culti
 

 

 

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Prognosi sull'esclusione economica secondo l'Apocalisse di Giovanni.

Predicazione su Apocalisse 13, 1-10

di Herbert Anders

 

 

L'Apocalisse è un testo affascinante. Spesso coglie a perfezione la situazione in cui si trova la nostra società. “Lo fa anche il telegiornale”, si potrebbe obiettare. Ma il particolare del testo biblico è, che vede la situazione attraverso gli occhiali dell'eternità. Questo dà un tocco decisamente diverso all'interpretazione della realtà. Una realtà vista da al di fuori, con la necessaria distanza per poterla osservare bene.

Anche stamattina vi vorrei far scoprire questo tocco divino.

 

i santi

Se uno legge il testo per la prima volta, rimane sorpreso dalla bizzarra immagine di una bestia con sette teste, o dal culto che la gente offre a questo mostro. A me, che l'ho già letto molte volte, ha invece colpito una cosa assolutamente marginale. Il v 7 dice:

Alla bestia fu pure dato di far guerra ai santi e di vincerli, di avere autorità sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione.

Non è neanche la guerra che mi impressionò; invece mi stupì che qui - come del resto in altri parti della Bibbia - i santi, i fedeli a Dio, i credenti per così dire, siano trattati a parte, menzionati particolarmente, non semplicemente inclusi agli altri abitanti del pianeta.

Leggendo il testo viene da chiedersi se vogliamo essere dei santi.

Già i nostri bambini entrano in difficoltà a scuola quando sono esonerati dalla classe di religione. Non vogliono essere additati come diversi, ma vorrebbero essere come tutti gli altri. Vorrebbero partecipare ai riti come comunione e cresime, per non essere guardati come degli alieni. E non essere battezzati è quasi una macchia, anche se sono d'accordo con il ragionamento di voler decidere per sé.

 

la partecipazione

La partecipazione rimane un fatto cruciale anche in età adulta. Essere diversi è interessante soltanto fino a quando la diversità rende speciale e quindi mi mette nel centro dell'attenzione. Quando la diversità invece è motivo di esclusione – pensate ai disabili e la loro vita sportiva o affettiva, pensate agli immigrati esclusi per cultura e lingua, pensate ai poveri che non si possono permettere istruzione o igiene o salute – la vorremmo nascondere.

In questo senso anche essere santo/a può diventare motivo di esclusione. Mentre in anni passati l'appartenenza alla chiesa poteva essere garante di potere e appoggio, più le chiese cristiane si trovano sotto la critica moderna (critica per molti versi giustificata e necessaria), più diventa impopolare essere identificato come credente. Ma anche la stessa apologetica cristiana del 2° secolo, di cui abbiamo letto degli stralci poco fa, tiene molto a sottolineare che i cristiani non sono diversi dagli altri.

Non per nulla la partecipazione è un diritto fondamentale espressa nel catalogo dei diritti umani: il diritto al lavoro, il diritto alla cittadinanza, il diritto alla famiglia, il diritto al diritto sono tutte delle convenzioni per garantire la partecipazione. Anche la struttura democratica dei nostri stati è una struttura che vuole garantire la partecipazione dei cittadini a politica e governo.

L'appello del cardinal Ruini a non usufruire di questo diritto, ma astenersi dal voto, non solo sottovaluta la stessa democrazia, ma è ancora più grave perché chiama per la rinuncia dalla partecipazione politica.

Ma la partecipazione è un requisito vitale per ogni essere umano. Senza la possibilità di essere partecipe, una persona appassisce come un fiore senz'acqua.

