?(1961), e la controreplica di J. Jeremias, che ribadisce la sua tesi sul pedobattismo nei primi secoli con il testo The Origins on Infant Baptism (1962). Non aveva avuto ripercussioni apprezzabili l’opera di M. Barth, Die Taufe, EinSakrament? (1951), che più tardi porta lo stesso K, Barth a rivedere la sua precedente posizione nel frammento IV/4 della Dogmatica, Il battesimo, fondamento della vita cristiana (1967), con la sola replica all’altezza di E. Jüngel, Il battesimo nel pensiero di K. Barth (1968) e la presa di posizione favorevole al battesimo dei credenti di J. Moltmann, La Chiesa nella forza dello Spirito (1975), rimasta incontestata.
2.3 Nel versante battista il dibattito si rianima con la raccolta di saggi curata da A. Gilmore, Christian Baptism (1959), e con il testo di G. Beasley-Murray, Baptism in the New Testament (1962). Sulla base di questi due testi, che presentano impostazioni esegetiche, teologiche e storiche, si apre la strada per la discussione nell’ambito ecumenico. Questo stimolo all’inizio non viene raccolto negli USA, dove i battisti, che già non hanno aderito al WCC, rimangono nel loro isolamento teologico. Ma non possono ignorare il tema. Quindi il dibattito viene iniziato da D. Moody con il libro Baptism: Foundation for Christian Unity (1967), seguito da un’altra pubblicazione "organica": un intero numero della rivista trimestrale del Seminario di Louisville, Review and Expositor (1/1968) dedicata al tema "Baptists and Baptism" (l’unico fascicolo contenente contributi di soli professori di quel Seminario). Ma ormai le spinte ecumeniche si fanno sentire sempre più forti, e questo stesso Seminario, sotto gli auspici del WCC, organizza nella primavera del 1979 una consultazione sul battesimo, alla quale partecipano anche teologi di area pedobattista. I rispettivi contributi sono raccolti nella stessa rivista, con il titolo "Consultation on Believers’ Baptism" (1/1980). Questa pubblicazione costituisce ancora oggi un punto di riferimento per le Chiese battiste degli USA (in particolare quelle della Southern Baptist Convention). Non si conoscono documenti o dichiarazioni comuni sul battesimo a cui partecipano anche gli americani della Southern Baptist Convention.
2.4 Ma sul piano internazionale gli altri battisti non stanno fermi. Nell’ambito del WCC si produce Un solo battesimo, una sola eucaristia e un reciproco riconoscimento dei ministri (1974, testo noto con il nome di Documento di Accra), e poi Battesimo, Eucaristia, Ministero (1982, Documento di Lima, noto come BEM ). Quest’ultimo viene fortemente criticato, non solo dai battisti, ma comunque costringe i battisti a dibatterne i contenuti. Questo è l’unico documento sul battesimo che vede insieme tutte le confessioni membro del WCC e la Chiesa cattolica. Le risposte delle Chiese membro al BEM riempiono sette volumi. L’ultimo esempio dell’interesse del WCC sul tema del battesimo è costituito dal volume a più mani edito a cura di M. Root e R. Saarinen, Baptism and the Unity of the Church, WCC, Ginevra 1998, contenente saggi di diversi esegeti e teologi che si muovono in prospettiva chiaramente ecumenica.
2.5 Ma le cose migliori avvengono nei dialoghi fra famiglie confessionali diverse: per quanto riguarda il battesimo dobbiamo ricordare il dialogo fra Alleanza Battista Mondiale e Alleanza Riformata Mondiale, che produce i documenti Rapporto sui colloqui teologici (1977) e Baptists and Reformed in Dialogue (Rapporto 1982; vedi Allegato 1), a cui si affianca quello con la Federazione Luterana Mondiale, che produce il documento Baptists and Lutherans in Conversation. A Message to our Churches (Rapporto di Ginevra, 1990) e quello con la chiesa cattolica Testimoniare Cristo oggi, (Enchiridion Oecumenicum, Vol. 3, pp. 247-271). In questi documenti viene affrontato anche il tema del battesimo, uno dei punti "caldi" del dialogo.
2.6 In Europa, nel frattempo, sono avvenute alcune importanti novità che hanno coinvolto anche le chiese battiste in via diretta o indiretta. Innanzi tutto la costituzione della KEK (1959), organismo europeo di collegamento fra le chiese cristiane, che vede presenti anche i battisti europei. Poi la firma della Concordia di Leuenberg (1973), con la quale le chiese luterane, riformate e unite d’Europa (ultimamente vi hanno aderito anche le Chiese metodiste europee) hanno istituito tra loro una piena comunione ecclesiale. La divisione fra luterani e riformati, che aveva la sua radice nel tema della Cena del Signore e che durava dal tempo della Riforma (Colloqui di Marburgo, 1529), è stata superata. Questa atmosfera non poteva lasciare senza conseguenze i battisti italiani.
2.7 I battisti italiani hanno vissuto una storia del tutto specifica, che si colloca fra emancipazione e ricerca di identità, con attenzione alle radici storiche e teologiche e alle sfide dell’attualità. Per quanto siano state presenti in Italia ben quattro missioni straniere (inglesi e americane), il fatto che la missione americana della Southern Baptist Convention sia rimasta la sola operante per molti anni, ha segnato l’impostazione teologica dei pastori e delle chiese. Solo a partire dagli anni ’60 ci si è applicati alla riscoperta delle proprie radici teologiche "riformate", più in linea con la tradizione inglese, anche in vista dei rapporti di tipo ecumenico con le altre chiese evangeliche storiche presenti nel territorio. In quegli anni, sotto la spinta dei giovani che avevano costituito la FGEI, nasce la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (1967) in seguito al II Congresso evangelico (1965), dopo che il I Congresso (1920) non aveva prodotto alcuna conseguenza durevole, eccetto l’Innario cristiano.
2.8 Paradossalmente il dibattito pedobattismo-battesimo dei credenti inizia all’interno del Corpo pastorale valdese nel settembre 1942. Giovanni Miegge sosteneva la tesi del pedobattismo nel volume Il battesimo dei fanciulli nella storia, nella teoria, nella prassi, mentre Paolo Bosio in Ritorno al battesimo. Saggio dottrinale presentato al Corpo pastorale, sosteneva le tesi del battesimo dei credenti. Presi da altri interessi, l’argomento fu accantonato per molti anni. Nel frattempo veniva in luce la posizione della Chiesa confessante che diventava il modello di riferimento per le chiese italiane. Fu così che il Sinodo del 1970 votò l’Atto 45 (vedi Allegato 2) con il quale si rilevava con rammarico che il battesimo dei fanciulli e la conseguente confermazione fossero diventati troppo spesso dei puri atti formali, e si invitavano le chiese a prendere in seria considerazione il ritorno alla prassi del battesimo dei credenti, proponendo contemporaneamente la soppressione del padrinato perché non trovava alcun riscontro nella Bibbia. Si invitavano inoltre le chiese ad adoperarsi perché la confermazione e il battesimo dei credenti si esprimessero in una confessione di fede nel quadro di un preciso impegno nella chiesa e nel mondo.
2.9 A questo seguì l’allargamento del dibattito anche alle chiese battiste. Nel giugno 1973 si tenne a Ecumene un convegno sul tema del battesimo, al quale parteciparono anche rappresentanti battisti, i cui interventi furono pubblicati su Diakonia (Anno XII, n. 3-4). A questo punto il dibattito su pedobattismo e battesimo dei credenti che coinvolgeva le chiese battiste, metodiste e valdesi era ufficiosamente aperto. Gli esecutivi delle tre chiese aprono i dialoghi ufficiali fra delegazioni, dando inizio all’"operazione BMV". Il "Terzo documento BMV" prodotto dalla Commissione di studio porta il titolo: Raffronto, approfondimento e chiarificazione delle varie comprensioni del battesimo presenti nella chiese battiste, metodiste e valdesi (giugno 1981). Tutte le chiese furono coinvolte con un questionario e il dibattito si sviluppò dovunque. Si arrivò così alla decisione ormai matura di un incontro fra Assemblea Generale dell’UCEBI e Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, incontro fissato per il 1990. Preparò questa assise comune il "Quinto documento BMV", che affrontava più argomenti, dal titolo: Reciproco riconoscimento, collaborazione territoriale, evangelizzazione comune, settimanale unico. I temi in discussione erano molto ampi e il progetto di collaborazione molto articolato. Il frutto più maturo dell’Assemblea/Sinodo ’90 fu il Documento sul reciproco riconoscimento fra le chiese battiste, metodiste e valdesi. Sulla base del riconoscimento non del battesimo dei fanciulli da parte dei battisti, ma dei credenti con un percorso di fede che aveva all’inizio il battesimo dei fanciulli, si addiveniva ad un riconoscimento dei membri di chiesa, e quindi, su questa base, si instaurava una collaborazione anche fra i ministri, la stampa (il giornale "Riforma") e l’evangelizzazione.
