Sermone di domenica, 21 aprile 2013

1:1 Nel principio Dio creò i cieli e la terra.
2 La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque.
3 Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. 4 Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. 5 Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.
26 Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27 Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. 28 Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». 29 Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. 30 A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu. 31 Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono. Fu sera, poi fu mattina: sesto giorno.
2:1 Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l'esercito loro. 2 Il settimo giorno, Dio compì l'opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l'opera che aveva fatta. 3 Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l'opera che aveva creata e fatta.
4 Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati.

Genesi, versetti del capitolo 1 e del capitolo 2


Così inizia la Bibbia. Queste prime parole sono talmente tanto interiorizzate da diventare quasi luogo comune. A partire da esse si sono formate teorie sulla creazione del mondo, dottrine sul peccato. Ma noi oggi abbiamo bisogno di ascoltarle come se le ascoltassimo per la prima volta, perché hanno una notizia da comunicare, una buona notizia.

Che tipo di notizia?
E' una notizia che giunge in un momento di crisi.
Dal punto di vista della critica storica probabilmente questo testo risale al VI secolo, a quando cioè, Israele era esule a Babilonia. La funzione del racconto della creazione è allora teologica, vuole confutare gli dei babilonesi, che sembrano disporre del presente e del futuro, aver sconfitto i sogni del Dio di Israele: in terra straniera, nel caos dell'esilio, dove nessun cambiamento positivo sembra essere all'orizzonte, agli esuli in preda alla disperazione viene dichiarato che il Signore è il Signore della vita. Viene annunciato che Dio e la sua creazione sono legati da fragili equilibri, in un rapporto di fedeltà di Dio al mondo. Questo testo non è un testo scientifico, né tantomeno mitico: alla comunità in ascolto non interessa un resoconto storico-descrittivo e neanche liquidare tutto come un mito, preso in prestito dalle incoronazioni dei sovrani medioerientali. Si tratta di un annuncio: é stata proferita una parola che trasforma la realtà.
Il libro della Genesi inizia con il verbo creare. Poi ci sarà il più arcaico verbo “fare”, ma è il verbo “dire” che segna l'atto caratteristico di Dio. La parola di Dio è questa parola creatrice, essa è azione trasformatrice.

