La comunità

Sermone di Cristina Arcidiacono di domenica 13 settembre 2009


I Tessalonicesi 1: 2-10

2 Noi ringraziamo sempre Dio per voi tutti, nominandovi nelle nostre preghiere, 3 ricordandoci continuamente, davanti al nostro Dio e Padre, dell'opera della vostra fede, delle fatiche del vostro amore e della costanza della vostra speranza nel nostro Signore Gesù Cristo. 4 Conosciamo, fratelli amati da Dio, la vostra elezione. 5 Infatti il nostro vangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con piena convinzione; infatti sapete come ci siamo comportati fra voi, per il vostro bene. 6 Voi siete divenuti imitatori nostri e del Signore, avendo ricevuto la parola in mezzo a molte sofferenze, con la gioia che dà lo Spirito Santo, 7 tanto da diventare un esempio per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acaia. 8 Infatti da voi la parola del Signore ha echeggiato non soltanto nella Macedonia e nell'Acaia, ma anzi la fama della fede che avete in Dio si è sparsa in ogni luogo, di modo che non abbiamo bisogno di parlarne; 9 perché essi stessi raccontano quale sia stata la nostra venuta fra voi, e come vi siete convertiti dagl'idoli a Dio per servire il Dio vivente e vero, 10 e per aspettare dai cieli il Figlio suo che egli ha risuscitato dai morti; cioè, Gesù che ci libera dall'ira imminente.