2.10 Ma, come abbiamo visto sopra, le chiese riformate, quelle luterane e unite europee avevano già sottoscritto la Concordia di Leuenberg, attuando una piena comunione ecclesiale, sulla base dell’art. 7 della Confessione Augustana. Sulla base di questo art. 7 per avere comunione "è sufficiente l’accordo sull’insegnamento dell’evangelo e sull’amministrazione dei sacramenti". Le chiese firmatarie della Concordia chiedevano chiarimenti ai battisti italiani e alla chiesa valdese in una consultazione non ufficiale. Riaffermata nell’Assemblea protestante di Budapest nel 1992 la volontà di esprimere concretamente l’unità della fede e della testimonianza comune, occorreva parlarsi e chiarire i punti ancora controversi. Questo incontro informale avvenne nel 1993 a Bensheim, al quale parteciparono alcune chiese europee e rappresentanti di chiese battiste, fra cui anche gli italiani. Sulla base del raffronto fra le tesi della Concordia di Leuenberg e quelle sul Reciproco riconoscimento, è stato preparato un documento finale (testo riprodotto nel "VI Documento BMV", pp. 49-55). Nello stesso tempo alcune Unioni battiste europee avanzarono la possibilità (non ancora una domanda ufficiale) di far parte della Comunione di Leuenberg, e questa richiesta ha aperto un’altra serie di dialoghi. Nella successiva Assemblea generale della Comunione di Leuenberg, tenutasi a Vienna nel 1994, risultò che, mancando il consenso sul contenuto dell’annuncio e sulla retta celebrazione dei sacramenti, non era possibile ipotizzare una piena comunione ecclesiale con le chiese battiste. In quella occasione, anche le chiese metodiste europee entrarono nella comunione ecclesiale di Leuenberg.
2.11 Questa decisione segnò la seconda sessione congiunta fra Assemblea generale dei battisti e il Sinodo valdese del 1995, per la quale si predispose il "VI Documento BMV", sul tema: Ordinamento sinodale valdese e ordinamento congregazionalista battista. Nella parte iniziale si richiamavano e precisavano con estrema chiarezza i contenuti essenziali dell’accordo del 1990, in particolare sul tema del battesimo e delle persone nella chiesa. Si enucleavano tre punti:
Non si è trattato del reciproco riconoscimento dei battesimo, come se il battesimo dei bambini e quello dei credenti fossero considerati da tutte le chiese che hanno approvato il Documento (del 1990) come due forme ugualmente legittime del battesimo cristiano.
Le diverse prassi battesimali non impediscono la piena comunione ecclesiale, in base alle ragioni espresse nei punti 2, 3.9 e 3.10 del Documento stesso.
Il riconoscimento reciproco riguarda quindi le persone, non i riti. E’ il riconoscimento della coscienza di essere battezzato propria di quei cristiani che, avendo ricevuto il battesimo da bambini, lo hanno essi stessi accettato con gratitudine e piena consapevolezza… "Riconoscimento reciproco" significa qui "riconoscimento reciproco di chi si riconosce nel suo battesimo", indipendentemente dal tempo e dal modo della sua celebrazione. In altre parole, nel riconoscimento reciproco dei battezzati svolge un ruolo importante il rispetto della coscienza di chi si considera e dichiara battezzato (vedi Allegato 3).
2.12 In seguito, l’Assemblea straordinaria dell’UCEBI approvò l’Atto 12/AGS/99 sul battesimo, con il quale si riaffermavano le linee di fondo della comprensione battista del battesimo dei credenti e nello stesso tempo si invitava il Comitato Esecutivo a promuovere un convegno a carattere interdenominazionale sul tema del battesimo, per continuare la discussione.
2.13 Prima dell’Assemblea/Sinodo del 2000, la Commissione consultiva per le relazioni ecumeniche della Tavola Valdese (di cui facevano parte da tempo rappresentanti battisti e che ultimamente è diventata una Commissione pienamente BMV) predispose un documento di precisazioni, approvato dal Sinodo (vedi Allegato 4), che è stato inviato al Comitato della Comunione di Leuenberg sempre sul tema del battesimo. Questo è l’ultimo documento ufficiale sul tema. Nel frattempo la discussione è continuata con interventi personali sulla stampa e con incontri fra alcune Unioni battiste europee e le chiese della Comunione di Leuenberg.
2.14 Dal momento che la strada già percorsa con il Documento sul reciproco riconoscimento, poi con la richiesta ufficiosa di far parte della Comunione di Leuenberg ed infine con l’apertura all’orizzonte del dialogo con alcune chiese pentecostali ci spinge a tener aperta la discussione sul battesimo, non vogliamo sottrarci alla responsabilità di riprendere e continuare il dialogo sull’argomento. In particolare, desideriamo rispondere alla richiesta di precisazioni e di chiarimenti che ci giunge dalle chiese della Comunione di Leuenberg e dalle chiese MV. Questa richiesta potrà portarci a elaborare nuove formulazioni, che oltrepassino il vocabolario dei secoli precedenti, e ad utilizzare un nuovo vocabolario concettuale, che tenga conto delle elaborazioni che vengono proposte in ambito battista europeo nel contesto ecumenico.
2.15 Inoltre, e questo va tenuto presente, il fatto che noi ci accingiamo a rielaborare le formulazioni, ci fasperare cheporti anche gli altri ad abbandonare le loro formulazioni precedenti e a inserirsi in questo processo di nuova ricerca comune. La disponibilità dell’uno chiama la disponibilità dell’altro interlocutore.
3. Radici teologiche e nuovi contesti
3.1 La discussione sul battesimo è contestualizzata nel campo di tensione generato da due scenari missionari, entrambi teologicamente fondati, entrambi, crediamo, necessari per le chiese battiste di oggi.
3.2 A) Il primo scenario, ad-extra, è quello della missione rivolta al mondo.
Il mondo oggi appare incredulo, lontano da Dio, afflitto da un ateismo pratico più ancora che teorico. Dio non è più avvertito come necessario né per la politica, né per l’etica, né per l’economia, né per il mondo, né per gli individui. Questo mondo "adulto", però, è afflitto da gravissime patologie e privo di una reale speranza per il futuro. Esso va raggiunto e confrontato, dalla Chiesa di Cristo, con la Parola di Dio, parola di grazia e di giudizio (cfr. art. 1 Confessione di fede).
Il battesimo dei credenti, nella tradizione battista, è parte di una grammatica teologica che dice l’amore e la passione di Dio per il mondo, ma anche pone la questione della fede e del discepolato alla responsabilità dell’uomo e della donna. In questo senso il segno del battesimo conserva tutta la sua attualità.
3.3 L’individuo postmoderno ha messo in cima al suo sistema di valori la libertà, e questa è ampiamente condivisa e presente nella storia dei battisti. Spesso, però, questa libertà si esercita in forme estreme ed egoistiche sia nel campo della vita etica individuale che in quella politica. Tutto ciò è vero soprattutto del mondo occidentale.
3.4 La libertà individuale rivendicata riguarda le proprie scelte anche nel campo della religione. Il battesimo dei credenti, con tutta la sua simbologia, si offre quale ordinamento ("ordinance") biblicamente fondato di annuncio della Parola della grazia e di responsabilità nella fede della persona e della chiesa, occasione preziosa per parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo di libertà in senso evangelico, come dono di Dio e assunzione di responsabilità nel discepolato cristiano di cui il battesimo è primo significativo atto. Un atto di maturità e di consapevolezza evangelica, nonché di assunzione di responsabilità e di condivisione di fede pubblicamente espresso.
3.5 Per le nostre chiese il battesimo rimanda anche ad una memoria fondante del movimento battista, che richiama il martirio di molti cristiani del XVI° sec. e la persecuzione e l’esilio di molti altri nel XVII° a causa della propria fedeltà a Cristo. Questa memoria non va rimossa, perché essa spesso protesta contro il nostro stesso accomodamento e conformismo al secolo presente.
Se il battesimo è amministrato dalla Chiesa, con la formula trinitaria, pronunciando il nome del catecumeno, ed è accompagnato dal gesto dell’immersione del corpo, esso esprime in forma quanto mai eloquente la pretesa che la Parola di Dio ha sui nostri corpi, su tutta la nostra vita e su ogni ambito della nostra esistenza. La teologia del patto, tipica del calvinismo e dei puritani, ha fornito un importante elemento ecclesiologico ai dissidenti e, dunque, anche a noi battisti. Nel battesimo ci si lega a Dio e a fratelli e sorelle con un patto per dare concretezza visibile al proprio essere corpo di Cristo.
