Una missione per noi

Testo del sermone di Vittorio De Palo del 29 marzo 2009


UNA MISSIONE PER NOI

Romani 3:25a : Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia.

 

PREDICAZIONE

Un mio parente, non credente, una domenica mattina, passando davanti ad una chiesa cattolica proprio mentre la gente stava entrando per l'inizio della messa, ci disse a tutti noi seduti in macchina: “hai visto? Hanno peccato esattamente come tutti, ma ora vanno a confessarsi e sono a posto”.

La situazione peggiora addirittura per noi protestanti. Un fratello, in una lettera al grande teologo Paolo Ricca diceva: “almeno i cattolici devono confessare i peccati ad una altra persona, noi che li confessiamo durante il culto direttamente a Dio, interiormente, non è che ci diamo da soli l'assoluzione e il perdono, in modo ancora più comodo?”.

Ricca gli ha detto che la differenza è che il prete da il perdono, ego te absolvo è la formula di rito, il pastore evangelico invece annuncia il perdono, con in genere un'apposita lettura biblica che chiude il momento di raccoglimento interiore.

Il versetto di stamani, indicando la croce di Cristo, da ad entrambe le persone, e a tutti noi, la risposta, infatti riguarda il perché della morte di Gesù.

Mettendoci davanti a questo versetto noi ci mettiamo davanti alla croce: “ Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia”.

Paolo fa riferimento a quella che è forse la più antica confessione di fede della chiesa, quale la troviamo anche in I Corinzi 15,3, che conosciamo tutti molto bene: “Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture”.

Nella lettera ai Romani però, parlando di Gesù quale sacrificio propiziatorio, Paolo inquadra teologicamente questo morire per noi, nella Legge, quale la troviamo nel libro del Levitico, dove è comandato il sacrificio da compiere sull'altare per il perdono dei peccati.

Levitico 16, 12-16: “ Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi, tolti dall'altare davanti al SIGNORE, e due manciate di incenso aromatico polverizzato; e porterà ogni cosa di là dalla cortina.

Metterà l'incenso sul fuoco davanti al SIGNORE, affinché la nuvola dell'incenso copra il propiziatorio che è sulla testimonianza e non morirà.

Poi prenderà del sangue del toro, aspergerà col dito il propiziatorio verso oriente, e farà sette aspersioni del sangue col dito, davanti al propiziatorio.

Poi sgozzerà il capro del sacrificio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dalla cortina; farà con questo sangue quello che ha fatto con il sangue del toro: ne farà l'aspersione sul propiziatorio e davanti al propiziatorio.

Così farà l'espiazione per il santuario, a causa delle impurità dei figli d'Israele, delle loro trasgressioni e di tutti i loro peccati”.

Dio da suo figlio sulla croce, dice il versetto, per dimostrare la sua giustizia.

La sua giustizia è la sua fedeltà alla Legge, alla parola detta e data.

Se Cristo, il figlio di Dio, è la vittima sacrificale che, secondo la Legge , cancella i nostri peccati, allora capite bene che sulla croce tutto è veramente compiuto, la grazia è totale, perché non vi può essere vittima sacrificale maggiore di questa.

Questo perché la legge di Dio, che noi abbiamo violato, è questo molto semplicemente il peccato, violare la volontà di Dio, per il nostro perdono la Legge non è stata abolita, sospesa, dichiarata in definitiva poco importante o valida solo in astratto, come fosse solo un bel principio da enunciare, no, al contrario, la Legge ha trovato in Cristo il suo totale compimento.

Compimento per tutti coloro che ripongono la propria fede nella croce di Cristo. In Cristo la legge s'è fatta grazia, mediante la fede nel sangue del Salvatore.

Fede in Cristo è fede in Dio, fedele alla promessa, alla volontà di salvezza, promessa, volontà di Dio, che fonda, per noi, il nostro diritto, la nostra possibilità, di ricevere in dono il suo Regno.

 

Anche noi uomini e donne, abitanti di questo pianeta, abbiamo leggi: per esempio i diritti umani fondamentali.

Dopo la grande stagione storica dell'affermazione dei diritti umani, all'indomani dell'ultima guerra, viviamo sempre più in un mondo che di fronte a problematiche da risolvere, alle svariate emergenze da affrontare, c'è n'è sempre qualcuna nuova, sospende i diritti, li dichiara poco o per nulla applicabili, rimandabili a tempi migliori.

Davanti alla minaccia terroristica da sconfiggere, il mondo occidentale ha istituito, o comunque tollerato che è lo stesso, il carcere di Guantanamo, dove sono stati violati i diritti umani dei prigionieri.

Nel nostro paese sono svariati decenni che i vincoli paesaggistici vengono sacrificati sull'altare della crescita edilizia ed economica, tramite modifiche furbe ai piani regolatori o a successivi condoni, tanto poi il risultato è lo stesso.

Il diritto alla famiglia, di recente, è stato fortemente diminuito per gli stranieri che risiedono regolarmente in Italia, perché è molto più lungo e difficile che il marito si faccia raggiungere dalla moglie o viceversa, sono stati fortemente limitati cioè i cosiddetti ricongiungimenti familiari; a causa dell'aumento dei flussi migratori si tengono forzatamente lontane persone che si amano e che dovrebbero vivere insieme, secondo il diritto alla famiglia. E tanti sono per gli stranieri i diritti violati.

