Chi rotolerà via la paura?

Sermone di Pasqua di Cristina Arcidiacono
Cagliari, 12 aprile 2009


Marco 16,1-8 “Chi rotolerà via la paura?”

Perchè temere, dopo la rassicurazione dell'angelo? Perchè tacere quando sarebbe il momento di momento di parlare? Perchè paura, quando dovrebbe essere il momento della gioia?

Maria Maddalena, Maria madre di Giacomo e Salome erano ai piedi della croce: i discepoli se ne erano andati, loro erano rimaste. Maria Maddalena e Maria avevano anche visto il luogo dove era stato deposto il corpo di Gesù, dopo che Giuseppe di Arimatea lo aveva avvolto in un panno. Maria Maddalena, Maria e Salome, insiem ea tante altre donne avevano seguito Gesù fin dall'inizio del suo ministero, fin da quando egli era in Galilea ed erano salite con lui a Gerusalemme ( 15,42). Le donne, in particolare, queste donne, diventano un ponte tra la vita terrena di Gesù, riannodata sotto la croce dalla loro presenza, e la sua resurrezione, la visione dell'assenza. Esse Non sono solo testimoni oculari, ma riempiono la lacuna lasciata dal gruppo maschile dei discepoli, sono presentate come esempio di fedeltà. Che cosa accade allora, quando esse sono prese da paura e sbigottimento? Quando tacciono?

 

•  Perchè temere? L'atteggiamento delle donne ci riporta alle altre reazioni, avute dai discepoli, di fronte agli annunci della passione, essa è coerente con loro:incomprensione e timore accompagnano le parole di Gesù riguardo la sua morte. Semantica del timore riprende il linguaggio apocalittico: nel vangelo di Marco, oltre alle donne teme la folla, i presenti nell asinagoga di Capernaum(1,27), i discepoli (10,24), quanti salgono a Gerusalemme (10,32), Gesù stesso, nel Getsemani (14,32). Il timore, la paura, forse è un sentimento che avremmo provato anche noi. Il problema è di che cosa aver paura. Siamo abituati alla paura e se non abbiamo paura della morte e della sofferenza, ma arriviamo a conviverci, la resurrezione ci spaventa. La liberazione. Nel nostro testo, se è Pasqua per Gesù, non lo è ancora per le donne. Il fatto che la morte non abbia l'ultima parola, che la rassegnazione non sia il giusto finale fa ancora paura.

•  La fuga: se il timore ci accomuna, le fuga, invece? Sembra che anche le donne, come i discepoli, abbandonino Gesù. Le donne non fuggono da Gesù, esse fuggono dal sepolcro vuoto. D'altra parte non è più il sepolcro il luogo della presenza di Gesù, l'angelo l'ha detto, ha detto “Non è qui”. Il posto di Cristo non è tra i morti, ma tra i vivi. Non in un sepolcro, per essere venerato, ma in viaggio, tra quelli che si chiedono, che domandono, che hanno paura del presente e futuro, tra quanti e quante non lo riconoscono perchè si aspettano un morto e invece sono trovati dal Vivente.

•  Il silenzio. Le donne non dissero nulla a nessuno. Non hanno ubbidito al mandato dell'angelo.Finale alquanto ironico, se fosse stato vero, Marco non lo avrebbe scritto! Come avrebbe potuto saperlo?

Davanti al vuoto lasciato da un corpo che non c'è laddove ci si sarebbe aspettato che fosse, v'è il silenzio. E' un silenzio che rimanda ad una parola. Laddove, le donne, che avrebbero dovuto sapere, che non avrebbero dovuto troppo stupirsi, tacciono, fa eco la parola di un personaggio che non sapeva nulla, eppure ha parlato: il centurione, che avendo visto Gesù morire in croce dice: veramente quest'uomo era figlio di Dio. Questo dice qualcosa sul modo di annunciare Cristo risorto dell'evangelo di Marco. Quando stiamo per identificarci in un personaggio, o in alcuni personaggi in particolare, quando ci sembra di essere vicini al giusto modo di stare con Gesù, ecco che le attese vengono frustrate. Le tre donne sono state precedute e superate dal centurione, secondo lo stile del vangelo di Marco, fatto di rimandi e di movimento. Il senso del vangelo non trova il suo apice nella fuga silenziosa delle donne, ma nella confessione di un uomo senza passato che ha riconosciuto nel presente della croce la verità e ha lasciato venire a lui il futuro di Dio. Quando abbiamo l'illusione di sapere come va a finire, quando abbiamo l'illusione di sapere, ecco coloro che sopraggiungono all'improvviso, e per il quali il riconsocimento è immediato e, subito, sorprende.

