| Dal 16 al 17 maggio 2009 si è tenuta a Cagliari la riunione del Comitato Esecutivo dell'Unione battista. In questa occasione il pastore Volpe ha predicato nella nostra chiesa. Questo è il testo del suo messaggio.
25 In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. 26 Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. 27 Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo.
28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero».
Matteo 11:25-30
Predestinazione: un parolone! Calvino suggeriva ai pastori di parlarne in chiesa, di tanto in tanto. La predestinazione è un po’ come i soldi: i pastori non ne parlano volentieri, ma di tanto in tanto bisogna pur parlarne. Ed eccomi qui a farlo, quindi!
E’ una parola che si trova poche volte nella Bibbia: sei, se ho fatto bene i conti. Ma si trova molto di più nel pensiero stesso della Bibbia. Nel modo in cui la Bibbia pensa Dio e il suo modo di agire. La predestinazione dice qualcosa su Dio, su come Dio è e su come Dio agisce.
Che cosa ci dice su Dio la predestinazione? Dato il compito alquanto difficile, mi costringo ad essere il più schematico possibile, sperando di essere anche il più chiaro possibile. Tre cose dice la predestinazione su Dio. La prima: Dio è colui che sceglie. La seconda: Dio è colui che pone dei limiti. La terza: Dio è colui che affida un compito.
Dio è colui che sceglie. “Così ti è piaciuto”, dice Gesù pregando suo Padre, “hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli”. Dio è colui che sceglie e sceglie secondo una logica inaspettata, capovolta rispetto alle nostre ordinarie logiche quotidiane. Noi avremmo scelto senz’altro i sapienti e gli intelligenti. Noi avremmo scelto sulla base del merito. Avremmo premiato i più virtuosi. Scelto la qualità. E se fossimo stati costretti a trovare un’alternativa al merito, avremmo preferito scegliere tutti, senza distinzione, viva l’uguaglianza.
Dio invece sceglie gli ultimi. “Noi siamo costantemente alla ricerca dello sontuosità” commenta Calvino, “e niente sembra più incongruente del fatto che il Regno celeste del Figlio di Dio sia composta dalla feccia degli esseri umani, i reietti”.
Dio elegge coloro che il mondo rifiuta. Sceglie chi è scartato. Preferisce chi è respinto. Chiama chi è stato escluso. Guardate a Gesù se volete sapere in che modo Dio sceglie: ecco la pietra vivente, come la chiama la prima epistola di Pietro, “… la pietra vivente , rifiutata dagli uomini, ma scelta da Dio” (1Pie.2:4). Ecco cos’è la predestinazione: Dio sceglie gli ultimi, i piccoli. Sceglie il piccolo e insignificante popolo di Israele schiavo tra i sapienti e intelligenti egiziani. Sceglie di rivelarsi in un povero artigiano di in un povero paesino della povera Galilea di nome Gesù. Sceglie di chiamare una chiesa fatta di pescatori, di pubblicani, di prostitute.
La predestinazione dice che a scegliere è Dio e Dio sceglie gli ultimi! La storia di Gesù, il suo epilogo sulla croce, per la nostra logica umana è un clamoroso fallimento, per la logica irriverente di Dio, invece, è la vera vittoria.
La predestinazione non solo dice che Dio è colui che sceglie, ma anche che Dio è colui che pone dei limiti. Il teologo Barth, parlando dei limiti della creatura umana, scrive che Dio le concede “di abbracciare la terra, ma non il cielo, di essere qui libera e là vincolata, qui aperta e là chiusa. Le è concesso di capire questo e non di capire quest’altro, di portare a termine questo e di non portare a termine quest’altro”.
Non c’è parola che suscita più allergia all’essere umano, specialmente agli uomini e alle donne di oggi; non c’è parola più esecrata, più detestata, più disprezzata della parola LIMITE. E’ il significato di limite che la parola predestinazione porta con sé che irrita le nostre orecchie. A noi i limiti non piacciono. Noi i limiti vogliamo superarli. Non ci piace per niente se qualcuno ci dice che c’è qualcosa che non ci è concesso di capire.
