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culti sabbatici


   

 

 
 

 

Per il matrimonio di Marco e Simona
Simonetta Angiolillo

 

1Cor 7, 1-15
Gen 2, 18-24

 

Contrariamente a quanto forse ci si potrebbe aspettare, la Bibbia è ricca di passi dedicati al rapporto tra l’uomo e la donna e quindi al matrimonio, visto come un patto basato sull’amore e sulla reciproca promessa di una convivenza fedele.

Anche il rapporto di Dio con il suo popolo è spesso descritto in termini di affetto coniugale, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Scrive il profeta Osea (Os. 2, 18-22):

“Quel giorno avverrà, dice il Signore, che tu mi chiamerai: ‘Marito mio’ e non mi chiamerai più ‘Mio Baal’. Io toglierò dalla sua bocca i nomi dei Baal e il loro nome non sarà più pronunciato.... Io ti fidanzerò a me per l’eternità; ti fidanzerò a me in giustizia e in equità, in benevolenza e in compassioni. Ti fidanzerò a me in fedeltà e tu conoscerai il Signore”

El’autore dell’epistola agli Efesini ai vv. 28-31 del cap.5 scrive:

“Chi ama sua moglie, ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, perché siamo membra del suo corpo.”

Ma pochi versetti prima (Ef. 5, 22-24) lo stesso autore aveva dettato altre regole di comportamento tra coniugi:

“Mogli siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa ... Ora, come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa”.

Ogni volta che leggiamo questa esortazione ci sentiamo a disagio, in particolare noi donne: l’invito alle mogli a essere sottomesse al marito, la concezione patriarcale della famiglia, in cui l’uomo è il capo, sono ora per tutte e tutti noi sinceramente intollerabili, e non ci conforta molto la consapevolezza del fatto che il testo biblico è stato scritto da uomini, uomini che vivevano in un determinato periodo storico e perciò erano legati alla cultura del proprio tempo, uomini che, dunque, nelle loro pagine rivelano la propria cultura, con tutti i condizionamenti ad essa relativi. Ad aumentare il nostro stato di disagio è la considerazione che, se nel racconto della creazione uomo e donna sono uguali davanti a Dio,

lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina (Gen. 1, 27),

nel cap. 3 di Genesi la subalternità della donna sembra essere invece una conseguenza del peccato: Adamo ed Eva hanno mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male e Dio si rivolge alla donna con queste parole:

“Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te”. (3, 16)

Alla luce di questa lettura, il richiamo alla sottomissione di Ef. 5 sembrerebbe dunque rientrare pienamente nel disegno di Dio.

Eppure... C’è nella Bibbia un libro il cui inserimento nel Canone ebraico, cioè nella raccolta dei libri normativi per la fede, ha sempre creato qualche problema: mi riferisco al Cantico dei Cantici, quella raccolta di poesie dedicate da due innamorati rispettivamente al proprio compagno e alla propria compagna; quel libro in cui non è mai menzionato il nome di Dio; quel libro talmente diverso da tutti gli altri che per spiegarne la presenza nel Canone lo si è a lungo interpretato in modo allegorico, come espressione dell’amore di Dio per Israele.

Leggiamo un breve passo per farci un’idea del testo: 1, 15-17 (traduz. D.Garrone)

LUI Come sei bella, amica mia,

come sei bella!

I tuoi occhi sono colombe!

LEI Come sei bello, amore mio,

come sei grazioso!

Com’è verdeggiante il nostro letto!

Le travi della nostra casa sono cedri

E i soffitti pini!

 

In una delle sue lettere dal carcere D. Bonhoeffer scriveva “non si può veramente pensare amore più caldo, sensuale, ardente di quello di cui parla il Cantico dei Cantici; è davvero una bella cosa che appartenga alla Bibbia, alla faccia di tutti coloro per i quali lo specifico cristiano consisterebbe nella moderazione delle passioni”. E ancora “mi piacerebbe leggerlo proprio come un canto d’amore terreno. Questa è forse la sua migliore interpretazione ‘cristologica’.” E spiega il suo pensiero con una metafora tratta dalla musica: Dio, egli dice, vuole essere amato con tutto il cuore; non in modo che risulti compromesso l’amore terreno, ma “in certo modo come melodiaprincipale,cantus firmus, rispetto al quale le voci della vita suonano come un contrappunto; uno di questi temi di contrappunto, che hanno la loro piena autonomia e che sono tuttavia relazionati alla melodia principale, è l’amore terreno ... solo quando ci troviamo in questa polifonia la vita è totale”

Dunque, secondo Bonhoeffer la presenza nella Bibbia del Cantico dei Cantici, cioè di una raccolta di poesie d’amore, ha la funzione di indicare che l’amore terreno è una delle musiche di contrappunto che concorrono a creare la polifonia della nostra vita, ed è dunque uno dei grandi doni che il Signore ci ha fatto. Del resto, a proposito della donna peccatrice, è lo stesso Gesù a dire

“perciò io ti dico: i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato” (Lc 7, 47).

E l’apostolo Paolo, nella I epistola ai Corinzi (13, 1-13 ), scrive una delle più belle lodi dell’amore, facendola precedere dalle parole:

Ora vi mostrerò una via, che è la via per eccellenza:

“Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo. Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla. Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non si inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno .... Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.”

Ma c’è un altro aspetto del Cantico dei Cantici che lo rende importante: come dice K. Barth, in esso “risuona una voce ... di cui si potrebbe sentire la mancanza in Gen. 2, e cioè la voce della donna...” che, nel Cantico dei Cantici, si esprime con la stessa libertà con cui si esprime l’uomo. E potremmo aggiungere che la presenza del Cantico dei Cantici nella Bibbia serve a dare un modello dei rapporti tra uomo e donna diverso da quello additato in Gen. 3 e in Efesini. Come dice una commentatrice statunitense (Renita Weems), se il Cantico dei Cantici non esistesse, nella Bibbia prevarrebbero le storie in cui le donne hanno un ruolo subordinato; il Cantico dei Cantici auspica l’instaurarsi di un equilibrio nelle relazioni uomo-donna, sollecita a sostituire alla sottomissione della moglie al marito la reciprocità dei rapporti, ci ingiunge a lasciare che le relazioni si realizzino in tutta la loro pienezza, su un piano di parità tra coniugi.

Il Cantico dei Cantici ci riporta dunque al clima che il racconto della creazione ci lascia solo intravedere: dopo aver creato l’uomo, Dio si rende conto che “non è bene che l’uomo sia solo”, crea perciò gli animali “ma per l’uomo non si trovò un aiuto che fosse adatto a lui” e allora crea la donna e

l’uomo disse “Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo”. (Gen.2, 23)

L’uomo ha bisogno della donna per essere se stesso, per esistere e allo stesso modo anche la donna ha bisogno dell’uomo. Ma questa reciproca necessità l’uno dell’altro e dell’altra vale per tutte le relazioni personali, non solo per quelle tra coniugi: noi non siamo in grado di realizzarci se non confrontandoci con gli altri. È dunque proprio l’altro, o l’altra, che, con le sue differenze, con le sue caratteristiche diverse dalle mie, mi permette di essere me stesso.

Amen

 

13-giu-05