La chiesa nel centro commerciale

Herbert Anders

In mezzo alla discussione sullo svuotamento dei locali di culto e la lontananza dei fedeli, sempre più confessioni europee cominciano a sperimentare nuove forme e locazioni della chiesa. Una di queste consiste nella chiesa dentro il centro commerciale. Secondo il motto di Maometto che non va alla montagna, le chiese vanno là dove possano trovare i loro fedeli: negli ipermercati e megastore, “oasi dello shopping e del divertimento”. In Svezia (Chiesa Luterana), in Finlandia (Chiesa Luterana), in Inghilterra (Chiesa Anglicana), in Austria (Chiesa Cattolica) e in Germania le chiese sono presenti nei grandi centri commerciali.

Nell'ambito di un incontro del European Contact Group (ECG) sulle tematiche del “Buon Lavoro”, sono entrato in uno dei più grandi centri commerciali di tutta l'Europa. In mezzo al grande agglomerato industriale della Ruhr (a nordovest di Colonia) CentrO Oberhausen è un gigantesco ambiente per lo shopping a 360 gradi che ha un bacino d'utenza di 5 mil. di persone nel raggio di 30 minuti e 60 mil. di potenziali clienti a meno di due ore. Una propria stazione ferroviaria, fermate per bus e tram con una frequenza di 90 secondi e collegamenti diretti a cinque autostrade, il cui afflusso viene smistato su 10.500 parcheggi, garantiscono una clientela di 120.000 persone al giorno. Dal 1997 opera lì una chiesa comunemente gestita da cattolici ed evangelici.

 

Dopo l'appuntamento con la direzione del CentrO, che non ha voglia di ricevere un gruppo delle chiese europee e ci mette semplicemente 10 fotocopie di dati in mano, la andiamo a cercare con la nostra guida, ministro per l'industria della chiesa regionale, che ha sentito della sua esistenza. La troviamo dopo aver percorso mezzo chilometro di Marktstrasse e affiancato 75 negozi, attraversato una piazza spagnolesca, l'Oasi Coca Cola e aver tirato dritto di fronte a 21 ristoranti di tutte le più popolari estrazioni etniche. Una volta di fronte al piccolo edificio e seguendo il nostro percorso con il dito sulla mappa del CentrO che ci avevano messo in mano all'ingresso, riusciamo anche a trovare il piccolo puntino blu che doveva indicare la chiesa. A prima vista sembra un bar, pallido nei confronti di tutto ciò che abbiamo lasciato dietro di noi, ma con un menù decisamente attraente: dolci con conversazione, caffè con cura, disponibilità di posti silenziosi sono gli elementi di cui sentiamo necessità dopo il nostro tour nel mondo del glamour. Non abbiamo nessun appuntamento, ma dopo un iniziale imbarazzo il ragazzo che fa le pulizie avvisa un pastore che qui sta facendo il suo periodo di prova. Ci sediamo ad alcuni tavoli nel piccolo giardino davanti al bar e lui comincia a spiegare.

Loro sono qui per la cura d'anima dei 4.500 lavoratori, ma molti di quelli che vengono per parlare sono anche dei clienti del centro commerciale. Qui non ci sono inibizioni d'ingresso, come possono nascere per entrare in un locale di culto. Qui ci si siede e ci si scambia o solo un breve saluto o si sviluppa un vero e proprio colloquio di counseling con uno dei pastori, preti o operatori sociali che sono a disposizione. Nel team degli stipendiati sono in sei, ma collaborano con altri 70 volontari delle chiese limitrofe. Accanto alla cura d'anima si sviluppa il lavoro di “disincantamento”, insieme ai gruppi giovanili della zona. La chiesa tiene seminari in cui informa i giovani di tutti i trucchi che il centro adopera per vendere meglio i suoi prodotti. Non è una novità che i cittadini sono disposti a spender di più quando sono in vacanza, e CentrO gli suggerisce una mini vacanza. Nessun orologio e nessun negozio di alimentari o Fai Da Te è ammesso nel CentrO, affinché la mente del visitatore non possa essere distratta da appuntamenti di lavoro o lista della spesa. Fanno così bene il lavoro che nei loro sopralluoghi insieme ai giovani la direzione ormai gli mette un vigilante accanto. 1,2 miliardi € sono costati i 70.000 m2 di superficie vendita, e anche se il centro in soli 5 anni aveva già ammortizzato la spesa, non si vogliono guastafeste al banchetto del guadagno. Ma tutto sommato cercano entrambi di tenersi nelle regole del buon vicinato, perché la chiesa in mezzo ai centri commerciali, al parco business, all'oasi Coca Cola, al parco di divertimento, al villaggio cinema, all'arena della birra, al teatro CentrO, al CentrO Smart Car, al duomo del Fitness e al Sea Life CentrO è l'unica entità autonoma che non dipende dalla potente direzione di CentrO.

 

Alla fine della nostra visita siamo accompagnati per vedere l'accogliente bar, le due stanze per i colloqui, di cui una completamente di vetro e nel retro la saletta del silenzio, dominata dal blu profondo delle finestre dipinte. Certo, non ci sono le imponenti cupole che si spandono sopra gli incroci delle strade del centro commerciale, non c'è il marmo che nel centro si spreca e l'erba nel giardino è più lunga che non nelle aiuole del parco, ma la causa, si vede, è più vera. In un certo qual modo sento che i ruoli si sono invertiti: La grandiosa maestà, una volta prerogativa degli edifici religiosi, se ne andata ai nuovi luoghi del potere e la chiesa, piccola e spoglia, si trova un po' a margine. Tra un edificio rosso che si fa riconoscere come ristorante cinese e il luccicante Burger King di nuova apertura, i suoi colori di un blu profondo mi sembrano gli unici veri, in quel posto di inganno e illusione. Un mondo sotto sopra, davvero, ma in un certo senso molto più a posto di prima.

Herbert Anders

 

 

Cagliari, 22 sett. 05