|
|||
| Meditazione sul testo della Genesi Genesi 2, 7-8 In questo testo Dio ci è presentato come un vasaio, che forma qualcosa dalla polvere della terra. Il termine che indica questa prima creatura formata dalla polvere della terra è infatti ha-adam, un gioco di parole tra adam e adamah che in italiano può essere reso con l’essere di terra, il terroso, il terrestre. Manca totalmente un riferimento alla sessualità di questa creatura terrestre.
2, 15-17 Dio prende adam e lo mette nel giardino per coltivarlo e custodirlo. Gli da un lavoro e lo rende una creatura responsabile.
2, 18-20 Dio formula un giudizio sulla sua creazione: non è bene che la mia creatura sia sola, le farò una compagnia, un aiuto convenevole, un aiuto adatto. Il termine utilizzato è solitamente attribuito a Dio stesso, come aiuto, come nel salmo 121 in cui leggiamo: alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore! Dobbiamo allora domandarci se chi aiuta è subordinato, e la risposta è no! Dio aiuta Israele, quindi è superiore ad Israele, più forte, più grande. Ciò significa che il termine che è stato usato per rendere la donna inferiore, in realtà è una parola che indica un essere superiore, anche se in questo caso non vi è superiorità, né inferiorità, ma corrispondenza, potremmo usare il termine partner.
2, 21-24 È il momento della creazione della sessualità. La creatura terrestre viene addormentata e in questo modo non può vedere ciò che accade. Cade in un sonno profondo e Dio da vasaio diventa chirurgo. Fa un’operazione e prende una costola dal fianco della creatura, gli prende un po’ di materiale, un po’ di quella polvere della quale è formato e costruisce. Abbiamo adesso, solo adesso il primo termine di identità sessuale, cioè issha, donna, e solo in questo momento adam diventa ish, uomo. Adam è cambiato, non è più un essere asessuato, ma un essere contrapposto ad issha, che è femminile. E l’ish, l’uomo è così felice che sbotta in un poema d’amore: adesso sì che ci siamo, questa è ossa delle mie ossa , carne della mia carne. Vi è il riconoscimento dell’uguaglianza e della reciprocità. Andiamo solo un per attimo più nel dettaglio. Il termine femminile issha, che indica donna, non deriva dal maschile ish, bensì da adam. Nel testo leggiamo l’uomo lascia suo padre e sua madre e si unisce alla sua issha, che è indipendente. Issha, quindi, è usato prima del maschile ish, quindi se vogliamo, possiamo dire che è stata creata prima la donna e poi l’uomo, ma non è questo che qui ci interessa, ciò che riteniamo importante è piuttosto la reciprocità.
Il testo ci dice che l’uomo e la donna erano nudi. Anche qui c’è un gioco di parole, tra la parola nudi e il temine che indica il serpente, infatti la parola ebraico per serpente ha la stessa radice di nudi, potremmo dire che è l’animale più nudo tra tutti gli animali, ed è anche il più astuto. È una creatura di Dio, non certamente il diavolo, ed è anche il più intelligente, tant’è che può parlare, e parla di teologia. La prima conversazione è quindi quella tra la donna e il serpente. L’argomento della prima conversazione umana è Dio, che in questo modo cesso di essere il soggetto dell’azione e diventa oggetto di conversazione. Potremmo dire che Dio scompare quando parliamo di lui. È molto interessante. Il serpente pone alla donna una domanda attraverso al quale la donna comincia ad interpretare il comandamento divino. Infatti la donna introduce il concetto del toccare. Dice che Dio ha comandato di non toccare e non mangiare il frutto dell’albero, ma questo non è esatto, poiché Dio ha comandato all’uomo solamente di non mangiare. La donna, quindi, è il primo rabbino, introduce delle leggi supplementari per non violare le leggi date da Dio. La donna è una creatura intraprendente e intelligente, mentre l’uomo non prende alcuna iniziativa. La donna porge il frutto all’uomo e questi lo prende e le mangia senza nemmeno considerare la possibilità di non mangiarlo. È passivo, inadatto.
3, 7- 13 Tutto comincia a disintegrarsi. Abbiamo prima di tutto la conoscenza dell’essere nudi. Le creature si rendono conto che non sono affatto divini, bensì nudi, senza difese. E si nascondono. Quando Dio li trova e domanda loro una spiegazione per quello che è accaduto, l’uomo subito scarica la responsabilità su Dio e sulla donna, infatti dice: la donna che tu mi hai messo accanto… uando Dio pone la stessa domanda alla donna lei risponde che il serpente l’ha ingannata, ma non dice: il serpente che tu hai messo nel giardino. La donna non tradisce l’uomo e non accusa Dio.
|
|||