Qual è il contenuto di questa notizia, di questa novella?
Dio e la suo creazione sono legati da un legame certo, e nello stesso tempo fragile.
Ieri ho portato mia figlia ad una mostra al Lazzaretto, “Fragili equilibri”: la prima stanza era la stanza dell'acqua, dove un sapiente signore raccontava la storia dell'acqua mettendo in movimento delle macchine-opere d'arte fatte da fili di ferro e lattine nelle quali passavano sottili fili di acqua. Abbiamo ascoltato il canto dell'acqua, imparato come l'acqua scenda sempre e quando sale è perché o non è più acqua o la si costringe in tubature; abbiamo imparato che ogni 12 secondi c'è un bambino nel mondo che muore di sete. Solo che, in una parte del mondo, quando un bambino sta morendo di sete, perché ha corso tanto o fa molto caldo, beve un bel bicchierone di acqua, mentre in altre parti del mondo, quando un bambino muore di sete, le mosche depongono le uova sulla sua lingua.
Abbiamo imparato la storia di un pescatore dello Zimbabwe che non conosceva l'oceano perché il fiume su cui pescava era enorme, e che un giorno sentì il suo canto e ne rimase affascinato tanto da costruire con una zucca uno strumento che ne ricordasse il suono.
Abbiamo imparato che solo il 3% dell'acqua presente sul nostro pianeta è disponibile per la nostra sete e che in tempi molto rapidi l'inquinamento umano sta riducendo ancora questa percentuale. Nell'ultima stanza, poi, non c'era niente. Ci hanno fatto giocare insieme: giochi di equilibrio collettivo, come non fare affondare una nave immaginaria, giochi di cooperazione, a dirci che gli equilibri sono molteplici e servono a vivere bene insieme, tra le persone, con gli animali e l'ambiente.
Tra creatore e creature c'è equilibrio: un equilibrio basato su prossimità e distanza. La prossimità è dovuta alla costante sollecitudine di Dio nei confronti della sua creatura, al fatto che la sua parola trovi anche pronta risposta: Dio disse.... e così fu. E tuttavia, vi è una distanza, che permette alla creazione di non essere comandata, sopraffatta dal creatore, ma che è “lasciata essere”. Già questo equilibrio si ritrova nell'invito di Gesù ad entrare nella nuova creazione: questo è invito, non costrizione, parola che lascia l'altro libero di accettare o meno, libero di essere. E questo equilibrio è segno del potere di Dio, non il potere oppressivo degli dei babilonesi, ma il potere della grazia, che si spande su tutta la creazione, per la gioia del suo creatore.
I primi due versetti sono il principio della storia tra Dio e la sua creazione. E fin dall'inizio c'è una tensione: il v. 1, lascia intendere che Dio diede inizio alla sua creazione dal nulla, il v. 2 esplicita che vi era un caos. Questo doppio binario interpretativo è una possibilità per accogliere due importanti verità: la prima è che Dio è sovrano, la seconda è che la realtà caotica che poi è la nostra è la realtà in cui Dio interviene, essa non è aliena da Dio, ma il Signore opera proprio in essa. 
La parola di Dio è colei che crea. E anche colei che benedice. La benedizione compare al v. 22: la prima benedizione della liturgia della creazione, e anche della Bibbia, non è per gli esseri umani ma per le altre creature.
La nostra attenzione poi si focalizza sulla creazione dell'umanità, come di colei che è fatta “ a immagine e somiglianza di Dio”. Per l'essere umano Dio parla direttamente alla sua creatura. La parola di Dio si rivolge ad un essere che avrà facoltà di parola, che potrà usare la propria parola per benedire o per maledire e sarà reso libero e responsabile di farlo. Se infatti le specie animali sono create “ciascuna secondo la propria specie” l'essere umano, Adam, ancora indefinito sessualmente, è creato a immagine di Dio.  
La dialettica, la tensione, tra prossimità e distanza diventa qui sempre più pregnante. La prossimità sta nell'inedito a “somiglianza e immagine di Dio”. Per un popolo che si vietava qualsiasi idolatria, qualsiasi immagine statica di dio, ecco che la sua immagine è proprio nell'essere umano, unica creatura che rivela qualcosa della realtà di Dio. Ed è a questo essere umano che Dio affida la cura della sua creazione, l'interdipendenza, i fragili equilibri. Dominio come cura, non come oppressione, come servizio, non come aggrapparsi al potere. Eppure gli equilibri sono sempre più fragili e l'essere fecondi, il portare frutto, in realtà porta squilibri nella distribuzione delle risorse, squilibri nella condivisione delle ricchezze, sterilità nelle relazioni, secchezza nella disponibilità all'ascolto. Un essere umano, un Adam così non è più a immagine di Dio, ma crea un dio a sua immagine: un dio mercato, dove è inevitabile lo sfruttamento di una parte del mondo per il sostentamento di un'altra parte, un dio potere, piccolo o grande che sia, a cui è doveroso aggrapparsi per non perdersi.
Eppure il fulcro del nostro testo è un'audace confessione: il creatore è presentato come colui che affida alla sua creatura il potere e l'autorità di dominare: abbiamo qui un'immagine capovolta di Dio, non come colui che regna da remote distanza, dando ordini immutabili, ma come colui che si mette al servizio della sua creazione, riconoscendo all'umanità il suo essere agente di Dio, a cui molto è stato dato e molto sarà richiesto. E' il capovolgimento che la chiesa ha letto in Gesù Cristo, il quale pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente. Dio non è colui che si aggrappa, e gli esseri umani, maschi e femmine, perché la differenza è benedetta, a sua immagine, non sono quelli che si aggrappano; il potere che si aggrappa, che domina, non crea, ma apporta la morte. In Gesù Cristo viene rivelata una nuova creazione di Dio, che chiama ad una nuova umanità, una nuova comunità umana, in cui i membri, seguendo l'esempio del Dio della grazia, si esortino l'un l'altro alla pienezza dell'essere nella comunione fraterna. ( Ef 4, 22-24)

Il testo culmina con l'istituzione dello shabbat, del giorno del riposo. Per un popolo in esilio celebrare lo shabbat era confessare la propria fede in un Dio che provvede in ogni caso. Anche oggi esso è l'affermazione che la vita non dipende dalla febbrile attività che portiamo avanti per badare a noi stessi, ma che può esserci una pausa in cui possiamo riconoscere che la vita ci viene data, come puro dono.
Esso è la primizia di una nuova umanità, fondata non sulla smania di possedere a tutti i costi, di aggrapparsi al benessere, al potere, al dominio, ma di lasciar essere. Lo shabbat è preghiera per l'avvento di un nuovo equilibrio frutto della potenza e della grazia di Dio.

Cristina Arcidiacono