3.6 B) Il secondo scenario, ad-intra, che chiamiamo ecumenico, ci impone di fare i conti coi secoli di divisione, conflitto aspro e violento che ci sono stati tra i cristiani e le chiese. Oggi, per la grazia di Dio, ci è dato di vedere segni di avvicinamento, dialogo, non di rado di riconciliazione e talvolta perfino di ritrovata unità. Tutto ciò è anche segno efficace della Grazia di Dio, segno che aspetta di essere riconosciuto e accolto. I battisti italiani partecipano con convinzione (cf. art 17 Confessione di fede) al movimento ecumenicoperché vi scorgono l’azione dello Spirito Santo che chiama tutti a ravvedimento, nessuno escluso. Il battesimo, però, lungi dall’essere segno dell’unità dei cristiani – come dicono i documenti di Lima del 1982 – è segno di una differenza e in certi casi è percepito ancora come un elemento di divisione tra i cristiani.
3.7 Comunque è in questo contesto di dialogo e di rinnovata ricerca della fraternità cristiana che nasce la richiesta di un reciproco riconoscimento del battesimo, richiesta che costituisce senz’altro un problema per le chiese che praticano il battesimo dei credenti e non per quelle pedobattiste.
3.8 Gli elementi teologici che sottendono a questo secondo scenario sono l’incarnazione di Cristo, che ci rimanda al riconoscimento della sua presenza nel volto del prossimo, cominciando dal fratello e dalla sorella, e soprattutto, la pneumatologia, l’azione infaticabile dello Spirito che ci rimanda all’abbraccio fraterno anche dopo tanto tempo di separazione (Gen 45,14 ss.). Per questo occorre abbandonare il rispettivo spirito settario ed essere disponibili a vedere l’opera di Dio anche negli altri e nelle loro chiese. L’azione dello Spirito rivendica la libertà e la creatività di Dio che pur legandosi liberamente alla presenza del segno (o sacramento), non accetta di esservi ingabbiato dalle chiese e neppure dal loro passato.
3.9 Il processo ecumenico, tenendo conto di secoli di divisione e di conflitti tra i cristiani e le chiese, cerca soluzioni creative, teologicamente fondate, per rispondere alla preghiera di Gesù "che siano tutti uno" (Giovanni 17,21).
3.10 Che cosa diciamo dunque a persone che pur confessando Cristo hanno ricevuto il battesimo da infanti e non ritengono necessario battezzarsi di nuovoquando chiedono di aver piena comunionecon le chiese battiste? In linea di massima, le nostre chiese battiste italiane, si astengono dall’esercitare qualsiasi forma di pressione perché questi siano costretti a sottoporsi ad un rito che loro vivonto come ri-battesimo.La open membership, particolarmente verso credenti provenienti da chiese evangeliche pedobattiste, e in qualche raro caso anche verso credenti provenienti dal cattolicesimo, viene praticata da quasi tutte le nostre chiese e gli accordi BMV del 1990 spiegano molto bene le ragioni di questa scelta. Tutto ciò lo riaffermiamo con convinzione.
3.11 Il problemaper i credenti che hanno ricevuto il battesimo da infantinasce quando una persona, frequentando una delle nostre chiese e vivendo in essa un’esperienza di conversione, decide di obiettare al battesimo che ha ricevuto da bambino/a senza che l’evangelo gli/le fosse insegnato e testimoniato e/o senza aver fatto fino a quel momento una reale esperienza di fede (vedi Allegati 5 e 6). Le nostre chiese a questo punto, normalmente, non hanno esitazione a porre il battesimo in acqua in successione con quello dello Spirito che ha generato nella persona il ravvedimento e la fede. Si tratta di un ri-battesimo? Si tratta forse di un atto offensivo nei confronti delle altre chiese cristiane. Noi crediamo che in una simile circostanza, per l’esigenza manifestata dalla stessa persona che chiede il battesimo, si debba concludere che non di ri-battesimo si tratta, in quanto è la persona a ritenere che il battesimo ricevuto da bambino non avesse le caratteristiche di una confessione personale della fede in Cristo e per questo non gli riconosce validità. Questo intervento, dunque, non vuole essere un atto offensivo o di giudizio nei confronti di altre chiese, ma di rispetto e riconoscimento dell’opera di Dio nella vita delle persone e della responsabilità di colui o colei che tale fede confessa.
3.12 C’è da chiedersi, però, volendo assumere interamente l’importanza dello scenario missionario ecumenico, se le chiese battiste non possano compiere un altro tratto di strada, già suggerito da eminenti teologi battisti europei e dal dialogo fra Alleanza Riformata Mondiale e Federazione Battista Europea
3.13 Se accettiamo che nella successione di battesimo dei bambini, catechesi e predicazione evangelica e infine, confermazione, noi riconosciamo tutti gli elementi teologici, di grazia, annuncio, pentimento, confessione della fede in Cristo e impegno nel discepolato che ritroviamo nella teologia battesimale dei battisti, ci chiediamo allora se potremmo compiere il passo di un riconoscimento non del battesimo dei bambini in senso proprio, ma dell’intero processo di iniziazione alla fede cristiana (di cui fa parte anche, e non solo, il battesimo degli infanti).
3.14 Questo per un verso è già avvenuto implicitamente con il reciproco riconoscimento delle persone e dei ministri delle chiese battiste, metodiste e valdesi. Il renderlo esplicito potrebbe costituire un ulteriore passo di amore e di chiarezza che, se compiuto, ci auguriamo possa essere apprezzato e riconosciuto da questi nostri fratelli e sorelle in fede.
3.15 Alla domanda autorevolmente posta "se il pedobattismo sia in ogni caso e in tutte le sue versioni una pratica non cristiana", la risposta risulterebbe certo diversificata, ma non ambigua. Nella misura in cui il battesimo degli infanti, come rito dell’acqua, è inserito dentro un processo che conduce la persona alla confessione della fede e nella misura in cui la persona riconosce pienamente questo percorso, viene accolto come cristiano battezzato. Nella misura in cui non è così, e soprattutto nella misura in cui la persona fa obiezione di coscienza a quella decisione non sua, noi ci riserviamo il diritto di assecondare la richiesta della persona di essere battezzata.
3.16 Immaginiamo che qualcuno possa dire che questa soluzione appare come un’alchimia: per alcuni di una parte potrebbe essere intesa come un riconoscimento del battesimo dei bambini, per altri, dell’altra parte, potrebbe essere una maniera elegante per non riconoscerlo. E quindi questa soluzione potrebbe scontentare tutti. Non lo crediamo e difendiamo questa indicazione non perché cerca di risolvere con diplomazia o con ambiguità la questione, ma perché essa risulta, al momento, l’unica che non ci sottragga a quel campo di tensione che esiste tra i due scenari missionari che abbiamo enunciato in precedenza e che ci sembrano entrambi teologicamente fondati oltre che storicamente rilevanti per l’oggi.
Passiamo ora a spiegare in maniera più sistematica che cosa intendiamo con l’espressione "processo di iniziazione cristiana".
4. Il riconoscimento del "processo di iniziazione cristiana"
4.1 La teologia battesimale dei battisti varia a seconda delle tradizioni a cui si fa riferimento. Possiamo, riduttivamente, polarizzare la discussione su due interpretazioni fondamentali:
1. il battesimo è una espressione simbolica di qualcosa che Dio ha già compiuto nella vita del credente.
2. il battesimo è un atto umano di confessione e testimonianza e, allo stesso tempo, un luogo di attività divina dove Dioliberamente ci incontra.
4.2 Nel primo caso il battesimo è totalmente sbilanciato dalla parte umana e rientra nei capitoli dell’etica umana (questa fu anche la posizione "battista" di K. Barth).Questo punto di vista rappresenta il contraltare della posizione riformata classica, dove invece il battesimo è totalmente sbilanciato dalla parte divina: la grazia di Dio raggiunge chi vuole.
Nel secondo caso sono riconosciute entrambe le dimensioni, nonostante i battisti accentuino a volte l’una, a volte l’altra. Questa posizione intende da un lato conservare una solida teologia riformata dove la grazia di Dio mantiene la sua centralità e dall’altro mostrare un attaccamento al dettato biblico dove il battesimo è legato primariamente alla fede.
