viale Regina Margherita, 54- via Stromboli, 9 tel. 070 371608
   
 

 

   
 

culti sabbatici


   

 

 
 

 

 

Aprire le porte a Cristo

Pietro Cruccas

 

“Ecco io sto alla porta e picchio, se uno ode la mia voce ed apre la porta. Io entrerò da lui e con lui cenerò”, dice Gesù.
Questo passo biblico introduce una grande luce sull’argomento della preghiera, che si rivela la cura più efficace per il risveglio spirituale.
Pregare è lasciare che Gesù entri nei nostri cuori. Questo ci insegna, in primo luogo che non è la nostra preghiera a spingere Gesù verso di noi, ma che è Gesù che ci introduce a pregare.
Egli picchia alla porta, e noi dobbiamo avere sempre il contatto aperto con Lui, così come avviene con il telefono, che deve avere sempre i fili collegati e il contratto in regola, o come il telefonino, che deve avere sempre la scheda in regola e la batteria carica, oltre che la necessità di stare ad ascoltare in un punto dove non ci sono rumori od interferenze.
Dobbiamo imparare ad aspettare in qualsiasi luogo e momento la Sua chiamata.
Quindi, il segreto per avere il filo diretto con Dio è la preghiera.

Ma che cos’è la preghiera?

Certo non sono quelle noiose formali litanie o quelle manifestazioni di sfarzosa cultura, che saranno gradite alle orecchie umane, ma che lasciano indifferente il Signore.
Da tempo immemorabile la preghiera è stata chiamata il respiro dell’anima, e ciò si dimostra vero ancora oggi.
L’aria di cui il nostro corpo ha bisogno ci avvolge da ogni lato e penetra nei nostri corpi. Noi dobbiamo solo far funzionare gli organi della respirazione.
Tutti sanno che è più difficile trattenere il respiro che respirare. L’aria di cui le nostre anime hanno bisogno ci circonda in tutti i lati.
Dio è vicino a noi, in Cristo, con i suoi molteplici aspetti e le sue innumerevoli grazie, ma noi, secondo la natura umana, facciamo di tutto per impedire il respiro dell’anima.

Pregare è aprire le porte a Gesù

Egli entra quando l’ingresso non gli viene negato.
Come l’aria entra quietamente quando respiriamo e compie normalmente la sua funzione nei polmoni, così Gesù entra quietamente nei nostri cuori ed ivi compie la Sua opera benedetta.

2

 

Egli chiama questo: <<Cenare con noi>>.
Nel linguaggio biblico il pasto in comune è il simbolo di un intima e gioiosa fraternità. Questo diffonde un soave luce sulla natura della preghiera, mostrandoci che Dio ha istituito la preghiera come mezzo di intima comunione fra Lui e l’essere umano, così come scorre la linfa vitale tra la vite e i tralci.
Notate con quanta grazia è stata delineata la preghiera.
La preghiera non implica null’altro che mettere Gesù al corrente delle nostre necessità. Pregare è dare a Gesù il permesso di adoperare i suoi poteri per alleviare le nostre angosce. Pregare è permettere che Gesù glorifichi il Suo nome in mezzo alle nostre necessità.
Il risultato della preghiera perciò non dipende dal potere di colui che prega. La sua intensa volontà, la sua fervente emozione, o la sua chiara comprensione dello scopo per il quale sta pregando, non sono le ragioni per le quali la sua preghiera sarà ascoltata ed esaudita.
No, Dio sia lodato, il risultato della preghiera non dipende da tali cose!
Pregare non è nient’altro che aprire la porta, fare entrare Gesù, mostrargli quello di cui abbiamo bisogno e permettergli di esercitare il suo potere occupandosi delle nostre necessità.
Colui che ci ha dato il privilegio di pregare, ci conosce molto bene. Egli sa come siamo fatti. Egli ci ricorda che siamo polvere.
Questa è la ragione per la quale la preghiera è tale che anche il più debole può usarla. Perché pregare è aprire la porta a Gesù, e questo non richiede forza, è solo questione di volontà. Siamo noi disposti a mettere Gesù a contatto con le nostre necessità? Questa è la grande e fondamentale domanda connessa con la preghiera.

Quando Israele peccò contro Dio nel deserto, il Signore mandò in mezzo al popolo dei serpenti velenosi. Nella sua distretta Israele si umiliò a Dio per ottenere misericordia. Dio nella Sua immensa pietà verso il suo popolo ribelle, non tolse i serpenti, ma ordinò, invece a Mosè di alzare in mezzo al campo un serpente di rame, così che tutti coloro erano stati morsidai serpenti non dovessero far altro che rivolgere lo sguardo al serpente di rame per essere sanati dai morsi dei serpenti velenosi.
Questa fu veramente una disposizione benigna, perché per mezzo di essa tutti quellilo volevano potevano essere salvati.

 

3

Se il Signore avesse stabilito che tutti quelli che erano stati morsi dai serpentidovessero trascinarsi fino al serpente di rame e toccarlo, molti non sarebbero stati mai salvati, perché l’effetto del veleno era quasi immediato e coloro che erano stati avvelenati non avevano nemmeno la forza di fare alcuni passi. Tutto quello che era stato loro richiesto era di volgere il loro capo e guardare il serpente di rame per essere sanati.