 

Un finale enigmatico, non concluso, o piuttosto un finale che vuole dirci che la storia, questa storia non finisce in un sepolcro vuoto? Un finale che dice che la resurrezione è un nuovo inizio.e chiama a tornare all'inizio, All'inizio della storia de Gesù. E all'inizio della nostra storia. Siamo chiamati a ripercorrere le Scritture, proprio come Gesù fece con i discepoli sulla via di Emmaus, a decidere se perdere o no la propria vita “a causa mia e del vangelo”, come Gesù dice dopo il primo annuncio della Passione. Ma quello che faremo, l'aspetto concreto, pragmatico, è fondato in come leggeremo e ri-leggeremo le Scritture. Tocca dunque a chi legge cercare Gesù: per tutto il Vangelo la gente cerca Gesù. Tocca a noi rotolare via la paura dal sepolcro vuoto. Rotolare via la paura dalla nostra vita e da quella degli altri e delle altre. Rotolare via la paura della resurrezione.

E' un finale impegnativo, tanto che già nel II secolo è stato affiancato da un'aggiunta più canonica, che togliesse ogni ambiguità. Così i racconti di apparizione vedono lo sforzo di una comunità che comunque è rimasta orfana. Il racconto della tomba vuota svela il carattere dirompente di qualcosa che non viene detto se non con un'assenza, con una reazione di paura di fronte a ciò che è già successo e che non è raccontato se non dalle parole dell'angelo.

E' tempo di resurrezione. Lo era allora come lo è oggi. Di fronte all'imbarazzante abuso di potere in cui viviamo, è tempo di resurrezione. Di fronte alla delega di responsabilità, alla richiesta di leggi che sostituiscano la libertà e la responsabilità degli individui, è tempo di resurrezione. Di fronte alla disperazione, alla rassegnazione, all'inadeguatezza nei confronti di una vita che sembra sempre uguale a se stessa, è tempo di resurrezione. Nella sua vita Gesù ha offerto degli assaggi di Resurrezione, accogliendo le escluse, scardinando l'ipocrisia dei pregiudizi, annunciando un tempo in cui la possibilità reale di vita, di cambiamento, di liberazione è in mezzo a noi. Anche nella nostra vita Cristo ci offre assaggi di resurrezione: quando abbiamo trovato la forza di cambiare, quando nonostante tutto il volto della mia vicina, del mio vicino resta per me prezioso, quando il coraggio chiede di prendere il posto della rassegnazione, o dell'omertà. Quando una parola di fiducia vince sul silenzio indifferente o rancoroso. Con la sua morte Cristo ha assunto del tutto la nostra morte, il dolore, la sofferenza. Non si è dichiarato estraneo all'abbandono che ogni persona vive. La sua resurrezione è una promessa e un impegno. La promessa della Vita, con il Signore, e l'impegno perchè la nostra vita sia una vita piena, senza la paura del cambiamento, e possa esserlo per tutti e per tutte.

Oggi è tempo di resurrezione.

 

    Paura della resurrezione
Il problema è di che cosa aver paura. Siamo abituati alla paura e se non abbiamo paura della morte e della sofferenza, ma arriviamo a conviverci, la resurrezione ci spaventa. La liberazione. Nel nostro testo, se è Pasqua per Gesù, non lo è ancora per le donne. Il fatto che la morte non abbia l'ultima parola, che la rassegnazione non sia il giusto finale fa ancora paura.