4.3 Per i battisti il battesimo è parte di una complessiva esperienza di conversione, confessione battesimale, impegno nel discepolato cristiano e incorporazione nella chiesa. I diversi stadi sono distribuiti nel tempo, ma tre elementi appaiono essenziali: l’attività di Dio, la risposta umana e la professione di fede. A questi elementi si farà riferimento nella proposta ecumenica. Inoltre, i battisti riconoscono le chiese e i credenti metodisti e valdesi come membri del corpo di Cristo – al di là del battesimo ricevuto – sulla base del riconoscimento dell’opera dello Spirito Santo che viene ravvisato sperimentalmente nel frutto dello Spirito e nell’esercizio della fede. E’ la fede che rende possibile il riconoscimento, non il battesimo (altrimenti non potremmo riconoscere i Quaccheri o l’Esercito della Salvezza come cristiani, dato che non hanno battesimo). La consapevolezza che il battesimo cristiano è un’opera dello Spirito Santo all’interno di un suo operare in modo più ampio nella vita dei credenti che non puntualmente nel rito del battesimo, ci aiuta a superare l’eccessiva concentrazione sul rito del battesimo come segno sovraccarico di valore e ci incoraggia a vederlo piuttosto come punto focale di una intera vita di fede guidata dallo Spirito Santo.
4.4 Oggi esiste un consenso teologico – che supera le barriere confessionali – sul fatto che la conversione/salvezza sia un processo piuttosto che un evento. Il cammino di fede è simile all’esperienza dei discepoli sulla strada di Emmaus, ci sono momenti – come la frazione del pane da parte di Gesù – che possono essere descritti come punti focali della grazia di Dio. All’interno del cammino di fede cristiano, il battesimo è qualcosa di simile: la grazia che è all’opera nel battesimo è la stessa che è all’opera in tutto il cammino di fede, ma il battesimo rimane un punto focale del percorso. Una teologia "dinamica" può aiutarci ad affrontare il tema dell’unicità e dell’irripetibilità del battesimo in modo nuovo.
4.5 Queste brevi considerazioni preliminari ci spingono a provare ad affrontare la questione battesimale in chiave ecumenica da una nuova prospettiva: lavorare verso il riconoscimento non più del battesimo, ma dell’intero "processo di iniziazione cristiana". Per superare l’impasse delle opposte insistenze sull’una o sull’altra modalità del battesimo, si prova ad affrontare il problema alla luce di una comprensione comune dell’iniziazione cristiana. Solo così possiamo tentare di affermare che, sia coloro che focalizzano gli elementi del processo in un momento specifico e puntuale, sia coloro che riconoscono i vari elementi dell’intero processo differiti nel tempo, per la grazia di Dio e l’opera dello Spirito Santo siamo tutti credenti battezzati.
4.6 Tre punti sono da mettere a fuoco:
Il processo di iniziazione cristiana è caratterizzato, in ogni suo stadio, da un intreccio di grazia divina e fede umana. Il cammino inizia sempre per la grazia di Dio che agisce sotto la superficie della consapevolezza umana ed è originata dal desiderio di Dio di entrare in relazione con la persona umana. Questa grazia è un appello a rispondere con fiducia e obbedienza, quindi il cammino che inizia per la grazia di Dio ha come obiettivo e raggiunge una consapevole, responsabile ed intenzionale risposta della persona umana. Il battesimo è il luogo di incontro della grazia divina con la fede umana e focalizza entrambe le realtà.
4.7 Sia il battesimo dei bambini che quello dei credenti rappresentano un intreccio di grazia e di fede obbediente, ma di diversa natura. Nel battesimo dei bambini (ma anche nella presentazione dei bambini) la natura della fede è corporativa, è la fede della chiesa, della comunità locale, della famiglia cristiana. Una fede piena della speranza di ciò che questo bambino potrà essere. Qui la natura della grazia è essenzialmente preveniente. E’ la grazia che avvolge il bambino e lo accompagna alla fede. Nel battesimo dei credenti (ma anche nella confermazione) la natura della fede è personale oltre che corporativa, acquisita anche se ricevuta in dono, individuale oltre che comunitaria. Una fede che risponde all’appello di una grazia che non è più solo preveniente, ma anche trasformante, che rende il credente capace di assumersi la responsabilità del discepolato cristiano.
4.8 Per quanto sia chiaro che la vita del discepolato non finisce mai e si conclude solo con la morte, quando può dirsi concluso questo processo di iniziazione? Sostanzialmente quando il credente è in grado di rispondere personalmente alla chiamata ad essere discepolo di Gesù e adassumersi le responsabilità del discepolato cristiano. La fede confessata deve maturare in fede militante, in fede obbediente alle indicazioni evangeliche.
4.9 Il processo di iniziazione cristiana è caratterizzato da un intreccio di Spirito ed acqua. Nel Nuovo Testamento esiste un legame tra l’attività dello Spirito Santo e l’acqua battesimale suggerito specialmente dal concetto paolino del "sigillo dello Spirito". Nondimeno l’attività dello Spirito non può essere confinata all’interno del momento del battesimo. Esistono differenti effusioni dello Spirito, appropriate ad ogni stadio del processo di iniziazione, così come ce ne sono durante tutto l’arco della vita di fede. Come il battesimo rappresenta una focalizzazione di grazia e fede di tipo diverso in ogni stadio del processo, allo stesso modo esso rappresenta una focalizzazione dell’attività dello Spirito Santo. Ma lo Spirito Santo viene donato prima, durante e dopo il rito battesimale, a qualsiasi età esso sia stato impartito. In questo senso la metafora biblica (paolina) del "sigillo dello Spirito" per indicare l’attività dello Spirito Santo nell’acqua battesimale è utile per affermare che nel battesimo degli infanti il sigillo ha il senso di "marchio di appartenenza", mentre nel battesimo dei credenti esso è piuttosto associato all’effusione dei doni spirituali (charismata).
4.10 Il processo di iniziazione cristiana è caratterizzato, in ogni suo stadio, da un intreccio di corpo di Cristo e chiesa. Nel Nuovo Testamento il concetto di "corpo di Cristo" viene utilizzato per indicare tre cose diverse: il corpo glorioso risorto di Gesù crocifisso, la comunione dei santi che è la Chiesa universale (storicizzata nel tempo e nello spazio dalla comunità locale), il pane eucaristico. Nei differenti stadi del processo di iniziazione una persona può essere associata ad ognuno dei diversi significati del corpo di Cristo nel modo appropriato ad ogni stadio. Quale che sia stato l’ordine "cronologico" dei diversi momenti costitutivi del battesimo cristiano, quei diversi momenti che costituiscono l’insieme del processo di iniziazione cristiana, il singolo credente, giunto al termine di questo percorso, è pienamente inserito nel corpo di Cristo, in cui vivere la sua vita di discepolo insieme ad altri discepoli/e, e nella comunità locale quale sua espressione storica nel tempo e nello spazio.
4.11 Ma, prima della fine del processo di iniziazione, in che senso si ha parte nel corpo di Cristo? Da una parte ci potremmo chiedere se i bambini non ancora battezzati di famiglie evangeliche ne siano esclusi (questo è l’aspetto storicamente più problematico della posizione battista, a cui si potrebbe ovviare rispondendo con I Cor. 7,14); dall’altra c’è da chiedere quale sia la posizione nella chiesa di un battezzato, ma non confermato (qui toccherebbe alle chiese pedobattiste cercare di dare una risposta soddisfacente). In una prospettiva "globale"di iniziazione cristiana, la questione che bisogna affrontare appare essere un’altra. Un bambino battezzato in che senso è "membro" della chiesa se non che esso viene affidato alle cure, alle preghiere, alla testimonianza della comunità che lo accoglie? In cosa ciò è diverso dall’"accoglimento" che avviene con la presentazione? La verità è che esiste un modo di essere nel corpo di Cristo adeguato ad ogni età, al di là del momento in cui questa "incorporazione" è avvenuta nel battesimo.
4.12 In ultimo, coloro che condividono il corpo di Cristo in quanto parte di una comunità, possono condividerlo nella sua rappresentazione come pane nella Cena del Signore? Se ragioniamo in termini teologici e non di amministrazione ecclesiastica, il problema teologico non è che il battesimo ammetta alla cena del Signore (dov’è scritto nella Bibbia?), ma poiché la Cena è la Cena del Signore che invita tutti a parteciparvi, la Cena è aperta a tutti (e la nostra open communion rende testimonianza di questa impostazione teologica!). L’unica cosa che viene richiesta è di "discernere il corpo del Signore": si esige il senso di responsabilità e di discernimento spirituale da ogni partecipante alla Cena. La Cena è un segno di comunione. Se tutto questo è vero, ne consegue che chiunque si trovi in una o nell’altra fase del percorso di iniziazione cristiana possa liberamente partecipare alla Cena, sempre con l’attenzione (rivolta a tutti!) di "discernere il corpo di Cristo". I figli dei credenti (presentati ma non ancora battezzati), i ragazzi (battezzati ma non ancora confermati), i catecumeni e gli stessi simpatizzanti, tutti hanno titolo per partecipare alla Cena del Signore. Questa impostazione teologica permette lo sviluppo di un comune processo di iniziazione alla fede senza per questo intaccare l’ecclesiologia
Conclusione
A questo punto della discussione i battisti italiani si permettono di sottolineare tre esigenze che emergono direttamente da questa lettura del battesimo cristiano in contesto ecumenico:
La forma normale del battesimo cristiano, biblicamente fondata, è il battesimo per immersione dei credenti.