Una volta, quando parlavo della “mia comunità” a qualcuno che non aveva dimestichezza con le chiese, dovevo specificare che non lavoravo o frequentavo comunità di accoglienza o terapeutiche, oggi, se dico “comunità” mi si risponde “community”, questo vasto mondo di relazioni virtuali che accomuna persone con interessi o finalità comuni. Cerco la comunità, il gruppo che si confa maggiormente alla mia personalità, in cui posso intervenire ed essere apprezzato per la mia brillantezza, il mio acume, la mia intelligenza, il mio spirito. Normalmente sto in una community perchè la pensiamo allo stesso modo. La comunità a cui si rivolge l'apostolo Paolo non ha le caratteristiche delle moderne community. Disomogenea, per provenienza, aspettative, litigiosa, dubbiosa rispetto ad argomenti centrali della predicazione portata dall'apostolo.
Eppure...“Ringraziamo sempre Dio per tutti noi, nominandovi nelle nostre preghiere”. Le prime parole sono di ringraziamento. Eppure Paolo sa che la comunità è una comunità complessa. La stragrande maggioranza dei suoi membri proviene dal paganesimo, da quel mondo pieno di commistioni che è l'ellenismo, un minestrone di religiosità che accoglie diversi caratteri religiosi, cercando di trovare in essi la propria realizzazione. E' stato difficile, e lo è tuttora, altrimenti Paolo non si preoccuperebbe così tanto, mantenere viva la predicazione del Dio unico, del Dio vivente, morto e risorto in Gesù Cristo e fare di essa il perno della vita comunitaria.
La comunità di Tessalonica: nel corso della lettera Paolo deve riprendere, rinforzare, incoraggiare. Molti sono i dubbi, le ambiguità, le contraddizioni: sulla parousia, il Ritorno del Signore, che i tessalonicesi aspettano come imminente, facedosi fantasiose ipotesi e chidendone conferma, preoccupati della sorte di coloro che erano già defunti; sui modi di vivere in famiglia e con gli altri, con forse qualche rimpianto nei confronti della poligamia e con il grande sforzo della solidarietà fraterna. Tessalonica non è neanche una comunità particolarmente pacifica, vi sono litigi e contrasti che portano disordini. L'esortazione dell'apostolo è “Siate in pace tra voi”. Vi sono divergenze sull'opera dello Spirito Santo, forse si cercano opere miracolose e ci si dimentica spesso che l'aver accettato il Dio unico e vivente è aver ricevuto lo Spirito. Sorelle e fratelli la comunità di Tessalonica è lontana nel tempo, ma i problemi che pone non lo sono: vi sono divergenze e dubbi dal punto di vista teologico, dissapori interni, dovuti alla preoccupazione della guida, questione di comportamento che riguardano le relazioni con la città, con “quelli di fuori”, una serie di preoccupazioni che mettevano in secondo piano il dono che la chiesa aveva ricevuto, Gesù Cristo, colui che è risorto dai morti, e la sua predicazione. A Tessalonica vi sono le illusioni, le disillusioni e le delusioni di tante comunità, di ieri come di oggi. Le parole di Paolo, ci  annunciano come la comunità, essere una comunità, sia in realtà ricevere comunione. La comunità non è la rappresentazione di un nostro ideale, ma è dono di Dio, realtà della sua grazia. Riconoscere questo, vuol dire riconoscere che dove siamo, le persone con cui siamo, è proprio il luogo in cui dobbiamo essere. Questo è quello che diceva Bonhoeffer quando affermava che sono gli ideali che spezzano le comunità cristiane. E gli ideali sono le aspettative proprio dei credenti e delle credenti serie: io porto con me l'immagine della chiesa che vorrei: una chiesa attiva che sa parlare alla città in maniera corposa, che sa che cosa viuol dire evangelizzare, che sa fare diaconia, che sia armoniosa nel suo insieme. E mi scontro con le vite delle persone che rischiano di perdere il lavoro, o non lo trovano o lo hannno già perso, con le famiglie che non vengono tutte le domeniche in chiesa perchè forse la comunità non è ancora stata in grado di fare sentire i bambini e le bambine a casa propria, con gli stranieri e le straniere che continuano a sentirsi stranieri e straniere. Ecco. Dio fa crollare i miei ideali di comunità e mi mette all'interno della sua comunità. Paolo annuncia che la comunità dei fratelli e delle sorelle non è una comunione di menti, una comunione psichica, dice Bonhoeffer, ma una comunione dello Spirito. Laddove il mio ideale di comunità fallisce, allora incomincio a lamentarmi. E lamentarmi è il modo per togliere a Dio lo spazio di agire, perchè non vedo più la realtà. Non è forse sufficiente quello che mi è stato donato? Fratelli e sorelle che camminano con me nel dono della grazia di Dio? 
Per questo: “Grazie per la comunità”, “noi ringraziamo sempre Dio per tutti voi, nominandovi nelle nostre preghiere”. La comunità di Tessalonica è indicata da Paolo come esempio per tutti i credenti della Macedonia e dell'Acazia. Per la loro condotta irreprensibile? Per la fraternità che regna tra loro? Perchè non hanno più niente da imparare o da fare? Per la fede operosa, l'amore impegnato, la speranza costante. Fede, speranza, amore. E' un bravo oratore Paolo, sa quali sono le cose che deve dire, o scrivere per essere ascoltato. Prima di istruire, esortare, ammonire, ringrazia e fa sapere alla comunità che ringrazia Dio per la loro chiamata. Perchè tre cose contano, e sono cose che hanno a che vedere con il grande dono del Dio Vivente, con la conversione che ha attraversato, attraversa, accompagna, la vita dei credenti. La comunità è esempio dunque, perchè si rifa allo stesso ispiratore di Paolo, a Gesù Cristo, e lo segue con tutte le contraddizioni proprie degli esseri umani. I credenti di tessalonica hanno ricevuto la predicazione dell'Evangelo! Sanno che la priorità è data da una fede che si adopera per i fratelli e le sorelle così come per gli ultimi, che fa conoscere la buona novella alle genti, da un amore che è dono di Dio all'umanità, che non cerca il proprio interesse, che non sparla, non mente, non si nasconde, ma è manifesto. Da una speranza che deve essere costante non perchè basata sulle supposizioni, le macchinazioni, ma perchè fondata sulla roccia della Parola, è fondata su una promessa.
Grazie per la comunità è un ringraziamento che va assieme ai ringraziamenti di ognuno e di ognuna per la giornata Grazie per la comunità, allora, prima di tutto, prima di ogni discussione e rimprovero, affinchè la comunità stessa possa comprendere quali sono le sue priorità e possa testimoniare, amare, sperare con la gioia che dà lo Spirito Santo.

Ognuno e ognuna adesso scriverà sul foglio colorato che ha trovato sulla panca, il suo ringraziamento per la comunità e lo attaccherà sul cartellone. Insieme i nostri “grazie pe rla comunità” saranno la preghiera comunitaria di quest'oggi. 

 

18-09-2009