Il coraggio della fede                                                                                                home

Sermone di Alberto Farci del 21 settembre 2008, sui testi di Matteo 3: 7-12; Luca 14: 7-11; Geremia 29: 4-7


Nelle nostre comunità aleggia un senso di disorientamento e di sconforto, ci rendiamo conto di non avere confini certi e sicuri per la nostra fede. Oggi le nostre comunità sono molto più aperte verso l'esterno, ma sono diventate anche più piccole e più fragili. Le comunità di 30 - 40 anni fa, numerose, con una forte identità e ancor più forti contrapposizioni con l'esterno non esistono più perché quel mondo non esiste più. L'apertura alle attività sociali, alla politica, alle altre chiese cristiane, alle altre religioni e culture è stata la scelta obbligata che la vita ci ha posto e ci pone continuamente davanti. Però questa società che si sta evolvendo dinnanzi ai nostri occhi e che ci vede partecipi ci piace sempre meno. Stiamo vedendo cose che pensavamo di non vedere mai più nella nostra nazione ed assistiamo, spesso attoniti,ad una sempre maggiore intolleranza verso il diverso che sfiora il razzismo, alla costituzione di ronde per l'ordine e la sicurezza, agli assalti ai campi rom, ai tentativi di linciaggio degli extracomunitari, ed è di questi giorni l'uccisione di un giovane italiano nero per aver rubato un pacco di biscotti. Vediamo che ormai l'intolleranza pervade la politica,le trasmissioni televisive, la scuola e si esprime ai massimi livelli nel calcio i cui tifosi più esagitati hanno ormai licenza di fare e distruggere tutto ciò che vogliono.

Ebbene volenti o nolenti noi siamo il prodotto di questa evoluzione sociale e nel bene e nel male partecipiamo a questa evoluzione, ma comecristiani evangelici dobbiamo sapere bene chi siamo,che cosa vogliamo fare e quale spazio abbiamoin questa società. Dobbiamoinnanzitutto renderci conto, come ha più volte affermato il pastore Paolo Ricca “ che lo spazio per il protestantesimo italiano lo crea il contenuto e cheil contenuto è l'evangelo ”.

Scrive il teologo Andrè Gounnelle “ L'evangelo annunciato ed ascoltato è l'evento che costituisce la chiesa e può prodursi in un qualsiasi luogo : nel corso di un culto,di una conversazione ,all'angolo di una strada,nel bar o in un salotto. Ma l'evangelo passa davanti davanti alla chiesa, non si confonde con lei e rimane libero nei suoi confronti. La proclamazione della Parola di Dio costituisce il fatto primario che comanda e determina tutto il resto compresa la comunità “. Nella vita protestante viene prima il legame con Gesù il Cristo, che è personale, diretto e senza intermediari e che possiamo raffigurare, secondoil teologo tedesco Schleiermacher, con lo schema : Gesù il Cristo –> fedele –> chiesa o comunità; a differenza dal cattolicesimo che lo raffigura: Gesù il Cristo –> chiesa --> fedelee che abbiamo visto ben esemplificatonellavisita del papa a Cagliari con il papa assiso in trono, conalla sua destra le autorità civili e politiche, alla sua sinistra l'alto clero e in fondo, lontano, i fedeli. Per noi protestanti la chiesa o la comunitànon è la fonte della fede ma è il fruttodella fede. E molto spesso ci chiediamo maa che cosa serve la comunità? Per il teologo André Gounnelle le risposte che generalmente si danno sono tre. La primae che la funzione essenziale della comunità è quella di annunciare e insegnare la parola di Dio. La seconda e che la funzione della comunità è che fratelli e sorelle imparino a conoscersi, amarsi, vivere insieme nella condivisione delle gioie e delle pene. La terza vede la comunità come una cellula militante, uno strumento d'azionedi cui Dio si serve per cambiare il mondo. A seconda della risposta che noi preferiamo verrà data di volta in volta la priorità alla predicazione, o alla vita comunitaria o all'azione. Per la verità la definizione della chiesa o comunità che ha caratterizzato la riforma protestante ci orienta verso la prima risposta. Scrive infatti Tommy Fallot , che ha ispirato il movimento del “ cristianesimo sociale ““ i cristiani possono associarsi per affrettare in vari modi il trionfo della solidarietà senza che la loro associazione possa pretendere il titolo di chiesa”. Scrive ancora André Gounelle : “ nella vita cristiana la chiesa rappresenta il momento essenziale e fondamentale dell'ascolto dell'evangelo. Questo ascolto, se è fedele deve condurre ad un impegno. Perme è necessario ascoltare la Parola e perciò sono nella chiesa. Ma è necessario che poi ne esca e che vada altrove per mettere in pratica questa parola “.Scriveva Lutero nel 1521 “ non è perché la chiesa parla che vi è la parola di Dio. Ma quando la Parola è detta , allora ecco la chiesa. Essa non crea la Parola, è creata dalla Parola di Dio “.

