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Sermone su mercato, globalizzazione, condivisione

 

Vorrei fare una breve riflessione su tre parole che abbiamo spesso usato nelle discussioni fatte durante lo studio biblico: Mercato, Globalizzazione e Condivisione.

MERCATO, se ne parla in continuazione nei giornali, in tv e noi di conseguenza non facciamo altro che pensarci e immaginare le ripercussioni che le varie azioni, in particolare politiche, potrebbero suscitare sui mercati. La frase tipica che sentiamo è : Come reagiranno I mercati a questa notizia? Di qualsiasi notizia in fondo si tratti. In effetti, il mercato è una cosa semplice: è il luogo d'incontro (anche virtuale) fra compratori e venditori. Esistono infiniti mercati, tanti quanti sono I beni che si possono scambiare. Si va dal mercato delle mele a quello via via sempre più importante del grana padano delle automobili di lusso, delle imbarcazioni etc. Ma quello che preoccupa attualmente è il mercato finanziario, dove cioè si scambiano (quindi si comprano e si vendono) I titoli rappresentativi del denaro. Si sta assistendo ultimamente a un crescente dominio della finanza privata e degli interessi delle multinazionali. Siamo arrivati al punto nel quale la ricchezza è concentrata nelle mani di troppo poche persone. E la gran parte del mondo deve sopravvivere con la restante scarsa ricchezza. Bisogna ricordare che il mercato non è un’istituzione moderna, esisteva anche ai tempi di Gesù e ancora prima. Anche allora i mercanti cercavano di arricchirsi il più possibile, poi però andavano al tempio a versare la “decima”, (ossia la decima parte dei loro guadagni) e si sentivano giusti e in pace con Dio perché avevano fatto “ il loro dovere” e magari guardavano sdegnati coloro che non avevano abbastanza denaro da mettere nelle offerte . Bisogna però ricordare che le offerte fatte al tempio servivano per la solidarietà o come si potrebbe dire per la condivisione. Si aiutava lo straniero bisognoso di sostegno, si ricompensavano I sacerdoti e una parte serviva anche per festeggiare tutti insieme il buon andamento del raccolto. Del sostegno godevano anche l'orfano e la vedova. Il mercato addirittura stava anche dentro il tempio e lì c'erano anche i “cambiavalute” (la nostra Borsa attuale, quasi) Infatti chi doveva offrire i sacrifici a Dio nel tempio, doveva comprare gli animali e dunque servivano i mercanti che li vendevano. Gli acquisti degli animali per I sacrifici dovevano essere regolati con la moneta ebraica e cioè il mezzo siclo, non erano accettate le monete romane per cui era necessario il cambiavalute. I cambiavalute avevano dunque anche una funzione sociale.
Per chiarire la situazione economico-finanziaria attuale in contrapposizione a quella dei tempi di Gesù dobbiamo considerare un'altra parola molto di moda.


