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Predicazione di Vittorio De Palo del 30 Settembre 2007

 

Nascita di Giovanni il Battista
Luca 1:57-66

 

Compiutosi per lei il tempo del parto, Elisabetta diede alla luce un figlio.
I suoi vicini e i parenti udirono che il Signore le aveva usato grande misericordia, e se ne rallegravano con lei.
L'ottavo giorno vennero a circoncidere il bambino, e lo chiamavano Zaccaria dal nome di suo padre.
Allora sua madre intervenne e disse: «No, sarà invece chiamato Giovanni».
Ed essi le dissero: «Non c'è nessuno nella tua parentela che porti questo nome».
E con cenni domandavano al padre come voleva che fosse chiamato.
Egli, chiesta una tavoletta, scrisse così: «Il suo nome è Giovanni». E tutti si meravigliarono.
In quell'istante la sua bocca fu aperta e la sua lingua sciolta, ed egli parlava, benedicendo Dio.
E tutti i loro vicini furono presi da timore; e tutte queste cose si divulgavano per tutta la regione montuosa della Giudea.
Tutti quelli che le udirono, le serbarono nel loro cuore e dicevano: «Che sarà mai questo bambino?» Perché la mano del Signore era con lui.

 

PREDICAZIONE

Il nome è una cosa seria.

Io l’ho capito in vacanza al mare, un’estate che ero ancora adolescente. Una sera con gli amici avvicinammo un gruppetto di ragazze ed io mi misi a camminare lungo la passeggiata a fianco di una di loro. Ciao, come ti chiami? E lei: io non mi chiamo, mi chiamano gli altri. Ho capito, pensai, crede di essere simpatica, ma ora la frego io. Le domandai: e come ti chiamano gli altri? E lei: forte da lontano e piano da vicino.

Fu ermetica e non mi volle dire il suo nome, forse perché il nome è una cosa seria.

I combattenti di arti marziali in oriente avevano un secondo nome e si presentavano con quello, al posto del proprio vero nome che era noto solamente ai membri del proprio clan e tenuto nascosto a tutti gli altri, altrimenti sapendo quel nome, il nome vero, i nemici li avrebbero potuti uccidere o anche solo sconfiggere.

Dio nell’AT cambia nome alle persone che chiama a lui: Abramo e Sara, per esempio.

Genesi 17:5 “non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abraamo, poiché io ti costituisco padre di una moltitudine di nazioni.”

Oppure Genesi 17:15 “Dio disse ad Abraamo: «Quanto a Sarai tua moglie, non la chiamare più Sarai; il suo nome sarà, invece, Sara.”

Il nome di Dio non va pronunciato invano, secondo i dieci comandamenti, e negli scritti ebraici quel nome, affinché non fosse pronunciabile per niente, lo si trova col tetragramma Yhwh. Fin dal periodo del ritorno dall’ esilio gli ebrei osservanti smisero del tutto di pronunciare il nome di Dio, e la pronuncia Yahwèh è ricostruibile solo in base ad alcuni accenni dei padri della chiesa, altrimenti sarebbe a noi del tutto sconosciuta.

Il NT racconta che Paolo di Tarso si chiamava Saulo, ma dopo la propria conversione a Cristo cambia nome assumendone uno nuovo.

Secondo Mc 3,16 Gesù diede a Simone il nome di Pietro.

Insomma il nome è una cosa importante, non perché sia importante chi lo porta, ma perché il nome ha a che fare col possesso, e anche con la strada da percorrere.

Chiamare una cosa o qualcuno per nome è già un po’ possederla.

La Bibbia traccia le famose genealogie di vari personaggi per dire qual è la strada che la persona di cui si parla sta percorrendo o è destinato a percorrere.

Il nome delle persone della Bibbia cambia dopo la chiamata di Dio perché cambia la strada che essi percorreranno da quel momento in poi. Il nome è una cosa seria.

Le persone del racconto di stamani danno al bambino il nome del padre, non perché stanno semplicemente cercando un termine per identificare il bambino, ma perché lui è appena nato ed essi stanno già stabilendo quale sarà e dovrà essere la sua strada nella vita.

Non stanno rendendo onore al padre o ai suoi antenati, stanno determinando il futuro di quel bambino.

E per il peso che il passato e la tradizione rivestono, c’è posto nel mondo per quel bambino solo se il suo futuro sarà uguale al passato dei suoi padri.

C’è stato un intervento del Signore, che avendo creato la natura ha potuto e voluto cambiare le leggi di quella natura modificando la donna sterile in madre di Giovanni. Ma ora, per loro, il Signore ha finito, si faccia da parte, il futuro del bambinodovrà essere quello e solo quello che il mondo stabilisce, conforme a ciò che il mondo è sempre stato: le sue leggi sociali, culturali, nazionali, religiose, economiche.