La comunità predica l'evangelo e amministra il battesimo e la santa cena nel corso del culto,e nel protestantesimo classico il culto riveste una importanzacentrale e svolge un ruolo decisivo ”. Il pastore Bertrand nel suo libro “ il protestantesimo “ scrive “ il culto è l'atto essenziale della chiesa “ e così il pastore Roland de Purynel libro “ che cosa è il protestantesimo “ scrive “ il culto è sempre stato e sempre resterà al centro della vita protestante “.

Ma quando parliamo di culto non dobbiamo intendere solo ed esclusivamente quella cerimonia che avviene generalmente la domenica mattina o il pomeriggio, ma anche i culti familiari, i culti radio, il culto per lo studio biblico,ecc. Notiamo con crescente preoccupazione che il numero dei partecipanti alle assemblee domenicali o culto si vanno sempre più assottigliando per non parlare del culto dello studio biblico che viene frequentato quando va bene da cinque sei fedeli. La vita moderna sembra non poter coesistere con il tempo per il culto. Il sovraccarico di lavoro durante la settimana,lo sport e il tempo dedicato ai tanti impegni del tempo libero ci fanno dire troppo spesso : “ma almeno la domenica possiamo restarcene a casa e godere di un po' di riposo, e poi le liturgie del culto sono così vecchie eil sermone è il più delle voltetanto noioso”. Queste sono le più banali giustificazioni che adduciamo . Scrive André Gounnelle “ nella nostra vita di cristiani nulla può sostituire l'ascolto della Parola di Dio, né il servizio e l'amore per il prossimo,né l'apertura e la disponibilità agli altri,né l'azione e la devozione a grandi cause, né la rettitudine e l'onestà rigorose. Il culto é indispensabile per la vita del cristiano, se scompare la fede muore. Quando l'evangelo non épiù annunciato e spiegato in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento non vi sarà piùnéfede, né chiesa, né protestantesimo ”. Dio non ha bisogno delle nostre offerte, delle nostre liturgie, dei nostri canti e dei nostri riti più o meno elaborati e misteriosi.

