Forniamo in questa pagina una scheda di lettura dell'opera di Max
Weber, Etica protestante e spirito del capitalismo. Questo saggio,
fin dal 1905 ha suscitato discussioni in ogni campo, e , benché datato, è un
classico di importanza basilare.
Nelle pagine del nostro sito un intervento di Pasquale Castelluccio
definisce l'opera di Weber una delle fonti maggiori dell'antisemitismo
tedesco. E' una tesi polemica e controcorrente. A giudizio di chi scrive
queste note (Fabrizio Oppo) è anche una tesi decisamente inaccettabile.
Speriamo che il dibattito si arricchisca di contributi anche se il tema non
è di facile consumo.
I rimandi alle pagine si riferiscono all'edizione italiana pubblicata nel
1991 da Rizzoli.
"Un’occhiata alla statistica professionale di un paese di
confessioni miste suole mostrare con una frequenza che colpisce, un fenomeno
che è stato vivacemente discusso più volte nella stampa e nella letteratura
cattolica, e nei congressi cattolici della Germania: il carattere
prevalentemente protestante sia della proprietà capitalistica e
dell'impresa che degli strati superiori e più colti del ceto operaio, ma
anche e soprattutto del personale delle imprese moderne dotato di una
superiore preparazione tecnica o commerciale (verso la fine del secolo
XIX)." (p. 59)
Ad esempio, giovani artigiani cattolici rivelano la
tendenza a restare artigiani, e quindi diventano padroni di bottega mentre i
garzoni protestanti affluiscono in misura relativamente più forte nelle
fabbriche per occuparvi le posizioni superiori delle maestranze
specializzate e del ceto impiegatizio industriale.
I protestanti insomma hanno mostrato una tendenza
specifica al razionalismo economico che tra i cattolici non si osserva. E la
ragione della diversità del comportamento va cercata nel carattere interno,
spirituale costante, e non solo nelle particolari situazioni esterne,
storico-politiche, delle varie confessioni (p. 64).
C’è un’affinità interna tra l'ascesi (estraneità ascetica
ai piaceri dei mondo) e la partecipazione all'attività capitalistica
(controllo di sé, disciplina interiore, razionalizzazione contro la
dissipazione).
In alcuni testi di Benjamin Franklin(Suggerimenti
necessari a coloro che vorrebbero arricchirsi, 1736; Consigli a un
giovane commerciante, 1748) traspare un pathos etico, un ethos
che si esprime in quanto tale: il singolo è moralmente tenuto ad
aumentare il proprio capitale non per concedersi alle piacevolezze della
vita, ma perché questa è un'esigenza autonoma, un dovere di per sé, senza
legami con il godimento dei piaceri del mondo. Anzi, l'impegno è guadagnare
sempre più denaro alla condizione di evitare rigorosamente ogni piacere
spontaneo. Questo dovere è talmente spoglio di ogni considerazione
eudaimonistica o edonistica, ed è pensato come fine a se stesso con tanta
purezza, da apparire come alcunché di totalmente trascendente di fronte alla
felicità o all'utilità dei singolo individuo (p. 76).
Quest'idea peculiare del dovere professionale è
caratteristica dell’"etica sociale" della civiltà capitalistica ed ha per
essa un significato costitutivo.
Il profitto capitalistico non deriva dall'avidità. Questa
c'è sempre stata in ogni tempo anche quando il capitalismo non c'era
(avidità del mandarino cinese, del patrizio dell'antica Roma, dell'agrario
moderno). L'assoluta mancanza di scrupoli nell'affermazione del proprio
interesse materiale pecuniario era una caratteristica specifica di paesi il
cui sviluppo capitalistico-borghese era rimasto arretrato (p. 79).
Coloro per cui l'auri sacra fames fu un impulso a
cui si abbandonarono senza riserve, non furono affatto gli esponenti di
quella mentalità da cui si è generato lo spirito capitalistico
specificamente moderno come fenomeno di massa (p. 80).