Se questa è la scelta, le famiglie cristiane, anche se di tradizione pedobattista, devono poter contare su un valido supporto pastorale che le orienti ad un tale opzione, e i figli dei credenti devono poter ricevere una guida che li porti alla maturazione di una decisione e alla confessione appropriata della fede (vedi nell’Allegato 7 la posizione della Chiesa riformata di Francia assunta nel Sinodo nazionale del 2001).
Riteniamo che si debba rispettare la libertà di coscienza di qualunque credente, sia di quello che, battezzato da bambino, chiede l’ammissione in una chiesa che pratica il battesimo dei credenti, sia di quello che ritiene in coscienza di non considerare valido per sé il battesimo ricevuto nell’infanzia. La coscienza va rispettata sempre. Ma nel secondo caso le chiese che praticano il battesimo dei credenti non riterranno in piena coscienza di ripetere un battesimo, quindi di "ribattezzare", e non dovranno essere accusate di tale prassi.
Roma, 24 aprile 2003
Massimo Aprile
Italo Benedetti
Salvatore Rapisarda
Domenico Tomasetto
Documenti
Allegato 1
Dialogo Battisti/Riformati – Rapporto 1982 (Estratto)
Verso una concezione globale dell’iniziazione cristiana
Per superare l’impasse causata da un’insistenza esclusiva sul battesimo dei bambini o sul battesimo dei credenti, abbiamo cercato di affrontare il problema alla luce di una concezione globale dell’iniziazione cristiana. In tal modo, coloro che incentrano il processo dell’iniziazione in un rito composito, fatto di confessione, battesimo d’acqua, ammissione alla tavola del Signore, e compiuto in un unico momento, e coloro che collegano gli elementi significativi di questo processo, distinguendoli però nel tempo e celebrandoli in azioni e fasi successive, possono congiuntamente riconoscere e concordare sul fatto che, in entrambi i casi, per la grazia di Dio e l’opera dello Spirito, il risultato è un’effettiva appartenenza alla chiesa di Cristo. Questa concezione globale dell’iniziazione permette di rispettare sia l’eredità della tradizione riformata, che pone l’accento soprattutto sulla grazia di Dio nel battesimo, sia quella della tradizione battista, che sottolinea soprattutto la fede e la decisione personale. Le due enfasi sono, in un certo senso, complementari. Resta tuttavia il problema di tenere insieme la teoria teologica e la pratica ecclesiale. Noi abbiamo identificato una "serie di problemi" che non hanno ancora trovato risposta e che richiedono un’approfondita riflessione e un ulteriore dialogo. Della serie fanno parte anche i problemi relativi al rispetto dell’ "integrità sacramentale" che le comunione pretendono per se stesse (per l’espressione "integrità sacramentale", cfr. BEM [B13]).
Le risposte delle chiese hanno mostrato che il concetto di iniziazione globale richiede un approfondimento. Circa la posizione battista si dovrebbe notare che la divisione dell’iniziazione in fasi successive non comporta l’abbandono della convinzione fondamentale sull’inseparabile connessione di fede e battesimo e della loro sequenza. Essa è piuttosto il riconoscimento del completamento di un processo di iniziazione che può servire come base per il reciproco riconoscimento della solida posizione cristiana dei singoli membri cristiani coinvolti, mentre i riformati lasciano la sequenza temporale fede-battesimo/battesimo-fede alla sovrana disposizione dello Spirito santo.
Il problema, certamente più spinoso, della "doppia prassi" richiede che si facciano delle considerazioni pastorali. Alcune chiese trovano accettabile, e persino desiderabile, la sua introduzione specialmente in situazioni di missione. In altri contesti culturali, le considerazioni pastorali deporrebbero piuttosto a favore della sua esclusione. L’opposizione alla doppia prassi è comprensibile là dove l’aperto riconoscimento della propria identità cristiana conferisce una particolare importanza alla confessione battesimale e all’impegno dei genitori, dell’intera famiglia e di tutta la comunità cristiana. D’altra parte, la perdita della solidarietà familiare in altre società secolarizzate può rendere desiderabile soltanto il battesimo dei credenti, indipendentemente dal problema di una "chiesa confessante".
Allegato 2
Art. 45/SI/70
Il Sinodo, preso atto delle risposte delle Comunità e delle deliberazioni delle Conferenze distrettuali sul problema delle modalità di ammissione dei nuovi membri di chiesa, alla luce della riscoperta della chiesa quale comunità di credenti confessanti,
- rileva con rammarico che il battesimo dei fanciulli e la conseguente confermazione sono diventati troppo spesso, dei puri atti formali. Pertanto.
- dà mandato al corpo pastorale di effettuare entro il prossimo anno ecclesiastico lo studio sulla confermazione di cui all’Atto sinodale n. 15 del 1963 integrandolo con un esame del problema del battesimo affinché questo sia proposto alla meditazione delle comunità.
- Invita le chiese a prendere in seria considerazione il ritorno alla prassi del battesimo dei credenti,
- delibera che i consigli di chiesa, nei casi del battesimo dei bambini, invitino i genitori a farne richiesta in tempo utile, sia per consentite ai genitori stessi un approfondimento del significato del battesimo, sia per poterne dare comunicazione in anticipo alle comunità.
- Propone che l’usanza del padronato sia soppressa perché non trova nessun riscontro nella Bibbia.
- Invita le comunità ad adoperarsi perché la confermazione e il battesimo dei credenti si esprimano in una confessione di fede nel quadro di un preciso impegno nella chiesa e nel mondo. L’ammissione può avvenire a richiesta dei catecumeni in qualunque momento della loro vita quale personale testimonianza davanti alla chiesa, previo incontro con il concistoro o l’assemblea dei fedeli.
Allegato 3
V Documento BMV – Ordinamento sinodale valdese e ordinamento congregazionalista battista
(Documento preparatorio per l’Assemblea/Sinodo 1995)
§17 Prima di entrare nel vivo della questione degli ordinamenti (sinodale per i valdesi e metodisti, congregazionalista per i battisti), è opportuni volgere per un istante lo sguardo indietro all’Assemblea/Sinodo del 1990 e cercare di enucleare i contenuti essenziali dell’accordo allora raggiunto. In che cosa è consistito il "reciproco riconoscimento" in ordine alla questione battesimale?
a) Non si è trattato del reciproco riconoscimento dei battesimi, come se il battesimo dei bambini e quello dei credenti fossero considerati da tutte le chiese che hanno approvato il Documento come due forme ugualmente legittime del battesimo cristiano. Si afferma invece esplicitamente che, mentre le chiese valdesi e metodiste riconoscono ovviamente il battesimo dei credenti, le chiese battiste "non si sentono autorizzate a riconoscere la prassi del battesimo dei bambini. Esse lasciano alle chiese valdesi e metodiste questa responsabilità". La questione battesimale dunque "non è né risolta, né accantonata" (3.8).
b) D’altra parte, le diverse prassi battesimali (dei bambini e dei credenti) "non impediscono la piena comunione ecclesiale" per due ragioni. La prima è che, aldilà delle diverse forme in cui praticano il battesimo, battisti, metodisti, valdesi (e, possiamo aggiungere – luterani) condividono sul battesimo, "una base teologica largamente comune" costituita da "tutto quello che la Scrittura dice sul battesimo" (3.9). La seconda ragione è che "nel Nuovo Testamento viene dato più rilievo ai frutti del battesimo che alla sua forma… L’albero –anche del battesimo- si riconosce dai frutti" (3.10). Là dove ci sono i frutti del battesimo (e in particolare la fede confessata e vissuta), c’è la sostanza del battesimo suscitata dallo Spirito, anche se la sua forma può essere considerata da questa o quella chiesa discutibile o inadeguata.
c) Il riconoscimento reciproco riguarda dunque le persone, non i riti. E’ il riconoscimento della coscienza di essere battezzati propria di quei cristiani che, avendo ricevuto il battesimo da bambini, lo hanno essi stessi accettato con gratitudine e piena consapevolezza (sia dei suoi aspetti critici e problematici, sia dei suoi significati evangelici) e si considerano quindi battezzati "nel nome di Gesù Cristo" (Atti 2,38) o "nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo" (Matteo 28,19), per il perdono dei peccati e in vista del battesimo dello Spirito. "Riconoscimento reciproco" significa qui "riconoscimento reciproco di chi si riconosce nel suo battesimo (compiuto con acqua e nel nome di Gesù o del Dio trinitario), indipendentemente dal tempo e dal modo della sua celebrazione (rispetto alla quale non vi sono prescrizioni rigide nel Nuovo Testamento). In altre parole, nel riconoscimento reciproco dei battezzati svolge un ruolo importante il rispetto della coscienza di chi si considera e dichiara battezzato.
