Interventi

Meditazione sul testo della Genesi
di Cristina Viti


Genesi 2, 7-8
Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.
Dio il SIGNORE piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi pose l'uomo che aveva formato.

In questo testo Dio ci è presentato come un vasaio, che forma qualcosa dalla polvere della terra. Il termine che indica questa prima creatura formata dalla polvere della terra è infatti ha-adam, un gioco di parole tra adam e adamah che in italiano può essere reso con l’essere di terra, il terroso, il terrestre. Manca totalmente un riferimento alla sessualità di questa creatura terrestre.

 

2, 15-17
Dio il SIGNORE prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. Dio il SIGNORE ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».

Dio prende adam e lo mette nel giardino per coltivarlo e custodirlo. Gli da un lavoro e lo rende una creatura responsabile.

 

2, 18-20
Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui». Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all'uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l'uomo gli avrebbe dato. L'uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l'uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui.

Dio formula un giudizio sulla sua creazione: non è bene che la mia creatura sia sola, le farò una compagnia, un aiuto convenevole, un aiuto adatto. Il termine utilizzato è solitamente attribuito a Dio stesso, come aiuto, come nel salmo 121 in cui leggiamo: alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore! Dobbiamo allora domandarci se chi aiuta è subordinato, e la risposta è no! Dio aiuta Israele, quindi è superiore ad Israele, più forte, più grande. Ciò significa che il termine che è stato usato per rendere la donna inferiore, in realtà è una parola che indica un essere superiore, anche se in questo caso non vi è superiorità, né inferiorità, ma corrispondenza, potremmo usare il termine partner.

 

2, 21-24
Allora Dio il SIGNORE fece cadere un profondo sonno sull'uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui, e richiuse la carne al posto d'essa. Dio il SIGNORE, con la costola che aveva tolta all'uomo, formò una donna e la condusse all'uomo. L'uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo». Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.

È il momento della creazione della sessualità. La creatura terrestre viene addormentata e in questo modo non può vedere ciò che accade. Cade in un sonno profondo e Dio da vasaio diventa chirurgo. Fa un’operazione e prende una costola dal fianco della creatura, gli prende un po’ di materiale, un po’ di quella polvere della quale è formato e costruisce. Abbiamo adesso, solo adesso il primo termine di identità sessuale, cioè issha, donna, e solo in questo momento adam diventa ish, uomo. Adam è cambiato, non è più un essere asessuato, ma un essere contrapposto ad issha, che è femminile. E l’ish, l’uomo è così felice che sbotta in un poema d’amore: adesso sì che ci siamo, questa è ossa delle mie ossa , carne della mia carne. Vi è il riconoscimento dell’uguaglianza e della reciprocità.

Andiamo solo un per attimo più nel dettaglio. Il termine femminile issha, che indica donna, non deriva dal maschile ish, bensì da adam. Nel testo leggiamo l’uomo lascia suo padre e sua madre e si unisce alla sua issha, che è indipendente. Issha, quindi, è usato prima del maschile ish, quindi se vogliamo, possiamo dire che è stata creata prima la donna e poi l’uomo, ma non è questo che qui ci interessa, ciò che riteniamo importante è piuttosto la reciprocità.



2, 25-3, 6
L'uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.
Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; ma del frutto dell'albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete"». Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male».
La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.

Il testo ci dice che l’uomo e la donna erano nudi. Anche qui c’è un gioco di parole, tra la parola nudi e il temine che indica il serpente, infatti la parola ebraico per serpente ha la stessa radice di nudi, potremmo dire che è l’animale più nudo tra tutti gli animali, ed è anche il più astuto. È una creatura di Dio, non certamente il diavolo, ed è anche il più intelligente, tant’è che può parlare, e parla di teologia. La prima conversazione è quindi quella tra la donna e il serpente. L’argomento della prima conversazione umana è Dio, che in questo modo cesso di essere il soggetto dell’azione e diventa oggetto di conversazione. Potremmo dire che Dio scompare quando parliamo di lui. È molto interessante.

Il serpente pone alla donna una domanda attraverso al quale la donna comincia ad interpretare il comandamento divino. Infatti la donna introduce il concetto del toccare. Dice che Dio ha comandato di non toccare e non mangiare il frutto dell’albero, ma questo non è esatto, poiché Dio ha comandato all’uomo solamente di non mangiare. La donna, quindi, è il primo rabbino, introduce delle leggi supplementari per non violare le leggi date da Dio.

La donna è una creatura intraprendente e intelligente, mentre l’uomo non prende alcuna iniziativa. La donna porge il frutto all’uomo e questi lo prende e le mangia senza nemmeno considerare la possibilità di non mangiarlo. È passivo, inadatto.

 

3, 7- 13
Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s'accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino.
Dio il SIGNORE chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell'albero, che ti avevo comandato di non mangiare?» L'uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato». Dio il SIGNORE disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato».

Tutto comincia a disintegrarsi. Abbiamo prima di tutto la conoscenza dell’essere nudi. Le creature si rendono conto che non sono affatto divini, bensì nudi, senza difese. E si nascondono. Quando Dio li trova e domanda loro una spiegazione per quello che è accaduto, l’uomo subito scarica la responsabilità su Dio e sulla donna, infatti dice: la donna che tu mi hai messo accanto… uando Dio pone la stessa domanda alla donna lei risponde che il serpente l’ha ingannata, ma non dice: il serpente che tu hai messo nel giardino. La donna non tradisce l’uomo e non accusa Dio.