Lo spirito dei capitalismo è uno stile di vita ben
preciso, vincolato da norme e vestito dei panni di un'etica.
Capacità di concentrazione del pensiero, contegno
assolutamente centrale per cui ci si sente moralmente obbligati verso il
lavoro, si trovano associati a uno spirito economico rigoroso, che
calcola il compenso e il suo grado, e con un severo dominio di sé, con
una temperanza e moderazione che accresce insolitamente l'efficienza.
Qui il lavoro è sentito come fine a se stesso, come
vocazione (Beruf) così come l'esige il capitalismo (p. 86).
In breve. Il capitalismo non è spinto al guadagno in
forza di motivi eudaimonistici o edonistici; la forma di produzione
capitalistica è permeata da un ethos: da un comportamento
metodico e oggettivo perseguito di per se stesso. Il guadagno è visto come
dovere trascendente. La vita quotidiana del capitalista è sobria, ispirata
al decoro senza alcun eccesso. Il lavoro professionale è portato avanti con
serietà; è una vera vocazione che richiede fedeltà, concentrazione e
metodicità.
FONDAMENTI RELIGIOSI DELL'ASCESI INTRAMONDANA
La fede religiosa produce impulsi psicologici. Un certo
pensiero dell'aldilà, che dominava gli uomini più spirituali di quell'epoca,
era una forza trionfante necessaria perché si attuasse il rinnovamento
etico.
Contenuto religioso: la redenzione è opera di un'azione
esclusiva di una potenza oggettiva e non deriva dal valore dell'uomo. E'
opera assoluta di Dio. La libertà assoluta di Dio nel suo pathos inumano (p.165)
crea il sentimento di un inaudito isolamento interiore del singolo
individuo.
Come fu sopportata questa teoria? Come potere essere
certi di appartenere alla schiera degli eletti? Come posso io acquistare la
certezza di questa elezione? Gli eletti, infatti, sono invisibili e non si
distinguono dai reprobi.
Eppure, dopo Calvino, il problema della
riconoscibilità dello stato di grazia doveva assumere un'importanza
assolutamente centrale (p. 17 1).
Il credente può assicurarsi del proprio stato di grazia
percependo se stesso come strumento della potenza divina. Ciò accade
nell'agire ascetico.
La fede si comprova e si conferma nei suoi
effetti oggettivi e visibili che offrono una sicura base alla certezza della
salvezza.
Quali effetti comprovano la salvezza e fanno riconoscere
la vera fede? Una condotta di vita dei cristiano tale da servire ad
accrescere la gloria di Dio.
Ma come è caratterizzata questa condotta? Che tipo di opere sono
richieste?
Non singole azioni da eseguire all'occasione (per es.
per compensare i peccati), questo significherebbe vivere alla giornata e la
vita etica sarebbe influenzata da motivi contrastanti. Invece: santità
di opera eretta a sistema (p. 178).
La vita del santo è interamente razionalizzata ed è
guidata da una riflessione costante. La vita razionale deve superare lo
status naturae attraverso l'autocontrollo, la ponderazione,
l'autodominio attivo. La persona lavora su di sé allo scopo di affermare e
far valere i suoi motivi costanti di contro agli affetti. Fare ordine nella
condotta della vita.
Vivere metodicamente la propria esperienza religiosa; in
tal modo l'ascesi diventa esercizio nel mondo. Si seguono ideali ascetici
all'interno della vita professionale. La sistematicità nella condotta etica
diventa controllo del proprio stato di grazia (p. 184).
Nel protestantesimo luterano mancava questa metodicità
della condotta etica della vita che il calvinismo impose. Il
luteranesimo non configurava in modo razionale e sistematico la vita etica
nel suo complesso. " E quindi la devozione luterana lasciava intatta la
spontanea vitalità dell'agire istintivo e della vita sentimentale ingenua;
mancava quell'impulso al costante autocontrollo e quindi, in genere, ad una
regolamentazione pianificata della propria vita, quale era contenuto
nella dottrina strana e inquietante del calvinismo" (p. 186).
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