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Sermone del 5 maggio 2013

Atti degli apostoli 16,9-15

9 Paolo ebbe durante la notte una visione: un macedone gli stava davanti, e lo pregava dicendo: «Passa in Macedonia e soccorrici». 10 Appena ebbe avuta quella visione, cercammo subito di partire per la Macedonia, convinti che Dio ci aveva chiamati là, ad annunciare loro il vangelo.11 Perciò, salpando da Troas, puntammo diritto su Samotracia, e il giorno seguente su Neapolis; 12 di là ci recammo a Filippi, che è colonia romana e la città più importante di quella regione della Macedonia; e restammo in quella città alcuni giorni.
13 Il sabato andammo fuori dalla porta, lungo il fiume, dove pensavamo vi fosse un luogo di preghiera; e sedutici parlavamo alle donne là riunite. 14 Una donna della città di Tiatiri, commerciante di porpora, di nome Lidia, che temeva Dio, ci stava ad ascoltare. Il Signore le aprì il cuore, per renderla attenta alle cose dette da Paolo. 15 Dopo che fu battezzata con la sua famiglia, ci pregò dicendo: «Se avete giudicato ch'io sia fedele al Signore, entrate in casa mia, e alloggiatevi». E ci costrinse ad accettare.



“Se hai capito, non è Dio”, affermava Agostino in un suo sermone. La ricerca di Dio, il desiderio di trovarlo e di annunciarlo non approda ad una definizione di ciò che Dio è, una volta per tutte, altrimenti non è Dio, è una realtà da me creata. Questa affermazione, un po' sconcertante, mette in scacco tutta una certa ricerca teologica che ha come priorità spiegare razionalmente l'esistenza di Dio. Ma ancor di più questa affermazione ci aiuta a mettere al vaglio del Dio vivente le nostre concezioni, di fede, di missione, di chiesa. 

In queste due domeniche che precedono Pentecoste, la domenica in cui celebreremo quattro battesimi, ci mettiamo in ascolto di due testi che parlano di missione e di conversione.
Il primo di questi testi è quello di questa mattina, che narra di un evangelo in movimento che sposta i centri e spiazza le chiese. A partire da una casa. La narrazione ci offre un quadro di una chiesa nascente che si pone in discontinuità con la società in cui è posta, una chiesa nascente che poi è stata inserita in cornici istituzionali, sociali che hanno ristretto questo elemento dirompente.

Primo elemento vivo: una chiesa in movimento. Fin dall'inizio del racconto: Paolo Sila e Timoteo sono in viaggio. Ma non possono andare dove vogliono. Il libro degli Atti non perde occasione per sottolineare che il soggetto della missione non sono i predicatori, le persone che agiscono, ma è Dio. Come Dio ha mandato la sua Parola, come Dio ha mandato il suo figliolo, così lo Spirito invia gli apostoli laddove è necessario. Paolo riceve una visione durante la notte e la segue.  Viaggiano per  più di tremila km.
Nella geografia che Luca percorre, Filippi rappresenta un centro di potere, colonia romana, importante città macedone. Ma non è al centro della città che le cose succedono, bensì è fuori le mura, che il sabato gli apostoli si recano e trovano alcune donne riunite per la preghiera. Dalla visione notturna di Paolo, in cui c'era un uomo macedone che chiedeva aiuto, la realtà si sposta su una donna straniera, proveniente dall'Asia minore: Lidia è presentata con il suo nome, con il suo essere timorata di Dio, pur non essendo esplicitamente ebrea, e con il suo status sociale, che la fa una donna benestante.
Dunque se la visione ha preparato un luogo, dato una direzione, l'incontro a cui porta la missione è inatteso. Ancora una volta il soggetto dal quale parte la fede si distacca dai portatori della parola. Come per la scelta del luogo, Paolo scompare. E' il Signore che apre il cuore di Lidia mentre ode la sua Parola. Lidia riceve la Parola di Dio, è accolta da essa e a sua volta accoglie coloro che la predicano. La sua casa sarà luogo di preghiera e di ospitalità, tanto che al termine del movimentato soggiorno a Filippi degli apostoli, essi torneranno a casa di Lidia per trovare conforto e per esortare le persone che avevano preso a incontrarsi presso di lei (16,40).
Con Lidia, ci dice il testo, viene battezzata la sua famiglia. La sua casa diventa punto di partenza per quella che sarà la comunità di Filippi, comunità tanto amata da Paolo. Era consuetudine, nella chiesa primitiva che assieme al padrone di casa venisse battezzata la casa intera, figli, figlie, servi e serve. Il battesimo non lascia indifferente il contesto in cui si è posti: questo può dire a noi oggi. Pur della libertà individuale di questo gesto, esso coinvolge inevitabilmente la casa, la famiglia, ciò che ci circonda.

Alla chiesa nascente, la missione in Macedonia pone diversi elementi di discontinuità con la società e dà una direzione. Questo primo racconto di libertà vissuta come riconoscimento del piano di Dio che spiazza, si muove, è annuncio e monito alle chiese oggi.
Individua una tensione tra il centro e la periferia. Gesù stesso aveva camminato per villaggi e strade secondarie,  per le vie dove si incontrano le persone; non aveva frequentato i luoghi del potere se non per metterlo in discussione e, infine, per essere crocifisso. E la sua croce, a Gerusalemme, era fuori dalle mura. Il Cristianesimo nascente deve fare i conti con l'impero e pur nascendo nella diversità dei contesti e delle esperienze, pur nascendo con la vitalità del messaggio evangelico, sceglierà il centro per poter sopravvivere e poi per poter gestire il proprio potere. Durante la scorsa assemblea generale dell'Unione Battista ci siamo chiesti se oggi le chiese stanno alla periferia delle città, se riescono a vivere di nuovo questa tensione così importante per l'annuncio evangelico. Sono le nostre chiese nella periferia di Napoli, a Scampia? E' la nostra chiesa a Sant'Elia qui a Cagliari?

La chiesa nascente non teme di avere una donna come ministra, di riunirsi a casa sua. In un mondo dove essere donna era difetto e subalternità, il primo cristianesimo mantiene la sua fedeltà all'evangelo rischiando la conduzione delle donne, riconoscendo loro i doni che permettono ad una chiesa di annunciare la Parola del Signore con fedeltà. La storia non continuerà in questo senso e il cristianesimo che diventa imperiale eliminerà ogni apertura nei confronti delle discepole e delle apostole in nome di un'autorità maschile che si fa canone.
Oggi, che le donne sono anche ministre di culto, si è forse ripristinata la tensione originale? O basta la loro presenza per dire che siamo una chiesa plurale? Qual è la parola data alle donne nelle chiese? Qual è la parola data e ricevuta da quanti e quante sono ai margini? Le nostre chiese si dichiarano accoglienti nei confronti delle persone che vengono dagli altri Paesi, così come nei confronti delle coppie omoaffettive: ma qual è la pratica?   

Paolo, Sila e Timoteo si erano messi in viaggio persuasi da una visione di dover aiutare i Macedoni a ricevere la Parola del Signore. Una donna straniera e benestante, che saprà dare alle proprie ricchezze il loro valore di strumento utile per gli altri e le altre disegnerà i tratti della nuova chiesa che nascerà a Filippi. Una chiesa mossa dallo Spirito, che richiama il coraggio della diversità, la gioia della condivisione, la reciprocità dell'accoglienza.

Cristina Arcidiacono