  • Pensate soltanto al posto di lavoro: Dominique Peccoud, gesuita e consigliere spirituale della ILO, è convinto che una delle più importanti espressioni di partecipazioni alla vita è il lavoro. Le crescenti quote di disoccupati in Europa sono, quindi, solo in secondo luogo un problema economico per le finanze dello stato e per quelle delle famiglie. In primo luogo invece la ILO vede la questione dell'esclusione dalla partecipazione. Il disoccupato non entra in relazione con altre persone di interessi affini al posto di lavoro, la disoccupata non partecipa alla spartizione delle ricchezze di consumo, il disoccupato non fa parte di una società che si fonda sul lavoro. Si tratta di un filone vitale della partecipazione alla vita che, se interrotto fa spesso venire meno anche l'energia per la partecipazione ad altre entità come la famiglia o gli amici.
  • Persino l'eremita, il monaco che va a stare in una grotta remota, lontana dalla civilizzazione, riesce a sostenere la sua scelta estrema soltanto perché da questa si promette una partecipazione più intensa alla fede in Dio

La stessa preoccupazione per la partecipazione, mostra anche il testo biblico. Basta leggere uno degli scritti più antichi nella Bibbia, la 2° storia della creazione, per vedere quanto a Dio importi che la sua nuova creatura, diversa dalle altre, l'essere umano, possa entrare in relazione con gli elementi già creati. Ecco, che la prende per mano e le fa nominare uno a uno gli oggetti del creato, per trasformarli in soggetti, renderli partecipi della sua vita.

 

la partecipazione economica

Così anche la partecipazione economica è un ambito che spesso decide su vita e morte delle persone.

Sapevate che molte carestie nel mondo, con migliaia e migliaia di morti, non accadono perché non c'è del cibo, ma perché la gente non può partecipare alla sua spartizione?!

Durante la carestia in Bengala nel 1943, per esempio, la quantità della produzione, e dell'esistenza di cibo nel paese non era diminuita significativamente. Ciò che invece causò la carestia è stato la maggiore forza d'acquisto della popolazione cittadina (che aveva profittato dalla crescita causata dalla guerra) insieme ad una approvvigionamento dei viveri per paura e fini di speculazione. Questo comportamento fece sì che i viveri non arrivarono più sui mercati e provocarono un improvviso mutamento della situazione distributiva. Il governo nella sua analisi della situazione fu tranquillizzato dalle statistiche che affermarono, a ragione, che la produzione di viveri non era diminuita, e quindi non solo non previde la carestia, ma la negò per parecchi mesi.

 

il mercato come idolo

Non poter partecipare all'economia, depriva di una parte fondamentale della vita, se non addirittura della vita stessa. Nella società neoliberale, vale a dire nella società che pretende di non imporre regola alcuna allo sviluppo dell'economia, il mercato è stato innalzato a livello di santuario. Il mercato non deve essere toccato (a meno che non si debba garantire i profitti delle corporazioni transnazionali), ma ufficialmente il mercato deve essere lasciato solo, perché così si sviluppa al meglio. Adam Smith, antenato del moderno pensiero economico del XIX sec., predisse che il mercato si sarebbe regolato da solo “come attraverso una mano invisibile”.

Benché Smith non alludesse direttamente ad un'entità divina che avrebbe influito sui meccanismi del mercato, l’innalzamento del mercato a religione diventa sempre più evidente. Se le chiese sono il simbolo per il cristianesimo, le moschee per l'islam e le sinagoghe per l'ebraismo, i supermercati lo sono per il mercato.

Che le nuove costruzioni dei super e iper-mercati diventino sempre più imponenti, è sott'occhio di chiunque, persino in un'isola povera come la Sardegna.

Guardate il Carrefour, che poi è diventato il centro Commerciale le Vele e i cambiamenti di infrastruttura che ha provocato in quella zona.

  • Che i Centri Commerciali la domenica mattina si stanno riempiendo e le chiese svuotando indicain modo pregnante il luogo dove si adesso si cerca conforto e sicurezza. “Una forte rocca è il mio acquisto”, allo stesso tempo mi rende partecipe e indipendente.

Di recente sono stato in un grande Centro Commerciale in Germania che poteva contare su un afflusso giornaliero di 120.000 persone (treno, tram, macchina). Non mi ha stupito che la sua pianta centrale fu posta a forma di croce e che piazze all'interno della cattedrale dello shopping fossero coperte da cupole che ricordano le grandi chiese medievali.

