Il cerchio che non quadra                                                                                                home

Questo sermone è stato pronunciato dalla nostra pastora domenica 22 giugno, e costituisce una riflessione sul tema del discepolato, argomento centrale dell'ultima Assemblea dell' UCEBI


Luca 5,1-11

1 Mentre egli stava in piedi sulla riva del lago di Gennesaret e la folla si stringeva intorno a lui per udire la parola di Dio, 2 Gesù vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti. 3 Montato su una di quelle barche, che era di Simone, lo pregò di scostarsi un poco da terra; poi, sedutosi sulla barca, insegnava alla folla.
4 Com'ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare». 5 Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». 6 E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano. 7 Allora fecero segno ai loro compagni dell'altra barca, di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutt'e due le barche, tanto che affondavano. 8 Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». 9 Perché spavento aveva colto lui, e tutti quelli che erano con lui, per la quantità di pesci che avevano presi, 10 e così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». 11 Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

Giovanni 21,1-11

1 Dopo queste cose, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mar di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera.
2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3 Simon Pietro disse loro: «Vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che era Gesù. 5 Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?» Gli risposero: «No». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci.
9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete preso ora». 11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò.

 

Che tristezza! Vi farò diventare pescatori di uomini aveva promesso loro Gesù. L'ebreo Gesù, il figlio di un popolo che al mare preferisce la terra, figlio di popolo di pastori, figlio di un falegname, si era rivolto ai pescatori. E loro lo avevano seguito. Senza tante domande. Almeno all'inizio. Poi i miracoli, i discorsi dirompenti, le moltiplicazioni dei pani e di pesci, le domande.. “chi è costui?”. Che fitta, che delusione immane, la fine, la croce. Lo esprime bene Luca, al cap. 24, quando i due discepoli discorrono con quello che credono uno sconosciuto parlando di Gesù, delle loro speranze disattese.

All'evangelo di Giovanni non basta una fine. Gesù è apparso a Maria Maddalena, ai discepoli, a Tommaso, il Vangelo può concludersi . I vv. 30-31 del capitolo 20 sembrano dire la parola fine alla parabola del Figlio di Dio. Ma qualcosa non torna. C'è come una paura di lasciare dei vuoti, di far andare via troppo presto Cristo dalle vite dei discepoli e dalle nostre. Ok, è apparso in un momento di sconforto, di paura, i discepoli erano chiusi in casa... ma è nella vita di ogni giorno che ci mancherà. Così ecco il cap. 21, che come tutte le fini, rimanda ad un inizio, all'inizio della storia di Gesù all'inizio della chiamata dei suoi discepoli.

 

Uno dei termini chiave dell'ultima assemblea generale dell'Unione Battista è stato il discepolato. Motto dell'assemblea il “vieni e seguimi” che Gesù rivolge al giovane ricco. In tre gruppi, coordinati dai segretari dei dipartimenti, abbiamo cercato di riflettere sul senso del discepolato per le nostre vite e per le chiese battiste in Italia. Ero nel gruppo coordinato dal dipartimento di teologia: una cosa interessante è accaduta. Diversi interventi hanno usato le parole di alcuni racconti biblici per cercare di trovare una cornice entro cui situarsi. A partire da questi interventi ho pensato di proporvi alcuni culti sul tema del discepolato, così come le Scritture raccontano. Questo vuole essere un po' l'introduzione. Il primo intervento, di un fratello del nord Italia, ha fatto riferimento alla chiamata di Gesù ai discepoli ( vi farò pescatori di uomini), per sottolineare l'importanza dell'evangelizzazione, dell'annuncio che la fede in Gesù Cristo può cambiare la mia vita.

 

Da qui partiamo. Tornando alla fine del vangelo di Giovanni. Che tristezza. Vi farò pescatori di uomini, aveva detto Gesù, ed ecco che non siamo più in grado nemmeno di essere semplici pescatori. Dopo il sogno della sequela di Cristo, i discepoli sembrano essere tornatialle loro vite precedenti, dopotutto pescare pesci lo sapevano fare davvero. Eppure quella notte la loro barca era piena solo di delusione.

Gesù appare loro in mezzo a questa delusione; non era per avere le reti vuote che erano usciti a pesca, non era per vederlo morire in croce che avevano seguito Gesù e come per i discepoli sulla via di Emmaus, i discepoli pescatori non lo riconoscono.