§18 Questo significa in concreto, sul piano dei rapporti delle chiese BMV coinvolte nel processo di riconoscimento reciproco, che le chiese battiste iscriveranno come membri a pieno titolo nelle loro comunità credenti che ne facciano richiesta i quali, essendo stati battezzati in chiese valdesi o metodiste (e, prospettiva, luterane), si riconoscono come battezzati e manifestano nella loro vita i frutti del battesimo, cioè la confessione della fede e l’obbedienza della fede. Le chiese battiste non battezzeranno queste persone (a meno che esse stesse lo esigano), accettandole come membri di chiesa che si considerano battezzati e si assumono, davanti a Dio e alla comunità cristiana, la responsabilità di questa dichiarazione. Lo stesso principio vale, ovviamente, per le chiese valdesi e metodiste (e, in prospettiva, luterane) nei confronti di credenti battisti.
Allegato 4
Documento del Sinodo 2000 per la Comunione di Leuenberg
(Dopo una prima parte in cui si richiamava il percorso che aveva portato all’Assemblea/Sinodo del 1990 e del 1995 e poi all’incontro di Bensheim con le chiese della Comunione di Leuenberg, il Documento così prosegue)
2. L’assemblea generale tenutasi a Vienna nel 1994 ha affrontato il tema delle relazioni tra le chiese della Comunione di Leuenberg e i Battisti europei, evidenziando l’assenza di un consenso sul battesimo. Dato che il modello leunburghese di comunione ecclesiale richiede, nella linea della Confessione Augustana, Art. VII, il consenso sul contenuto dell’annuncio e sulla retta celebrazione dei sacramenti, non è al momento possibile, secondo le chiese di Leuenberg, ipotizzare una comunione ecclesiale tra esse e le chiese battiste.
In tale quadro la relazione dei presidenti del Comitato esecutivo rileva che il documento italiano del 1990 opera una distinzione impropria tra teologia e prassi battesimali. Nella misura in cui le chiese battiste "non si sentono autorizzate" a riconoscere il battesimo dei fanciulli come battesimo cristiano, il consenso enunciato dal documento risulterebbe teologicamente poco fondato. La relazione, come anche il documento La chiesa di Gesù Cristo, approvato dalla stessa Assemblea, evidenzia altresì l’esigenza di compatibilità tra l’appartenenza alla Comunione di Leuenberg e accordi derivati da dialoghi bilaterali con chiese che non ne fanno parte; anche nel dibattito assembleare è emersa l’opinione diffusa che il testo italiano del 1990 non soddisfi tale requisito.
3. Le osservazioni dell’assemblea di Vienna costituiscono per noi un invito a chiarire alcuni aspetti del consenso espresso nel 1990 in termini che ci auguriamo possano costituire un contributo al dialogo attualmente in corso a livello europeo tra le chiese di Leuenberg e le chiese battiste.
a) Le chiese valdesi, metodiste e battiste in Italia riconoscono nel battesimo una forma di espressione della parola di Dio. In esso si manifesta "il sì incondizionato di Dio all’essere umano [il quale] è in vista della confessione di fede del battezzato, del suo libero sì" (Vienna 1994, Sulla dottrina e sulla prassi del battesimo, n. 3)
b) I battisti, metodisti e valdesi riconoscono insieme che costitutivi del battesimo sono i seguenti tre elementi:
1. la morte di Gesù Cristo "nella quale siamo tutti stati battezzati" (Romani 6,3) e la sua risurrezione, mediante la quale "siamo rinati a una speranza viva" (I Pietro 3,21);
2. il primato e la priorità della grazia e dell’iniziativa di Dio che "ci ha eletti prima della fondazione del mondo" (Efesini 1,3);
3. la risposta riconoscente ed efficiente della fede "affinché camminassimo in novità di vita" (Romani 6,4).
Il battesimo dei fanciulli, celebrato nel contesto della comunità credente in vista della confessione personale della fede, esprime efficacemente il sola gratia. Il battesimo dei credenti esprime efficacemente l’accoglimento personale dell’evangelo e l’inizio del discepolato cristiano.
c) Sulla base di quanto affermato, le chiese battiste constatano che il battesimo praticato nelle chiese valdesi e metodiste, anche quando si tratti di battesimo dei fanciulli, si inserisce in un quadro biblico, dottrinale ed etico che coincide col proprio. Per tale motivo esse riconoscono i membri delle chiese valdesi e metodiste come cristiani battezzati. Qualora membri di chiese valdesi e metodiste chiedano di entrare a far parte di chiese battiste, la loro ammissione avviene per certificazione sulla base della comune confessione della fede. La stessa procedura viene adottata qualora membri di una chiesa battista chiedano di entrare a far parte di una chiesa valdese o metodista.
Su tali basi, le chiese battiste, metodiste e valdesi in Italia ritengono che le differenze sulla questione battesimale si collochino all’interno di un consenso sufficiente a fondare la piena comunione ecclesiale.
Allegato 5
Art. 18/SI/89
Il Sinodo fa proprio il seguente atto del Corpo pastorale:
Il Corpo pastorale ha dibattuto il problema posto dall’art. 17/SI/87 riguardante il "fatto che alcuni Concistori e Consigli di chiesa hanno proceduto ad amministrare il battesimo a fratelli o sorelle che lo hanno richiesto al momento della professione di fede non ritenendo, in coscienza, di poter considerare tale l’atto ricevuto da fanciulli" e che invitava alla "elaborazione di un’organica linea di condotta relativa a questi casi comprendente anche l’eventuale riformulazione dell’art. 18 del regolamento sulle persone nella chiesa".
Il Corpo pastorale ritiene che la linea di condotta della nostra chiesa debba seguire l’art. 18 del RO.2/1977 nella sua attuale formulazione, in coerenza anche con la prassi delle chiese della famiglia riformata.
Rendendosi conto che ci possono essere casi in cui il battesimo ricevuto sia considerato incerto e problematico o non considerato tale da parte della coscienza di fede di qualche credente, il Corpo pastorale ritiene che si debba:
a) invitare le chiese e i pastori a sottolineare sempre la serietà del battesimo ricevuto;
b) invitare la Commissione per il culto e la liturgia a proporre un testo per la liturgia della confermazione e dell’ammissione di persone adulte in cui sia adeguatamente sottolineato il rapporto di questi atti con il battesimo ricevuto precedentemente.
Allegato 6
Documento del Corpo pastorale in occasione del Sinodo 2002
1.A favore del mantenimento della prassi attuale milita innanzitutto la comprensione del battesimo propria delle chiese della Riforma che, come la nostra, hanno sottoscritto la Concordia di Leuenberg la quale, al n. 14, recita: "Il battesimo viene compiuto con l’acqua e nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Per esso Gesù Cristo inserisce irrevocabilmente nella sua comunità di salvezza l’essere umano caduto per il peccato e la morte, per farlo diventare una nuova creatura. Con la potenza dello Spirito santo lo chiama alla sua comunità e a una vita di fede, alla conversione e al discepolato quotidiani". Il testo collega, senza identificarli, il battesimo e l’azione dello Spirito: è quest’ultima a rendere "irrevocabile" quanto avviene nel battesimo. Esso è cioè azione di Dio. Il dono di Dio nel battesimo è evidentemente elargito, anche in questa visione, in vista dell’accoglimento nella fede, ma non dipende da quest’ultimo e non si identifica con esso. Il battesimo è anzitutto una manifestazione della parola di Dio o anche, con espressione forse meno felice, un "segno ed dicace della dedizione e della promessa di Dio" (Comunione ecclesiale di Leuenberg, La dottrina e la prassi del battesimo [Vienna, 1994], 1.1). La realtà del battesimo, la sua qualità cristiana (espressioni che appaiono più pertinenti rispetto a "efficacia") risposano dunque sull’azione di Dio nello Spirito. Rispetto a ciò, il modo nel quale chi lo ha ricevuto comprende il proprio battesimo e il contesto ecclesiale nel quale esso si è svolto, per quanto non irrilevante, restano del tutto secondari. L’azione dello Spirito e la "parola di Dio nell’acqua" (Lutero), non l’autocoscienza credente fanno il battesimo.
