Il granello di senape                                                                                                  home

Sermone di Cristina Arcidiacono del 14 settembre 2008, sul testo di Luca 17, 5-10- 20-21


Introduzione

Nei suoi libri la Bibbia narra storie di fede, di relazione tra il Signore e gli uomini e le donne. E Gesù? Come parla Gesù della fede?

Nei passi che abbiamo letto oggi viene dato un esempio del modo di Gesù di parlare ai suoi discepoli: Per immagini e attraverso paradossi.

 

Contesto stretto: Gesù parla con i discepoli, contesto di insegnamento e di esortazione. La comunità stessa si riconosce nei discepoli e fa propria la domanda. “Aumentaci la fede” (“aggiungi a noi fede”). Primo paradosso. Il granel di senape. Alla grandezza desiderata corrisponde la piccolezza di un seme. (Passano i granelli di senape tra le panche). E' davvero piccolo un granello di senape: anche il più modesto in fondo in fondo può pensare, beh, la mia fede non è poi così piccola! Non si tratta tanto di un giudizio sull'assenza di fede, quanto un'invito a guardare alla propria esistenza a partire da questa affermazione così paradossale. Quando siamo in difficoltà, quando non ci sentiamo all'altezza, chiediamo al Signore una fede più grande, una fede che possa sostenere, incrollabile, granitica, immune al dubbio. A una fede così grande pensiamo, quando vogliamo spostare montagne e sradicare alberi. Non è grande quanto un granello di senape la fede di chi organizza guerre, è grand equanto un missile, quanto un carroarmato.

Più grande è la fede meno è la paura di sbagliare, forse anche di cambiare. Quanto è grande il granello di senape di quei telepredicatori che si dicono evangelici e hanno un'idea molto chiaradi chi è peccatore e chi no, ch eè puro e chi no. Più grande è la nostra fede, più piccolo è lo spazio per accogliere. Un granello di senape lascia molto spazio: lascia spazio alla Parola, quella del Signore, che chiede di essere accolta, lascia spazio alle parole che udiamo, alle richieste di aiuto, alle domande, ai dubbi. Eppure nel momento in cui siamo consapevoli che la nostra fede è piccola quanto questo granello, ecco che essa rende lievi i pesi, sposta le montagne dell'intransigenza e della ricerca di purità. Questa parola di Gesù mette i discepoli, e con essi i credenti di fronte a loro stessi, ai limiti e nello stesso tempo alla possibilità di vita nuova che offre la fede, piccola come questo granello.Ecco dunque la prima immagine e il primo paradosso:La possibilità di vita nuova , il cambiamento nell'ordine che sembra immutabile delle cose è offerta da Dio agli esseri umani così come sono, con questo granello in più.

Ma è qui che sta la differenza, perchè è proprio questo granello che cambia la vita.

La seconda parte del testo, presenta un'altra immagine, sottoforma di parabola. Con un altro paradosso. La parabola interroga i discepoli in prima persona conducendoli in una situazione comune e poi ribaltando il finale. Da padroni, nella parabola i discepoli si ritrovano a essere servi nelle ultime parole di Gesù e per di più inutili. Fare “le cose che sono state comandate” accomuna i discepoli, e con essi i credenti, al servo della parabola. Nel loro dovere essi sono “inutili”. Anche Matteo ha usato questo aggettivo, ma in un contesto in cui il servo inutile è quello che ha nascosto il talento sottoterra e che verrà gettato nelle tenebre ( Mt 25, 30). Nel contesto lucano questo termine non svaluta l'opera dei servi, ma rende conto della gratuità del dono della fede mettendo in guardia da qualsiasi pretesa di ricompensa in base alla propria opera. Distoglie i discepoli dal pensare di avere una fede “un po' più grande” di un altro, ricorda loro la propria condizione di servitori del Signore che li ha chiamati, esortando a dirsi essi stessi la propria inutilità. Un essere inutili che ha in sé l'ubbidienza a Dio, la consapevolezza di essere servitori, l'appello all'umiltà. La parabola del servo e del padrone oggi non regge. E poi la parola servizio è abusata. La mia fede è un servizio lo sentiamo troppe volte, dal pastore, dalla pastora, per primo. Il servizio è diventata la nostra arroganza per questo la parabola metteancora più in guardia. Non solo servi, ma anche inutili, togliendoci ogni possibilità di vanto, ma anche riportandoci, come nel primo caso alla nostra esistenza concreta, a ciò che siamo, senza ansie da prestazione per raggiungere un traguardo . Se dovessimo riscriverla forse potrebbe essere resa come una relazione di amore, in cui il tempo appartiene alla relazione con l'amato

Così l'evangelo di oggi ci presenta una fede piccola, e dei servitori inutili.Che bella notizia!Un granel di senape. Altrove Gesù ha usato questo seme, e non per descrivere la fede, bensì il Regno di Dio. E' il seme più piccolo che produce l'albero più grande ( Lc 13,18). Nel piccolo seme c'è già la potenza dell'esito finale. Nella miseria del presente vi è già la promessa del futuro. Questo è il dono di Dio. Ancora di più: questo Regno è in mezzo a noi. Quante volte vorremmo che fosse dentro di noi. E invece e proprio in mezzo. Perchè Gesù stava in mezzo: in mezzo ad una visione legalistica dei comandamenti, guarendo in giorno di sabato, in mezzo a coloro che avevano fame dando loro da mangiare e dicendo a noi di fare altrettanto; in mezzo agli emarginati e alle escluse facendosi emarginare ed escludere. Il Regno di Dio è in mezzo a voi. Alla domanda sul quando posta dai farisei Gesù risponde con il “come”. Il Regno di Dio viene nel momento in cui Gesù è riconosciuto in mezzo a noi. Certo, viviamo nel tempo dell'assenza e dell'attesa. Eppure non vedere Gesù non significa rinchiuderlo nei nostri cuori o nelle nostre chiese. Cristo non è statico. Riconoscere il regno di Dio in mezzo a noi è riconoscere in Cristo la sua verita, un averità fatta di smascheramento delle ipocrisie, di azione per i poveri e le diseredate, di parole di giustizia contro i potenti. Il Regno di Dio non vien ad attirare gli sguardi ma attira i nostri sguardi sul mondo, distogliendoli da noi stessi, dall anostra presunta “normalità”, data per scontata e non ritenuta un dono. A questo serve una fede piccola. A far posto al Regno di Dio, a riconoscerlo nel nostro presente, ponendoci alla seguela di Cristo. Questa parole di Gesù sono inserite da Luca non al termine del suo ministero, ma duarante la cronaca del suo viaggio verso Gerusalemme. Esse ci spingono a metterci in cammino, ad assumerci la responsabilità di essere interpellati e interpellate personalmente, a metterci in discussione, a riconoscere che il regno di Dio non è qualcosa di fantastico, o di irreale, o semplicemente divino, ma, come è detto subito dopo il nostro testo, è “giustizia pace e gioia. Nello Spirito Santo”.