Economia nella Bibbia
Domenica, 5 marzo 2006, ad Eben Ezer si è svolta il secondo degli incontri pubblici sul tema dell’economia totalizzante coordinati da Herbert Anders.
Il titolo di questo secondo incontro era: L’economia nei testi biblici e nella tradizione cristiana. Insieme ad Herbert Anders ha introdotto il tema il prof. Padre Maurizio Teani, docente nella Facoltà teologica della Sardegna.
Il prof. Teani ha illustrato gli insegnamenti biblici fondamentali che riguardano l’economia.
Si deve partire dall’evento centrale costituito dall’Esodo, la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù dell’Egitto. A partire da questo evento, Dio, colui che fa camminare il suo popolo a testa alta, crea un ordine di relazioni basato sulla libertà. Il Signore realizza questo suo progetto attraverso il dono della terra e il dono della torah.
Il dono della terra .Il libro di Giosuè si sofferma a lungo sulla divisione della terra assegnata al popolo di Israele. La terra viene divisa per tribù e ogni tribù viene divisa per famiglie; ogni famiglia ha il suo campo. Il fatto che ciascuno abbia il suo bene necessario è qualcosa che fa parte del diritto divino. La terra è di Dio e Dio la dona al suo popolo. In Israele non si potrà accettare che qualcuno perda il suo campo, perché la sua povertà lo renderebbe schiavo, come in Egitto.
Il dono della torah. La Legge data da Dio al suo popolo costituisce un ammaestramento perché Israele ricordi da dove viene per non ricreare la condizione inumana dell’Egitto. In un midrash (commento rabbinico della bibbia) ci si chiede perché il Signore, dopo la liberazione dall’Egitto ha dato a Israele la Legge, come se la liberazione dal dominio del faraone non fosse sufficiente. La rispostae che Dio ha dato la legge perché è stato più facile per lui fare uscire Israele dall’Egitto che fare uscire l’Egitto da Israele. La Legge è stata data perché il pericolo di ricadere nella logica del faraone è un pericolo sempre presente in Israele. Il Decalogo impedisce di ricadere in quella logica. Così il comandamento che vieta di desiderare la proprietà altrui significa: non togliere al tuo fratello quanto gli è necessario per vivere, non togliergli la dignità, non togliergli il lavoro.
In questo orizzonte si iscrive l’obbligo di celebrare il sabato. In Deuteronomio 5è riportato una seconda volta il Decalogo (dal v. 6). In questa nuova presentazione della Legge il comandamento del sabato assume una dimensione sproporzionata per eccesso rispetto agli altri:
Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il Signore, il tuo Dio, ti ha comandato. Lavora sei giorni, e fai tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il Signore, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.
Il sabato è giorno di ricordo: Israele ricorda di essere stato schiavo e che l’opera di Dio è un fare liberante. Il fare dell’uomo deve essere accompagnato dal non fare, dal riposo, perché la propria vita non dipende dall’opera delle proprie mani. Se Israele non ricorda questo, farà rinascere la schiavitù nel suo seno. Bisogna inoltre coinvolgere gli altri nel processo di liberazione (non fare nessun lavoro né tu, né tuo figlio, né il tuo servo, né lo straniero …).
I principi del Decalogo devono concretizzarsi; per questo nascono i codici riportati nei libri diEsodo, Levitico, Deuteronomio, tentativi di incarnare la logica del Decalogo.
Esempio luminoso è la legge dell’anno sabbatico: ogni sette anni chi è schiavo per debiti torna libero, e dopo cinquant’anni il catasto di Israele torna all’origine. Nell’antico Israele molti erano diventati poveri: a causa di debiti insoluti i creditori richiedevano la manodopera dei figli dei debitori, generando relazioni di dipendenza. I codici (come anche la legge dell’anno sabbatico) servono per impedire che in Israele si solidifichi una situazione strutturale di dipendenza.
Alla fine di ogni settennio celebrerete l’anno di remissione. Ecco la regola di questa remissione: ogni creditore sospenderà il suo diritto relativo al prestito fatto al suo prossimo … sospenderai il tuo diritto… (Deut. 15, 1-sgg). Anche se la restituzione di un prestito è un diritto umano, è necessario sospendere questo diritto, in nome di un’uguaglianza di diritto divino.
A Israele, e a noi, viene chiesta la saggezza di tradurre in leggi concrete il principio della difesa del debole. Siamo infatti, spesso, persone di alti principi, ma facciamo fatica a tradurre in dimensione concreta i nostri principi fondamentali.
13-Mar-2006 |