  • Che oggi il cittadino medio del Bel Paese non crede più che un’ indulgenza della chiesa possa garantire la sua salvezza potrebbe sembrare una vittoria della battaglia protestante. Ma si trasforma in una sconfitta della guerra, quando si realizzano i sacrifici che lo stesso prende su di sé per ottenere la grazia di un televisore al plasma in casa sua.
  • E che il governo regali ai suoi cittadini il decoder per la TV digitale terrestre, e le TV del premier non fanno che pubblicità per il nuovo canale di media shopping, rende palese qual è la il nuovo culto di stato.

Quello che una volta erano le chiese, almeno nella loro funzione sociale, fulcro di forza e potere intorno al quale la gente si raduna - e quindi anche centro d'incontro, di scambio, di informazione - oggi lo sono diventati i mercati. Questo vale per i grandi mercati, come la borsa a Wall Street, o quelli piccoli nella piazza di fronte a casa. Da molto tempo, almeno nelle società occidentali, non è più il Vaticano a decidere la salvezza di una persona, ma il mercato che include ed esclude, secondo i criteri che ha stabilito il mondo della finanza.

 

La bestia

Un mercato di questo tipo, un mercato che pretende di essere la forza che governa ogni ambito della vita umana, un mercato totalizzante, è un idolo. Un mercato che pretende di poter essere la nostra salvezza, si sostituisce a Dio. Per questo il testo biblico lo dipinge come una bestia. Una bestia che

  • pretende di poter guarire ciò che è ferito a morte (3) – pensate soltanto a tutti i prodotti della cosmetica che reclamizzano una gioventù eterna;
  • ha l'agilità di un leopardo nel suo modo di adulare la gente con la sua pubblicità;
  • è piantata su piedi saldi come quelli di un orso – pensate a tutte le agevolazioni fiscali che lo stato è costretto a fare per la grande industria per non perdere iposti di lavoro;
  • ha una bocca larga e feroce come quella di un leone, perché divora le nostre ricchezze, il nostro tempo, le nostre libertà.

“E tutta la terra, meravigliata, va dietro alla bestia.”

Ma chi è la bestia?

E' la casa automobilistica Toyota, che ha di gran lunga più soldi in cassa che lo stato di Norvegia?

O sono le 500 più ricche multinazionali, che insieme amministrano il 52% delle ricchezze di questo pianeta?

No, per quanto grave questi fatti siano, il “Signor Toyota” non è un nuovo Hitler. Lui, come gli altri 500 grandi industriali, segue soltanto una logica economica che è l'unica esistente. E siccome la segue con particolare cura, senza per questo violare delle leggi, il suo profitto aumenta a dismisura. Sembra essere una legge naturale che anche Gesù nomina negli evangeli (Mt 13): “a chi ha già, sarà dato ancora di più.”

Non sono i Signori da soli, ma è la struttura grazie alla quale riescono a diventare potentissimi, ciò che causa ingiustizia. E' il sistema che è marcio. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese sin dal 1937 ha affermato che non sono soltanto i cuori delle persone che causano l'ingiustizia nel mondo, ma che sono le strutture che ci siamo dati a perpetuare il male.

“Le forze del male contro cui i cristiani devono lottare si trovano non solo nel cuore … degli individui, ma sono penetrate e hanno infettato le strutture della società, e anche qui devono essere combattute. Atti individuali di carità all’interno di un determinato sistema possono mitigarne l’ingiustizia ed accrescernela giustizia ma essi non liberano i cristiani dalla responsabilità di ricercare le soluzioni istituzionali migliori tra le possibili e migliori strutture sociali nell’organizzazione della vita umana.”

La bestia, quella che sale dal mare dei nostri desideri infiniti, della nostra avidità, quella bestia è un sistema economico che è andato fuori controllo. Le sue sette teste con la bocca di leone sbranano le ricchezze del mondo tutte per sé. Questo sistema non ha nelle sue intenzioni di servire il povero. Questo sistema non è interessato ad una giusta distribuzione delle risorse. Questo sistema serve soltanto per la massimizzazione del profitto.

Chi si oppone viene escluso, anzi si esclude da sé, dal comprare e vendere. Chi non ha i mezzi, chi non ha il capitale, non avrà possibilità di moltiplicarlo sul mercato e quindi perderà anche quel poco che ha.