C’è un legame molto stretto tra scegliere e limite. Quando si fa una scelta, ad esempio di prendere una strada invece che un’altra, si fa anche una rinuncia. Si rinuncia per sempre di percorrere la strada che non si è scelta. Si riconosce un limite: non si possono percorrere entrambi le strade. Accettare il limite significa assumersi la responsabilità di fare una scelta e fare una scelta significa compiere una rinuncia.
Ma nessuno vuole rinunciare a qualcosa oggi, e quindi nessuno vuole essere costretto a scegliere. Eppure Dio ci pone di fronte ad un limite, un limite invalicabile, e questo limite si chiama Cristo: nessuno conosce Dio se non colui al quale il Figlio, Gesù Cristo, voglia rivelarlo.
“Molte persone, scrive Calvino, appena sanno che è erede della vita eterna solo colui che Dio ha scelto prima della fondazione del mondo, iniziano ad indagare ansiosamente su come essere certi del segreto proposito di Dio e in tal modo sprofondano in un labirinto, dal quale non troveranno alcuna fuga. Cristo impone loro di venire direttamente da lui, affinché possano ottenere certezza della salvezza”.
Dio ha posto un limite e questo limite si chiama Cristo. E Cristo ci impone di compiere una scelta: la scelta della fede, anche se questa scelta comporta molte rinunce.
L’Iddio che sceglie è l’Iddio che ci chiama, per mezzo di Cristo, a scegliere. Per mezzo di Cristo, Dio ci affida un compito. E’ questo il terzo significato della parola predestinazione: Dio ci affida un compito. Gesù si rivolge a noi con tre imperativi: venite, prendete, imparate.
“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo”: ecco il primo compito, bisogna andare da Cristo, obbedire al suo ordine: “Venite!”. Non basta essere affaticati ed oppressi. Non basta essere ultimi. Non basta niente di tutto questo se non si decide di compiere il salto della fede: andare da Cristo.
“Prendere su di voi il mio giogo”: ecco il secondo compito. Il giogo è un arnese di legno massiccio e piuttosto pesante che si mette sul collo del bue. Ma nella antica Roma era anche l’asta posta orizzontalmente su altre due piantate nel terreno sotto la quale si facevano passare i vinti in segno di sottomissione.
Il riposo che Cristo ci dona non è un riposo pigro, ma attivo. Ci vengono tolti dei pesi, per potercene affidare di nuovi. Bisogna passare sotto l’asta della croce, prenderci i pesi gli uni degli altri.
“Imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore”: ecco il terzo compito. Avere Cristo come il maestro della mansuetudine e della umiltà. Antonio Canova era un grande scultore, considerato l’ultimo grande artista della scultura italiana. Canova fece una scultura che chiamò Mansuetudine. E’ l’immagine di una giovane donna tutta raccolta in un mantello che cade con docilità e abbandono; il capo è reclinato e le mani raccolte in grembo. Io titolerei questa scultura con le parole di Gesù: voi troverete riposo all’anima vostra.
Perché queste sono la mansuetudine e l’umiltà: il riposo dell’anima che si trova in Cristo.
Ho quindi predicato sulla predestinazione. Spero che Calvino sia soddisfatto. Spero soprattutto di aver restituito a questa parola un po’ di rispetto. Dio è colui che sceglie, sceglie di porre l’umanità nel limite del Cristo e le chiede di scegliere la fede, di andare a Cristo, di prendere su di sé la croce e di trovare in Cristo il riposto della propria anima. Amen
29-Mag-2009
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C’è un legame molto stretto tra scegliere e limite. Quando si fa una scelta, ad esempio di prendere una strada invece che un’altra, si fa anche una rinuncia. Si rinuncia per sempre di percorrere la strada che non si è scelta. Si riconosce un limite: non si possono percorrere entrambi le strade. Accettare il limite significa assumersi la responsabilità di fare una scelta e fare una scelta significa compiere una rinuncia.
Ma nessuno vuole rinunciare a qualcosa oggi, e quindi nessuno vuole essere costretto a scegliere. Eppure Dio ci pone di fronte ad un limite, un limite invalicabile, e questo limite si chiama Cristo. |
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