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Anna Maffei, Presidente dell'Ucebi, ha elaborato queste risposte al documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, diffusa il 10 luglio 2007.


Risposte battiste a quesiti riguardanti alcuni aspetti della dottrina delle Chiese Cristiane in relazione alla Chiesa Cattolica romana

 

Primo quesito: Il Concilio Vaticano II aveva aperto nuove prospettive per le relazioni fra le Chiese Cristiane?
Sì, l'invito della Chiesa Cattolica Romana a diffondere la lettura della Bibbia fra i laici, l'uso delle lingue nazionali per le liturgie, il concetto di collegialità, l'avvio di relazioni ufficiali fra Chiesa Cattolica e Chiese Cristiane Ortodosse e Protestanti, sono alcuni elementi di novità che avevano aperto inedite opportunità di dialogo e comunione fra Chiese diverse. Questi erano varchi che inauguravano vie che andavano percorse poi con determinazione per sviluppare e consolidare cambiamenti sostanziali della Chiesa Cattolica stessa e nelle relazioni fra Cristiani. Purtroppo il pontificato di Benedetto XVI, sulla scia di quello del precedente papa, dando interpretazioni sempre più restrittive dei contenuti di novità del Concilio, sta riportando gradualmente la Chiesa Cattolica a posizioni pre-conciliari.

Secondo quesito: come deve essere intesa l'affermazione secondo cui la Chiesa di Cristo "sussiste" nella Chiesa Cattolica in via esclusiva?
Come un'affermazione che esclude ed emargina le altre Chiese Cristiane e in quanto tale come un'espressione settaria.

Terzo quesito: E' giusto che la Chiesa Cattolica pretenda l'esclusiva sul termine "Chiesa Cristiana" relegando le Chiese Protestanti al rango di "Comunità Cristiane"?
Nessuna comunità o gruppo di credenti, piccolo o grande, può pretendere di avere l'esclusiva per il corretto uso del termine "Chiesa". Allo stesso modo, nessuna comunità o gruppo di credenti, e nessun ministro di tale gruppo, piccolo o grande, può pretendere che la propria dottrina sia universalmente considerata infallibile solo per il fatto che la proclama tale.

Quarto quesito: quando una comunità o un gruppo di credenti può definirsi "Chiesa Cristiana"?
La confessione di fede augustana dice sinteticamente: La Chiesa è l'Assemblea dei santi in cui si insegna l'Evangelo nella sua purezza e i sacramenti sono correttamente amministrati. E' indispensabile per la tradizione battista che alla predicazione della Parola di Dio e alla celebrazione del battesimo e della Cena del Signore si aggiunga anche una vita comunitaria basata sul perdono, sulla riconciliazione, sull'amore fraterno. Se non c'è amore, non c'è Cristo e quindi non c'è neppure Chiesa cristiana, perché Dio è amore.

Quinto quesito: E' possibile il cammino di unità fra le chiese quando ce n'è una che non ha mai nulla da imparare dalle altre e che pretende di aver ricevuto in esclusiva "la pienezza della grazia e della verità"?
Il cammino di comunione fra cristiani di confessioni diverse può procedere in molti modi ma ne è indispensabile ingrediente l'umiltà e il sobrio riconoscimento dei propri limiti. Molti cattolici conservano questo atteggiamento e dunque con loro tale cammino è possibile, sempre che Cristo crocifisso e risorto, il suo amore e la sua Parola rimangano assolutamente centrali. La spinta per l'unità fra cristiani non proviene dalla diplomazia ecclesiastica di vertice o dalla buona volontà o dalla buona educazione. La spinta per l'unità proviene dalle parole di Cristo e dalla sua preghiera pronunciata un momento prima della sua passione e morte: "Che siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda" (Evangelo di Giovanni 17, 21). Nonostante l'arroganza, il settarismo e i fondamentalismi di alcuni quella preghiera di Cristo è ancora la vocazione di tutte le Chiese Cristiane.

Past. Anna Maffei
Presidente dell'Unione Cristiana Evangelica Battista d'Italia