Mi ricordo sempre la famiglia con 5 bambini dalla Spagna che un giorno bussò alla porta della chiesa di Cuneo chiedendo assistenza perché non aveva più niente.

Ma con niente non ti metti più in piedi, non trovi alcun lavoro e non sei affidabile. Con niente, sei privo del marchio della bestia ed escluso dal comprare e vendere.

La struttura economica ci obbliga tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi a farci mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte.

Quanto siamo vicini alle immagini dell'Apocalisse lo illustra il fatto che si sta parlando di un microchip che una volta impiantato sotto la pelle, rende superflui ogni carta o soldo, in quanto registra all'uscita dal supermercato automaticamente i nostri averi e sottrae la spesa da questi.

la bestia come idolo

Questo, fratelli e sorelle, non è soltanto un problema per coloro che hanno poco, come la gente in Africa, o per i poveri qua che stanno aumentando con velocità. Non si tratta semplicemente di un errore, di un peccato da qualche parte nel pensiero che regola gli averi della terra, con cui ci si deve rassegnare. Qui si tratta di far parte di una società che ha innalzato la compravendita, il guadagno, il profitto a valore massimo della comunione. Più profitto ho, più alto è il mio status in società. La stessa idea di salvezza viene mitigata attraverso gli averi. Chi ha abbastanza soldi per assicurare i suoi averi, i suoi talenti (persino la voce di una cantante è assicurabile), è più salvo di chi non se lo può permettere. E ancora più drastico: chi ha i soldi per farsi curare dai medici, vivrà. Gli altri possono anche morire. (è già così nel paese con uno dei miglior standard di vita, gli USA, è di conseguenza così sarà anche da noi)

L'economia non è soltanto un fattore per regolare gli averi, ma è diventato un sistema di fede che regola la vita. Il centro commerciale ha preso il posto delle chiese. Questo è così ovvio che qualche chiesa si ègià trasferita nei locali del commercio.

Così, per esempio, hanno costruito qualche anno fa una chiesa ecumenica nel CentrO di Oberhausen. CentrO è un centro commerciale dei superlativi: 120.000 visitatori al giorno che arrivano tramite tram e bus (ogni 6 minuti), una propria stazione ferroviaria e automobili (10.500). La chiesa offre assistenza agli impiegati (4.500 persone) e per emergenze, come l'incidente mortale sull'ottovolante il giorno dell'apertura del parco divertimenti. Ma la chiesa offre anche istruzione sulle tecniche di persuasione all'acquisto che pratica il centro. Per questo non sempre è ben visto dalla direzione, che non può fare molto, perché si tratta dell'unico organismo sul gigantesco areale che è indipendente dalla direzione di CentrO, anche come edificio che è di proprietà delle chiese.

(v. articolo su Riforma del 14.10.2005)

 

il culto alla bestia

La bestia è adorabile: sveglia la voglia di vivere delle persone anziane e sembra poter anche risuscitare ciò che è già morto.In una società del mercato, la partecipazione alla stessa, la comunione per così dire, non si prende più in chiesa, ma la si prende condividendo i beni della produzione di massa.

“Questo è la mia produzione, che ho fabbricato per le masse; fate questo, ogni volta che comprate, per il bene del Prodotto Interno Lordo. - Questi articoli sono i prodotti dal vostro sangue, per far parte del patto consumate pensando al bene economico.”

O detto con le parole di Isaia:

“O voi tutti che siete assetati, venite al centro commerciale; voi che avete la carta di credito, venite, comprate e mangiate. Venite, comprate, spendendo i vostri beni, affinché i consumi aumentino e la produzione possa crescere. Venite pagando per vino e latte, frigoriferi e televisori!”

 

Confessione dell'ARM

E' per questa ragione che l'Alleanza Riformata Mondiale ha preso posizione nei confronti dell'economia neoliberale. E lo ha fatto non con un documento del suo direttivo al G8, ma ha espresso tutta l'emergenza della situazione alle sue chiese. Le ha invitate a confessare la propria fede con il testo che abbiamo qui davanti. Le ha invitato a ri-centrare la propria fede per abdicare al servizio per l'idolo mammona. Le ha invitato a sottrarsi dalla co-responsabilità di essere strumenti di morte per diventare chiese che annunciano e favoriscono la vita.