 

Difficoltà nella preghiera

 

Ci capita di pregare e le nostre preghiere ottengono una risposta, ma noi non riusciamo a percepire la risposta immediatamente, spesso non la vediamo che molto tempo dopo, come nel caso del ritardo al capezzale di Lazzaro (Giov 11),e nel caso della mancata guarigione dell’Apostolo Paolo, perché la grazia di Dio gli sarebbe bastata (1 Cor 12,7-9).
Noi, secondo le nostre aspettative umane, pensiamo che Dio non ci risponda, che no gli importa niente di noi, e diventiamo impazienti fino al punto di ribellarci.
Dio risponde sempre alle nostre preghiere, secondo il suo piano, come un bambino riceve sempre la risposta della mamma, anche se lui è inconsapevole.
Prendiamo in esame il racconto biblico di Elia sul monte Oreb, il Signore non gli parlò secondo le sue attese umane, ma secondo il suo metodo divino: nella quiete di un leggero venticello, al culmine di un periodo di contemplazione, lontano dai rumori e dalle interferenze.

 

La consapevolezza di essere deboli

 

La consapevolezza di essere deboli è il vero segreto della preghiera.
Dobbiamo ringraziare Dio per questo senso di debolezza che Egli ci dà. Perché è soltanto quando siamo deboli che apriamo i nostri cuori a Gesù e lasciamo che Egli ci aiuti nella nostra distretta, secondo la sua grazia e misericordia.
Molte cose dal cielo hanno una prospettiva diversa da quella che si ha sulla terra.
Bisogna avere degli occhi spirituali per capire la volontà di Dio.

 

4

 

Dio si serve dei suoi figli come strumenti della sua volontà, anche se talvolta questi non se ne rendono conto.
Noi non possiamo capire appieno il piano di Dio, nessuno delle Sue creature può comprenderlo.
Dobbiamo perciò imparare ad arrenderci a Dio, le cui vie sono al di là della nostra comprensione.
Tutto quello che è incomprensibile ci riempie di un timore che ci paralizza.
Chiunque persevera in questo timore e non fugge via da Dio e dalla propriacoscienza, ma s’indugia alla presenza di Dio, sperimenta un miracolo: Dio abbatte la sua presunzione e la sua autosufficienza. Senza sapere come ciò avvenga, l’anima bisognosa di aiuto e attratta nella comunione del nostro incomprensibile Dio. Dio stesso, in Cristo, le permette di umiliarsi sotto la sua imperscrutabilità, di sopportarla e di trovare fiducia e riposo nelle brace del Padre che risiede nel cielo.

 

La fede

 

Un altro aspetto di quello atteggiamento che costituisce la preghiera è la fede.
Senza fede non può sussistere la preghiera, per quanto grande possa essere la nostra debolezza.
L’impotenza unita alla fede produce la preghiera.
Le donne e gli uomini di fede sono pervasi da tanti dubbi. Il dubbio è angoscia, pena, debolezza che qualche volta influisce sulla nostra fede.
Perciò noi possiamo chiamare questo stato d’animo angoscia, sofferenza e tribolazione della fede.
Tutte le sofferenze che ci colgono devono cooperare al nostro bene. Così anche le sofferenze causate dal dubbio nella fede, non è dannoso né alla fede né alla preghiera. Esso ci serve a farci sentire quanto sia necessario l’aiuto di Dio, vedasi l’ammonimento affettuoso di Gesù all’Apostolo Pietro dopo aver camminato sul mare.
Il racconto descritto in Marco 9,14-30, sulla guarigione del fanciullo epilettico ci aiuta a sviluppare l’argomento, il padre disperato disse a Gesù: <<“se puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”. E Gesù: dici: “se puoi!” “Ogni cosa è possibile a chi crede”. Subito il padre del fanciullo esclamò: “io credo, vieni in aiuto alla mia incredulità.”

 

5

 

Inconsapevolmente questo uomo si autocriticava molto severamente, mentre il suo atteggiamento era un semplice dubbio, non incredulità, che implica il rifiuto di credere, la ribellione verso Dio.

 

Il risveglio spirituale della Chiesa

 

In conclusione, ora possiamo affrontare il tema del risveglio spirituale della Chiesa.
E’ innegabile che questa è un’azione che può fare solo Dio.
Noi possiamo e dobbiamo essere suoi collaboratori nell’invocare in preghiera questo evento.
Ogni credente è un piccolo carboncino acceso che deve confluire nel braciere per tenere il fuoco sempre ardente per annunciare al mondo la Buona Novella.
La Chiesa è l’insieme dei carboncini accesi.
Ogni carboncino, infatti, se rimanesse isolato sarebbe destinato a spegnersi e il braciere non arderebbe vivamente.
Per questo motivo c’è la necessità di essere perseveranti alle riunioni comunitarie. La perseveranza contribuisce a ravvivare la fede della fratellanza.
Così deve essere la famiglia del Signore.
Questa è la Chiesa che desidera risvegliarsi.

 

 

7-mag-05