2. In secondo luogo, il riconoscimento del battesimo celebrato in altre chiese indica che la realtà significata nel battesimo, cioè l’Evangelo, è più grande della chiesa e non dipende da quest’ultima. Si tratta di una convinzione di fondo che dovrebbe essere condivisa da tutte le chiese cristiane; in ogni caso essa è costitutiva del modo di comprendersi della chiesa evangelica. Questo argomento dovrebbe risultare particolarmente perspicuo a persone che, provenienti da altra chiesa, si inseriscono nella chiesa evangelica. Eventuali perplessità sulla realtà o qualità cristiana del loro battesimo potrebbero venire affrontate pastoralmente nella prospettiva qui delineata. Il riconoscimento della validità del battesimo ricevuto in altra chiesa non va interpretato come chiusura nei confronti dell’esigenza eventualmente avanzata da chi manifesta problemi nei confronti della teologia e/o prassi battesimale della chiesa di provenienza. Si tratta invece del riconoscimento del primato di Dio e della sua opera, in questo caso manifestata nel battesimo, su ogni teologia e prassi ecclesiale. E’ una scelta di apertura e come tale va spiegata.
3. In terzo luogo, vanno ricordate le ragioni di compatibilità ecumenica. La sottoscrizione della Concordia di Leuenberg non può essere priva di conseguenze operative, anche e proprio su questo terreno. Più in generale, va ricordato che la stessa Chiesa cattolico-romana riconosce il battesimo celebrato dalle chiese evangeliche e ortodosse, e l’ortodossia, anche quando non parli esplicitamente di riconoscimento, ammette, in contesti ecumenici, l’opportunità di evitare forme di ribattessimo. Il reciproco riconoscimento e/o la prassi ad esso ispirata è dunque gravida di potenzialità ecumeniche. Adottare forme di "ribattessimo" vorrebbe dire porsi al di fuori di tale dinamica di comunione. La questione della coerenza della prassi ecclesiale con i documenti che ci impegnano, come pure quella della compatibilità tra diversi documenti ecumenici (ad esempio la Concordia di Leuenberg e il Documento BMV del 1990 sul reciproco riconoscimento) non dovrebbe essere rimossa.
4. Come più volte ricordato nel corso della discussione, il battesimo va invece considerato nullo qualora il nome di Dio sia stato pronunciato impropriamente in occasione della sua celebrazione (ad esempio nel caso di un battesimo estorto con la violenza o con l’inganno).
In conclusione il corpo pastorale si esprime nel senso del mantenimento dell’attuale normativa, vedendo in essa un contributo a una prassi di accompagnamento pastorale conforme al modo nel quale la chiesa evangelica ha sempre compreso se stessa: espressione della chiesa una, santa, cattolica e apostolica in cui Cristo stesso accoglie mediante l’unico battesimo.
Allegato 7
Sinodo nazionale della Chiesa riformata di Francia, 24-27 maggio 2001
(Estratto da una delibera articolata sui sacramenti)
1. Nell’amministrare il battesimo prima che il bambino/a sia in età di comprendere, la Chiese riformata di Francia intende sottolineare la passività del credente nel movimento per mezzo del quale Dio salva. Essa dice a tutti i battezzati e in particolare ai genitori che il loro figlio non appartiene loro. Dio, dal quale egli riceve un’identità differente da quella che viene data a ciascuno dalla sua storia personale, lo ha amato per primo. Questa concezione del battesimo esclude l’idea secondo la quale la sua efficacia dipenderebbe dalle disposizioni personali del credente. Certi della fedeltà di Dio che non torna sulla sua parola, noi affermiamo che il battesimo viene ricevuto una volta per tutte.
2. Occorre, però, non trascurare la dimensione di esperienza credente che porta a ricevere il battesimo. Per sensibilità teologica, ma anche per preoccupazione pedagogica, certi genitori possono scegliere di differire il momento in cui il loro figlio sarà battezzato: perché egli sia parte interessata alla decisione, o semplicemente consapevole e di conseguenza capace di rallegrarsi e di ricordarsi. In questo caso, essi possono chiedere la presentazione del loro figlio a Dio. Inoltre, fare del battesimo dei bambini piccoli una sorte di abitudine o di un automatismo equivarrebbe, in una società come la nostra, a negare la dimensione dei percorsi personali e a svuotare il sacramento di una parte importante del suo significato.
3. L’offerta del battesimo riguarda tutti coloro che vengono afferrati dal messaggio dell’Evangelo. Nella preparazione pastorale, è essenziale un processo di formazione. Conviene ricordare che il battesimo richiede un impegno dei credenti. Questo non riguarda solo i battezzati o i loro genitori, padrini e madrine, ma tutta la comunità che ha la responsabilità di accompagnarli. Nel battezzare i bambini piccoli, la chiesa sa di essere sostenuta dallo Spirito. Essa compie un gesto che rinvia a una promessa di Dio di cui essa non è padrona.
4. La nostra tradizione ecclesiale considera che il battesimo dei bambini piccoli è il gesto sacramentale col quale viene significata la loro accoglienza nella chiesa di Gesù Cristo. Tuttavia, noi riteniamo che la presentazione che risponde alla domanda genitoriale di benedizione di un bambino, costituisca una scelta valida e ricca, tanto a livello pedagogico che spirituale. La presentazione fatta nella speranza che il bambino conosca l’Evangelo e riceva un giorno il battesimo, ha il suo significato proprio: la fiducia in Dio al quale i genitori affidano il loro figlio circa il quale essi riconoscono che egli non appartiene loro; la benedizione di Dio, cioè una parola amorevole che fin da ora accompagna il bambino; l’accoglienza della comunità e il suo impegno ad essere a fianco del bambino nel suo percorso catechetico.
5. Pur sforzandosi di assumere la sua missione di annunciare l’Evangelo, la nostra chiesa vive ormai come una minoranza in un mondo secolarizzato. Per questo considera come una ricchezza la varietà dei percorsi dei suoi membri che giustifica una diversità di pratiche.
Allegato 8
Per un dialogo all’interno della Federazione Protestante di Francia (Estratto)
(Settembre 1990)
L’iniziazione cristiana
Sarebbe interessante impegnarsi in una riflessione globale sull’iniziazione cristiana che non è stata sufficientemente considerata come un insieme. In effetti l’iniziazione cristiana è un processo costituito da elementi diversi che all’inizio costituivano una unità. Nel corso della storia si sono isolate le diverse componenti di questo insieme: catecumenato, confessione della fede, battesimo, partecipazione alla Cena del Signore e si sono elaborate specifiche teologie relative a ciascuno degli elementi ignorando di collocarli in una prospettiva globale. Si è spesso anche sconvolto l’ordine primitivo per circostanze contingenti. Le nostre difficoltà attuali non provengono forse dal fatto che noi non abbiamo più la visione d’insieme del divenire credenti e che ci contrapponiamo e opponiamo teologie frammentarie del battesimo, del catecumenato, della Cena del Signore, della confermazione, teologie che assolutizziamo al punto di renderle incompatibili?
Sarebbe importante fare un passo indietro sufficiente per pensare una teologia globale dell’iniziazione cristiana e tentare di vedere come le diverse tappe di questa iniziazione si collochino l’una in rapporto all’altra. La successione primitiva è determinante tanto da rimanere intangibile, oppure essa non può subire delle modifiche senza che l’iniziazione sia per questo svuotata di senso?
L’ordine dei diversi elementi è fissata una volta per sempre, oppure ci possono essere delle inversioni che nonostante tutto conservino all’iniziazione il suo pieno significato? Si è spesso accettato di spostare la partecipazione alla Cena del Signore e di collocarla nell’infanzia, o nel corso del catecumenato, senza per questo contestarne il valore? Non potrebbe avvenire la stessa cosa con il battesimo?
Non si potrebbe forse immaginare che l’insieme di battesimo, più professione della fede (al momento della confermazione) possa essere considerata come l’equivalente di un battesimo dei credenti, essendo i segni della grazia di Dio e della risposta della fede ambedue presenti, anche se separati nel tempo?