GLOBALIZZAZIONE. Qui forse cominciano a emergere le incongruenze, infatti parliamo di mercati di tutto il mondo globalizzato, oggi possiamo accedere a qualsiasi mercato, in qualsiasi parte del mondo. Basta un semplice PC, e possiamo farlo in qualsiasi momento del giorno o della notte. A volte succede che quando il compratore vuol comprare il venditore sta in un mercato all'altra parte del mondo, dove è notte. Perciò bisogna stare sempre svegli per attendere le richieste dei compratori, mai fermarsi, si potrebbe perdere qualche ottimo affare! Quando poi il mercato del compratore sta in una parte del mondo a stagione invernale, propizia per il lavoro, magari il mercato del venditore al quale ci si rivolge, sta dall'altra parte del mondo dove c'è l'estate, (tipica stagione di riposo) ma il venditore deve lavorare lo stesso per soddisfare tutte le richieste. il mercato con le sue attività non aspetta, non si può farlo attendere. Non c'è mai posa, questa è “la globalizzazione bellezza” e “tu non puoi farci niente”. Ecco dove sta l'incongruenza , non esiste l'intervallo giorno- notte né quello estate-inverno né tantomeno l'intervallo dell'anno sabatico tanto salutare per le risorse del nostro pianeta e in uso ai tempi di Gesù.
Ormai i mercanti e i mercati sono dappertutto, vicinissimi o lontanissimi che siano fra loro non importa, perché anche gli strumenti di produzione possono essere in qualsiasi luogo, l'importante è non fermarli mai, la globalizzazione non lo consente perché potrebbe sempre esserci qualcuno che vuol comprare o vendere o consumare anche se il bene sta in una parte del mondo e il consumatore dalla parte opposta. Quando si compra basta un clic del pc per spostare I capitali che costituiscono il prezzo, da un paese a un altro che sia giorno o notte , estate o inverno. Sempre tutto al servizio del mercato senza sentirsi in colpa. Sì perché creare ricchezza vuol dire creare benessere.
Ma lo spostamento dei capitali è molto più veloce di quello dei beni, infatti, i capitali si spostano con un clic ma le merci viaggiano coi mezzi di trasporto normali e quindi con i tempi normali. In questo intervallo di tempo, ognuna delle parti intervenute nella compravendita vuole essere rassicurata che tutto andrà bene, il compratore che avrà la merce, il venditore che riceverà il denaro e il vettore che non pagherà danni per aver perso o guastato la merce durante il viaggio. Per questo motivo in questo tipo di commercio vengono emessi dei particolari documenti: quello rappresentativo della merce, quello rappresentativo del credito e quello di assicurazione per il viaggio e ognuna delle parti intervenute nella compravendita avrà il suo documento. Essi rappresentano un valore reale, quello della merce e perciò le banche tramite l'operazione di sconto, cedono al possessore il denaro corrispondente detraendo prima gli interessi. Pensiamo all'espansione conseguente del mercato finanziario!
Forse bisognerebbe porre delle regole, alla cui base dovrebbe esserci un accordo dei principali paesi industrializzati del mondo e ciò mi sembra per il momento una chimera.
Forse si potrebbero diffondere con la globalizzazione anche le regole, la sicurezza e la legislazione del lavoro dei paesi occidentali a tutti i paesi emergenti, che ancora sfruttano il lavoro minorile e delle donne, ma anche degli uomini in cambio di un tozzo di pane o una ciottola di riso. Forse senza tanta fantasia potremmo inventare tante cose e senza andare tanto lontano dovremmo tutti imparare a sacrificare o meglio cedere volentieri una parte delle risorse che ciascuno ha per il bene di tutti. Infatti, lo squilibrio che si è creato e che si va via via creando sempre in maggior misura può essere imputato a tutto quanto è stato detto fin qua e si va sempre più verso un mondo, dove pochi e sempre meno hanno fette di ricchezza mondiale sempre più grandi. La condivisione significa appunto cedere volentieri parte di ciò che si possiede , ma si sa che il ricco difficilmente cede qualcosa anche se potrebbe cedere molto, mentre chi ha di meno più volentieri offre parte delle sue risorse. Bisognerebbe lottare per un'economia al servizio della vita. Mercati e denaro dovrebbero consentire lo scambio di beni per il soddisfacimento dei bisogni umani e contribuire alla costruzione della comunità umana, invece noi assistiamo ad una realtà nella quale si da priorità all'accumulazione del capitale e alla ricerca sfrenata del profitto spesso usando la politica come strumento per assicurare l'accesso alle risorse e proteggere investimenti e commercio. Questi comportamenti sono spesso identificati nel neo liberismo, ovvero quella dottrina economica che lascia libero sfogo alle forze dell'economia globale ma produce diseguaglianza, impoverimento, ingiustizia e anche distruzione ambientale. Se non vogliamo rischiare che la fantasia dell'uomo e il suo egoismo sfrenato distruggano tutto ciò che di buono la stessa intelligenza e la stessa fantasia hanno creato, bisogna lavorare nello spirito di una solidarietà globalizzata o condivisione globalizzata.

CONDIVISIONE può dunque essere intesa come visione e condivisione del mondo e delle sue risorse. Una “casa comune” nella quale la ricchezza viene amministrata in maniera responsabile dalla produzione fino alla equa distribuzione, facendo uso responsabile delle risorse strumentali esistenti nel mondo, per il mantenimento e il rinnovo dei fondamenti naturali della vita. Dunque una visione positiva della vita dove siano rispettati I valori della dignità, libertà, giustizia, pace, solidarietà, sussidiarietà, responsabilità e sostenibilità. Tutto ciò mostra la differenza fra il modello economico dominante e la visione biblica di un'economia al servizio della vita fondata sull'idea del giubileo e della comunità. Il vangelo promette la vita in tutta la sua pienezza per tutte le persone e per tutta la creazione. Condivisione è anche quella che Gesù faceva quando divideva il cibo con I discepoli e con la moltitudine che si raccoglieva intorno a lui per ascoltarlo. Moltiplicava i pani e i pesci, così con pochi pesci e pochi pani riusciva a saziare una moltitudine di gente, forse non era una reale moltiplicazione ma ciò che le persone provavano era una sazietà spirituale per cui condividendo fede, gioie e dolori riuscivano a saziarsi con pochissimo cibo.

Myria Orani