Il padre di Giovanni, Zaccaria, sacerdote nel tempio del Signore, servitore di Dio, non aveva creduto che Dio potesse cambiare le leggi di una natura che invece proprio Dio ha creato, che cioè Elisabetta sua moglie potesse diventare madre.

Se i credenti, se i cristiani, si dimenticano che tutto ciò che esiste nel mondo è venuto dopo Dio, e solo perché Dio ha voluto che il mondo fosse, come Zaccaria non possono che trasformarsi in sacerdoti muti, in chitarre senza corde, in musica senza suono.

Non possono più cantare Dio al mondo perché il mondo è diventato il loro dio, dal potere insuperabile, e quindi la loro gabbia. Non accettando la possibilità che Dio regni su qualunque cosa esiste, non potrà nascere da loro nulla, e la loro vita, anche la loro vita di fede, sarà solo una madre sterile, una grande incompiuta. Rimarranno prigionieri del passato, di ciò che è sempre stato, di ciò che, creduto immutabile, è stato perfino nobilitatodiventando tradizione da celebrare.

E il loro servizio al Signore non potrà essere che quello delle persone del racconto di stamani, osservatori di un bambino di cui ignorano il nome, e perciò chiamato col nome del padre, persone insomma osservatori e annunciatori del niente.

Eppure Zaccaria crede in Dio, lo serve nel tempio con sincerità: qual è allora il problema?

Il problema è che Zaccaria crede in Dio, ma non crede a Dio. Crede in Dio, ma non che egli è Dio, il Dio onnipotente.

Dio invece è onnipotente, per cui chi non ha fede che esista può provare invece ad averla, e chi la fede ce l’ha, la può trasformare in fiducia, fiducia nel suo potere di intervenire, di cambiare qualunque cosa e qualunque persona.

Il futuro del bambino è stato stabilito si, ma da Dio. Per la potenza di Dio, la cui mano sarà con lui, e solo per questo, egli sarà Giovanni il battista, il più grande dei profeti, perché annunciatore dell’avvento di Cristo e del Regno di Dio.

Contro la legge del passato che si ripete sempre uguale, contro le cose che non possono cambiare e diventare nuove, Zaccaria si fa passare una tavoletta e, come fece Mosè, scrive la nuova legge di Dio, egli scrive del bambino “il suo nome è Giovanni”, perché la legge di Dio non è altro che la volontà di Dio, che viene accettata anche non capendola, anche contro le leggi del mondo, anche prima che il tempo sia maturo a che essa si affermi.

Ma viene accettata solo da chi ha trasformato la propria fede in fiducia.

Ma se, pur desiderandola, non c’è mai stata questa trasformazione della fede in fiducia? O c’è stata da ormai troppo tempo? O non abbastanza?

Se la si desidera, solamente che ancora non c’è, poiché quel desiderio è stato Dio a metterlo dentro di noi, esiste uno strumento per far avvenire questa trasformazione, e cioè chiederla in preghiera a Dio, perché Gesù ha detto: chiedete e vi sarà dato.

E allora nell’armadio dell’anima si aprirà quel cassetto che porta la targhetta “fiducia”, e in quel cassetto andrà ad abitare lo Spirito di Dio, la sua Parola, e il nostro occhio non vedrà più come prima, perché la presenza di Dio nel cassetto della fiducia l’avrà fatto diventare un occhio profetico, un occhio che non vedrà più ciò che è, ma ciò che sarà, un occhio che vedrà l’arrivo del Signore, il suo intervento, sulla strada della nostra vita e del mondo che abitiamo, una strada assolutamente sconosciuta rispetto a quella disegnata da noi stessi nella nostra testa, che è fatta solo di passato, di leggi morali, sociali, economiche, religiose, sempre uguali, ma una strada, invece, che Dio ha tracciato, quando, prima ancora di decidere che ognuno di noi nascesse, aveva già messo nella nostra mente e nel nostro cuore il desiderio di camminare con lui, e nell’armadio della nostra anima quel cassetto da poter aprire per farvi entrare ed abitare colui che tutto può.

La sterile diventa madre del bambino, cioè dell’avvenire, già stabilito da Dio, il sacerdote muto diventa il cantore della salvezza donata a tutti, i custodi del passato e di ciò che è sempre stato diventano i testimoni e gli annunciatori dell’opera di Dio.

Noi credenti abbiamo un compito, dovremo essere nuovi, diversi dai nostri padri e madri, e dovremo lasciare che le nuove generazioni siano donne e uomini nuovi diversi da noi.

Donne e uomini nuovi prepareranno la via del Signore, come Giovanni la preparò a Gesù Cristo, perché il Signore farà nuova ogni cosa del mondo.

Amen.