Al contrario la comunità ha bisogno della parola che Dio le rivolge perché questa parola le porta l'annuncio del perdono e del senso della vita. Nel protestantesimo si è sempre data una importanza fondamentale alla predicazione, infatti nel sedicesimo secolo si diceva andareal sermone e il sermone occupava gran parte del culto e poteva durare anche tre quarti d'ora, ma per noi che ormainon sappiamo più ascoltareun sermone di tre quarti d'ora sarebbe praticamente inascoltato visto che facciamo fatica, e molto ci distraiamo,a seguireun sermone diquindici – venti minuti. Ma quale è lo scopo del predicare, a che cosa serve il sermone. Le risposte anche in questo case sono differenti : per alcuni la predicazione serve soprattutto come insegnamentoe per far conoscere e capire l' evangelo, per altri ha la funzione di un messaggio che deve raggiungere e convincere coloro che ascoltano, per altri ancora serve per adattare il messaggio evangelico alla situazione contingente. Le tre risposte si completano, in teoria ci vorrebbe una predicazione che dia contemporaneamente un insegnamento, che ci richiami con forza e renda attuale il messaggio. Se seguiamo con attenzionei sermoni che domenica dopo domenica ascoltiamo c'è sempre qualche frase che ci può interessare e che ci riguarda. Troppo spesso durante la spiegazione del sermone siamo eccessivamentedistrattinel fare altro,leggere le cose che ci interessano di più, parlare con il nostro vicino di banco, scrivere qualche appunto e cosi le paroledette da colui o colei che predica ci scivolano addosso senza alcuna importanza e a lungo andare venire al culto significa annoiarsi. Dobbiamo ricordarci sempre che il culto in tutte le sue manifestazioni è per prima cosa la testimonianza della libertà e della grazia di Dio il cui evento si ripete continuamente. Ogni membro della comunità assolve la sua funzione con i doni che il Signore gli ha donato ma nessun membro può esibirsi con il proprio carisma particolare. La comunità dovrà cercare sempre la sua strada ed essa lo potrà fare se vivrà con estrema risoluzione della libertà e fedeltà di Dio non certoin forza del proprio ordinamento, o della propria vitalità religiosa o di carismi personali ostentati.

Molti cristiani oggi pensano che per adempiere la loro personale missione sia sufficiente dar da mangiare agli affamati,distribuire indumenti,visitare gli ammalati e i carcerati, ma poi tutto si ferma lì.

Bisogna anche dare voce a coloro che voce non hanno e cioè alle vittime dell'ingiustizia e delle violenze La comunità deve stare anche al fianco dei più deboli, di tutti coloro che non possono usufruire di alcun diritto. É necessario che la comunità si distingua nella società attraverso il suo agire quotidiano cercando di essere presente in ogni ambito della vita sociale e civile della nostra città, mostrando l'evangelo con i fatti e il proprio modo di operare, indicando quale sia la differenza tra l'essere religiosi ed essere figli di Dio.Significa che dobbiamo impegnarci anche per la salvaguardia del creato in un mondo dove l'inquinamento ambientale e sempre più grave,il numero delle specie animali e vegetaliin forte diminuzione e la distruzione degli ecosistemi avviene a ritmi sempre veloci e noi cristiani poco abbiamo fatto per la salvaguardia del nostro pianeta secondo le parole di Genesi2 :15“ Dio,il Signore, prese l'uomo e lo mise nel giardino di Eden per coltivare la terra e custodirla “. Mediante i nostri piccoli gesti concreti di tutti i giorni noi possiamo dare un forte contributo alla salvaguardia del creato.

E non possiamo certo dimenticare il nostro sostegno per l'ecumenismo che ci vede impegnati come comunità e che portiamo avanti nonostante ci siano delle difficoltà. Il vescovo di Pinerolo, che ha parlato a nome della Cei al Sinodo valdese, ha definito l'ecumenismo una lotta da sostenere nonostante tutto, nonostante la stanchezza ,l'usura e la tentazione di rompere. Ci conforta sapere che le assemblee ecumeniche continuano in tantissime città d'Italia, e questo stare insieme e condividere risorse e speranze é un bellissimo esempio di ecumenismo reale che ci aprono lo sguardo sulle diverse questioni che le chiese sono chiamate ad affrontare nei diversi contesti. Ebbene di fronte alla crisi che lenostre chiesevivonodobbiamo veramente avere il coraggio della fede per andare avanti e non farci prendere dallo sconforto.

Care sorelle e cari fratelli abbiamo davanti a noi un anno ecclesiastico pieno di impegni e di lotte, ognuno di noi sceglierà l'impegno che maggiormente l' interesserà sapendo bene che il Signore veglia sulla nostra comunità e ci spiana la strada, ma che attende da noi un cambiamento concreto della nostra mentalità e della nostra vita. Amen