 

Il conforto dell'Apocalisse

Il bello del testo dell'Apocalisse è, che coglie la realtà che stiamo vivendo. Forse un po' esagerato? Se leggete i numeri del mondo, la bestia di descrizione apocalittica vi sembrerà un cagnolino.

Il bello del testo apocalittico è poi, che nel quadro del telegiornale aggiunge un elemento: i santi. Per l'apocalisse noi siamo partecipanti centrali in tutto questo teatro mondiale. Il versetto che mi ha stupito lo dice: “Le fu pure dato di far guerra ai santi...” Come per dire: “Di principio i miei fedeli, il mio popolo, aveva meritato di essere escluso da questo disastro economico. In cielo c'erano dei piani per dare a loro la porzione del pane quotidiano, farli abitare in zone ricche di acqua, non farli colpire dal sole di giorno quando lo strato d'ozono non filtra più i raggi X, né dalla luna di notte che ingrossa i mari e provoca le inondazioni.” Ma poi, si sa come vanno queste cose, Dio ci ha ripensato ed è arrivato alla conclusione che il libero arbitrio non permette così tanti suoi interventi. Quindi: piove sui giusti come anche sugli ingiusti. Quindi: guerra anche ai santi. Molti, che dico, tutti saranno vinti. Non c'è da meravigliarsi e neanche da avere la coscienza sporca, perché mangiare si deve e bere pure; e se tutto questo si fa soltanto partecipando, lasciandosi impregnare del marchio marcio, ... che scelta abbiamo?

 

La croce dei santi

Poi ci sono anche le eccezioni: quelli che devono andare in prigionia, affrontare il carcere per la loro dissidenza. E anche a loro non sarà aiutato con nessun miracolo: chi deve andare in prigione, andrà in prigione. E che dire poi di quelli che addirittura saranno uccisi, perdono la vita nella lotta per il cambiamento, per aver protestato, per aver detto la verità. Nessuno li salverà all'ultimo momento, come anche Gesù non ha potuto scendere dalla croce. Saranno uccisi, come lui è stato ucciso.

“Qui sta la costanza e la fede dei santi.”

 

Fine

Cari fratelli e sorelle accadono brutte cose intorno a noi, anzi noi ci siamo in mezzo. Non meravigliatevi perciò della durezza dei tempi. Non meravigliatevi quando la tendenza è

  • quella di escludere, come è manifestata nel fondamentalismo islamico, o quello evangelico;
  • quella di formare delle élite e dei clan, che organizzano soltanto il proprio bene (la Lega Nord);
  • quella di arraffare il più per sé, senza considerare il bisogno del mio fratello.

Non meravigliatevi quando è così al mercato, grande o piccolo che sia, ma sappiate che, essendo il mercato il nostro valore massimo, e tutto deve essere allineato alle sue esigenza, sappiate che questa mentalità si rifletterà anche nella vostra famiglia, in chiesa, dentro voi stessi.

Allora però andate a rileggervi la Bibbia che vi assicura la partecipazione anche senza che vi arrendete al tutto. Andate a rileggervi l'Apocalisse, che vi dice di essere protagonisti della storia del mondo. Anche se questo può essere un ruolo solitario, l'attenzione di Dio, non il suo giudizio, è su di voi. Ancora prima della vostra partecipazione al mercato, voi partecipate alla sua società, al suo regno, quello dei santi. Quel regno che sta con tutte e due le gambe saldamente in terra, mentre con lo spirito ha già trovato altri orizzonti e prospettive.

  • Pascoli di giustizia, (dove adesso sono i campi di battaglia)
  • prati di comunione gratuita e inclusiva, (dove adesso può partecipare soltanto il finanziariamente qualificato,)
  • boschi di condivisione, (dove adesso conta soltanto il profitto personale.)

Con queste prospettive la speranza cristiana diventa centrale per lo sviluppo del mondo.

Con questi doni e talenti l'intervento dei santi è tanto atteso.

Che di mandi i suoi operai e le sue operaie nella messe.

 

Amen