Primo respiro: Gesù abita la delusione. Il discepolo, la discepola non è lasciato solo nella sua angoscia, nel vuoto della routine, Gesù mi viene incontro nella mia banalità quotidiana, proprio quando riprendo il mio lavoro senza convinzione. Ma c'è ancora un piccolo passo in più. La pesca avviene quando non è più il tempo opportuno. La notte è passata quando Gesù, in incognito, dice : “Gettate la rete dal lato destro, e ne troverete”. Sono queste parole che fanno sorgere un 'alba nuova sul discepolato. Possiamo e dobbiamo riflettere sul nostro modo di essere discepoli e discepole, formare ministri, pastori e pastore, animatori musicali, giovanili, parlare di missione e di evangelizzazione, pensare alla sostenibilità dell'Unione in termini economici... ma il cerchio non deve quadrare. Questo fa la differenza con un'azienda, anche con la più eticamente corretta. L'orizzonte del discepolo, della discepola, non è una chiesa efficiente, ma il regno di Dio.“ Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci” ( Matteo 13,47). Il nostro mestiere, sia quello di pastore, o di pescatore, il mestiere di credere si fonda sulla fiducia nell'Altro, che ti fa buttare la rete dalla parte giusta. E questa fiducia è dello stesso registro del riso di Sara di fronte all'annuncio di un figlio, dello stupore dei discepoli di fronte a Gesù che rimprovera i mari e il vento, della meraviglia delle donne al sepolcro. Le mozioni, gli incarichi, le riflessioni,l'impegno, se hanno come fine il far andare avanti la chiesa, o la propria sopravvivenza, rischiano di incontrare la delusione dei pescatori esperti che tornano a riva a reti vuote. Il cerchio non deve quadrare: il discepolo, la discepola sono chiamati ad affidarsi. Questo per me è il criterio a partire dal quale poter costruire una “teoria” e chiaramente una prassi del discepolato.

Secondo respiro: Tutto sta nel buttare le reti dalla parte giustae “ sulla tua parola”.Gennaro Matino, sacerdote cattolico di Napoli scrive, nel libro Mestieri all'aria aperta, pastori e pescatori nell'Antico e Nuovo Testamento: “E' la parte giusta quella di chi pensa alla vita come sola sopravvivenza? E' la parte giusta quella di chi agisce solo per sfruttare condizioni, situazioni, affari a danno degli altri? E' la parte giusta quella di chi condanna alla fame, alla nudità, all'ignoranza, alla schiavitù creature che come tutti gli uomini hanno avuto in dono la vita? Buttare la rete dalla parte giusta è questione di fiducia, di fede.Si può anche tornare sui propri passi, si può rimettere in discussione un'intera notte di fatica, l'arte di un mestiere imparato in una vita intera, si può anche essere insultati nel ritornare a pescare in ore inopportune, ma se quella pesca apre al miracolo di una nuova umanità che sappia nuotare nel mare della pace, allora “ Sulla tua parola getterò la rete.”

Terzo respiro: la convivialità. Gesù aspetta i discepoli con le reti piene di pesci con il barbecue acceso. La fiducia è compagna della comunione. Nella concretezza di questa colazione a pane e pesce Gesù offre un assaggio del banchetto del Regno dei cieli, in cui Dio dimorerà con il suo popolo, come scrive il libro dell'Apocalisse: e “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perchè le cose di prima sono passate”.

Gran bella pesca quella che ci attende: una pesca miracolosa che renderà giustizia dell'afflizione dell'umanità. Una pesca che mette in crisi il nostro savoir faire, l'oculatezza, la prudenza, e si apre al “non è il momento” del Regno, alla sua urgenza. Non è una pesca facile, né scontata, una pesca dove le reti saranno colme di tutti i tipi di pesci e dove la gioia prenderà il posto della tristezza. Ma se la fiducia, la fede, anche quella piccola, può spostare le montagne, allora può riempire anche le reti.


   Discepolato

Possiamo e dobbiamo riflettere sul nostro modo di essere discepoli e discepole, formare ministri, pastori e pastore, animatori musicali, giovanili, parlare di missione e di evangelizzazione, pensare alla sostenibilità dell'Unione in termini economici... ma il cerchio non deve quadrare. Questo fa la differenza con un'azienda, anche con la più eticamente corretta. L'orizzonte del discepolo, della discepola, non è una chiesa efficiente, ma il regno di Dio.

Le mozioni, gli incarichi, le riflessioni, l'impegno, se hanno come fine il far andare avanti la chiesa, o la propria sopravvivenza, rischiano di incontrare la delusione dei pescatori esperti che tornano a riva a reti vuote.