Documento sul battesimo: suggerimento per l’uso
di Massimo Aprile
Il documento sul battesimo, che trovate allegato, speriamo possa essere uno strumento di discussione e confronto su un argomento sempre attuale nelle nostre chiese. Questo, fondamentalmente per diverse ragioni. Il battesimo dei credenti per immersione, soprattutto nel suo significato ecclesiologico, rimanda ad un aspetto precipuo della identità dei battisti. In una società in cui la fede cristiana, anche quando appartiene alla tradizione culturale di un paese, non può più darsi più per scontata, essa va nuovamente testimoniata. E’ necessario chiedere alle persone di confrontarsi e rispondere alla chiamata evangelica. Il battesimo dei credenti ne offre un linguaggio al tempo stesso biblico e molto coinvolgente per tutta la persona. D’altra parte il processo ecumenico in atto tra le chiese, prima all’interno del mondo protestante, ma poi anche oltre i suoi confini, pone la questione del riconoscimento di quei cristiani che confessano la fede cristiana e che in coscienza ritengono valido il loro battesimo da infanti. A questa richiesta riconosciamo un grado di legittimità? Esiste una possibilità di venire incontro a questa richiesta fatta in buona coscienza?
Il documento indica una via nuova, per molti versi ancora da battere. Si tratta della proposta del riconoscimento di un processo di iniziazione alla fede cristiana, all’interno del quale potrebbe, in alcuni casi, trovarsi anche il battesimo da infante. Il documento suggerisce questa pista, cominciando da coloro coi quali abbiamo già un reciproco riconoscimento dei ministeri e dei membri di chiesa (Chiese valdesi e metodiste).
La proposta di lavoro nell’utilizzo di questo materiale è semplice:
Fotocopiate questo documento, poi il/la pastore/a o il/la catechista provveda a farne una presentazione, concentrandosi sul capitolo conclusivo, la chiesa si esprima infine sulla sua eventuale approvazione e/o sugli emendamenti da proporre.
La presentazione può essere quella classica: il/la pastore/a o il/la animatore/trice, fa un sunto del documento. Egli/ella evidenzierà gli aspetti originali, se giudica che ve ne siano, e quelli problematici o poco chiari. Si apre così una discussione alla fine della quale, la persona prescelta per moderare ne fa una "restituzione", cercando di elencare i pro e i contro e di mettere a fuoco i problemi più importanti per l’uno e per l’altro punto di vista.
Si discute ancora concentrandosi sulle cose più importanti.
Per coloro che cercano vie comunicative più coinvolgenti mi permetto di fare una proposta che ovviamente potrete modificare a vostro piacimento, adattandola alla situazione.
La tecnica proposta è quella di discutere a partire da un caso emblematico concreto (case study). L’incontro potrebbe andare così.
Il pastore offre le fotocopie del documento a tutti quelli che lo richiedono e che si impegnano a leggerlo.
In un primo incontro ne illustra brevemente i contenuti senza alcun commento.
In un secondo incontro (due ore) si analizza e si discute il seguente case study:
"Un fratello nigeriano, di nome Michael, frequenta la chiesa battista della città già da molto tempo. Michael proviene da una chiesa metodista africana. Ha ricevuto una buona istruzione alla fede cristiana. Oggi è un credente confessante molto impegnato. Michael benché sia un immigrato con tanti problemi di permesso di soggiorno (di recente è riuscito ad ottenerlo), di casa (condivide l’appartamento con altri connazionali), di nostalgia (ha due bambini e il secondo è nato quando era già qui in Italia e non l’ha ancora visto), offre alla comunità la decima con regolarità e generosità. Legge regolarmente la Bibbia, testimonia della sua fede ai suoi amici nigeriani e sovente ne porta qualcuno in chiesa. Michael sollecitato dal pastore, ha più volte dato la sua pubblica testimonianza di fede in Cristo. Durante la liturgia, al momento delle preghiere spontanee, la voce di Michael si sente sovente. Spesso fa una preghiera breve, di poche parole, per esprimere gioia, gratitudine, ma anche nostalgia della sua terra e della sua famiglia, intercessione per gli altri membri di chiesa.
Michael, rispettando quanto previsto dallo statuto della comunità locale, fa richiesta di diventare membro di chiesa. Nella lettera che indirizza al consiglio, Michael chiede di essere riconosciuto, sulla base della sua confessione di fede, come membro di chiesa battezzato. Pur conoscendo abbastanza bene le ragioni bibliche del battesimo da credenti, così come viene praticato dalla comunità, Michael chiede che sia riconosciuto la sua condizione di cristiano battezzato. Egli, perciò non desidera sottoporsi al battesimo (come qualcuno della comunità gli ha consigliato). Per lui sarebbe un ri-battesimo. Riconosce che quell’atto voluto soprattutto da sua madre, quando era bambino, a cui ha fatto seguito la testimonianza e la premura cristiana della sua comunità, dei suoi genitori, delle monitrici della scuola domenicale, ha una grande dignità teologica. Ecco le sue stesse parole: "Dio mi ha manifestato la sua tenerezza in questo modo, fin da quando ero molto piccolo. Egli ha atteso che divenissi un uomo libero e responsabile per farmi giungere alla testimonianza della mia fede. Oggi, sono pronto alla confermazione o a qualsiasi altra possibilità che mi permetta di dire che credo in Cristo e in lui pongo la speranza della mia vita. Vorrei però che il mio battesimo da infante, legato alla mia storia, alla mia chiesa d’origine, alla mia crescita e spiritualità, fosse riconosciuto anche da voi."
A questo punto il consiglio di chiesa si riunisce per analizzare la richiesta.
Si apre presto una discussione.
Un gruppo sostiene che questa richiesta non è assecondabile. Il massimo che si possa fare è accettare Michael come membro di chiesa ignorando la parte della sua lettera in cui rivendica il valore cristiano del suo battesimo da infante. Le argomentazioni sono diverse. Uno dei più appassionati difensori di questo partito sostiene che "essere battisti significa battezzare i credenti e non riconoscere il battesimo dei bambini". Michael chiede troppo, a suo avviso. "Per la nostra chiesa si tratterebbe di fare un suicidio teologico" ha affermato tra l’altro.
Un altro gruppo ritiene che vi siano altre questioni molto più importanti. Lo slogan di questo gruppo è più o meno questo: "I veri battisti sono quelli che badano alla sostanza e non alle forme. Michael è un cristiano confessante. Crede in Cristo secondo l’impostazione della fede riformata. Tutto questo basta. Anzi sarebbe bene che molti nostri fratelli e sorelle imparassero qualcosa da lui."
L’animatore/trice divide i presenti in due gruppi (in maniera del tutto casuale).
Ciascun gruppo discute per proprio conto per perorare una delle due cause (almeno 30 minuti). Ogni gruppo deve elencare, in ordine di importanza, almeno cinque ragioni per legittimare la propria opzione.
Una persona fa Michael.
I due gruppi si incontrano. Ciascuno elenca le proprie che trascrive per punti col pennarello grosso su un foglio da mettere sulla parete.
L’animatore /trice fa partire la discussione fra i gruppi a confronto. Michael è presente, ma per il momento, ascolta soltanto. Non è lecito fargli delle domande.
Il confronto col gioco dei ruoli dura per 20 minuti ancora.
Poi prende la parola Michael che dice come si è sentito, la sua percezione sia dei toni che delle argomentazioni.
A questo punto si esce dai ruoli prescritti e ciascuno riprende a discutere sulla base delle proprie convinzioni.
Insieme si cerca di rispondere a queste domande:
Si ritiene che il documento in esame possa fornire un aiuto solo per alcuni aspetti che sono….
Il riconoscimento del processo di iniziazione alla fede cristiana offre una soluzione al rapporto con chiese evangeliche che praticano anche il battesimo degli infanti? Se sì, quale.
Potremmo riconoscere che un credente battezzato da infante, che ha compiuto il cammino di iniziazione alla fede cristiana, sia riconosciuto come battezzato, solo se lo richiede per ragioni di coscienza; oppure solo se proviene da un’altra chiesa evangelica; oppure solo se proviene da una chiesa con la quale abbiamo stabilito un accordo di reciproco riconoscimento.
Qualsiasi cedimento su questa materia rischia di minare al fondo la nostra identità battista. Se si è d’accordo con questa affermazione, elencare quali aspetti si ritiene siano più in pericolo.
In altre parti del mondo i battisti considerano battesimo dei credenti anche quello di un bambino/a di 7-8 anni. Come consideriamo una persona battezzata a questa età, proveniente da un’altra chiesa battista? Esiste una differenza tra battesimo degli infanti e battesimo dei bambini? Se sì quale.
La proposta del documento, è nella sostanza condivisibile, ma va approfondita in questi aspetti …
Alla fine della discussione si propongono, se ritenuti necessari, concreti emendamenti al testo da inviare al Dipartimento di Teologia.
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