Insomma, terrorismo, sviluppo, immigrazione, vengono affrontati sempre dalla parte sbagliata, comprimendo, sospendendo, abolendo i diritti.

Davanti a ciò che anche giustamente ci fa paura, ci viene detto che i diritti è bene che passino in secondo piano, ce ne viene proposta l'abolizione, anche solo temporanea.

È esattamente il contrario: per risolvere i problemi grandi e piccoli, per riuscire ad andare avanti, insieme, i diritti devono essere difesi, ampliati, devono essere il limite invalicabile, la cornice entro cui muoversi, la loro concreta applicazione deve essere la base su cui costruire i grandi e piccoli progetti, su cui ipotizzare soluzioni possibili ai nostri problemi.

Le leggi, almeno quelle importanti, non vanno sospese o aggirate, ma difese e affermate.

 

Facciamo altri due esempi: l'ambiente e la lotta alla povertà.

A causa del riscaldamento globale i ghiacci polari si stanno sciogliendo e, nel giro di pochi anni, il magnifico orso bianco scomparirà dal pianeta; il suo habitat si scioglie e lui con la sua pelliccia non può spostarsi a sud.

La volontà umana di non spendere per cambiare il proprio modello di sviluppo e di produzione di beni e servizi, porta l'orso bianco, quella creatura che Dio ha chiamato all'esistenza, all'estinzione.

L'orso bianco aspetta che la giusta esigenza umana di sviluppo economico e produttivo venga coniugata al suo diritto di vivere. Per i cristiani c'è la missione, urgente, di liberare l'orso bianco, ma in generale l'ambiente tutto, dalla minaccia di distruzione.

Un altro diritto che viene sospeso, a causa della crisi finanziaria, è quello dei poveri del pianeta di ricevere dalle nazioni più ricche ciò che esse stesse si sono impegnate a dare: lo 0,7% del PIL ogni anno. Certo che c'è la crisi e che è gravissima, ma se ci siamo impegnati abbiamo un dovere verso di loro, e loro hanno quindi un diritto nei nostri confronti, perché sennò la crisi, che è finanziaria, cioè causata dai paesi ricchi, viene pagata soprattutto dai paesi poveri, ritorcendosi dopo però su tutti, perché ciò è inevitabile.

L'affermazione dei diritti, dell'ambiente e dei poveri, per esempio, non aggrava i problemi, ma anzi ne costituisce l'inizio della soluzione. Se Dio ha dimostrato la sua fedeltà alla Legge, che la Bibbia definisce giustizia, allora anche noi possiamo fidarci che essa, nel nostro caso i diritti, sono la strada da seguire.

 

Nel nostro paese possiamo cominciare per esempio con i diritti dei migranti e degli stranieri in genere.

Con il diritto di ciascun cittadino o cittadina di rifiutare su se stesso un trattamento medico non voluto. Perché la libertà di cura è tale se è anche libertà di rifiutare un trattamento medico.

Col diritto all'acqua, che non dovrebbe essere mai privatizzata. Col diritto al cibo di chiunque soffre la fame.

Inventiamone nuovi di diritti, per noi e per gli altri, tanti diritti, più diritti che possiamo, affinché essi siano la bussola per navigare insieme verso un mondo bello.

E se Dio, come dice il versetto, ha prestabilito Gesù per noi, lo ha prestabilito quale sacrificio propiziatorio, allora è Dio stesso che lotta con noi, è Dio stesso che si schiera dalla parte di chi vede negati o violati i propri diritti, di chi lotta per la propria liberazione.

E se Cristo è morto lì sulla croce, allora i l sommo sacrificio c'è già stato: bando quindi alla rassegnazione, all'accettazione di essere le vittime sacrificali su qualche altare costruito da qualcuno, si può e si deve lottare in modo non violento per la propria ed altrui libertà, per i propri ed altrui diritti.

C'è già stata una volta per tutte la morte di Cristo in croce: vuol dire che n on occorre, anzi va rifiutato per fede, il capro espiatorio. Non è necessario mai, cercare un capro espiatorio per i nostri problemi o per esorcizzare le nostre paure.

 

La strada che l'Evangelo ci indica è quella di riporre fiducia e speranza nel sangue di Cristo.

Il figlio di Dio ha versato il suo sangue per affermare la giustizia del Padre, che è liberazione, dalla schiavitù del peccato, dalla negazione dei diritti umani fondamentali.

Ecco cosa possiamo rispondere a chi, secondo me giustamente, sottolinea il paradosso della confessione dei peccati.

Dio ha già elargito la sua immensa grazia sulla croce, quindi la confessione dei nostri peccati d'ora in poi, dopo la preghiera ed il raccoglimento che non devono mai mancare, dev'essere anche quella dell'azione, l'azione che nasce dalla fede in Gesù, l'azione non violenta per difendere i deboli e gli ultimi, per liberare il creato e le creature dall'ingiusta oppressione.

La Pasqua , che fra poco celebreremo, ci dice che se anche qualche volta falliremo in questa missione, l'errore, il fallimento, non avrà mai comunque l'ultima parola, perché dopo soli tre giorni dal buio della morte di Gesù, c'è la sua risurrezione a vita eterna.

Ma prima della Pasqua del Signore, della sua risurrezione, c'è la sua croce, che ci parla di quanto Dio ci ha amati e di quanto noi dobbiamo amare.

Amen.